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Unicusano, il nuovo anno accademico sarà all’insegna di ricerca e didattica

(Tempo di lettura: 5 - 9 minuti)

(Roma, 22 dicembre 2020) - Oggi più che mai la formazione a distanza è diventata fondamentale. Con questa certezza Fabio Fortuna, il Magnifico Rettore dell’Università Niccolò Cusano, ha inaugurato l’anno accademico 2020/2021. L’evento è stata un’importante occasione per riflettere sui mesi trascorsi – in cui l’ateneo si è distinto per innovazione e lungimiranza – e per guardare al futuro. Per la prima volta nella storia dell’Unicusano, la cerimonia di inaugurazione si è tenuta in diretta TV sul canale 264 del digitale terrestre ed è stata accessibile anche sui canali social dell’università e di radio Cusano Campus. Come ospite d’eccezione è stato invitato il professor Giuseppe Novelli, ordinario di genetica medica all’Università di Roma Tor Vergata. “Quando ho iniziato la mia attività di rettore nel 2013 – ha spiegato Fabio Fortuna – subito ho evidenziato la giovinezza della nostra università; è ancora giovane ma siamo cresciuti in modo esponenziale nonostante il periodo di difficoltà. Un periodo difficile che riguarda tutti i settori, anche quello dell’istruzione. Per questo è importante, oggi più che mai, la formazione a distanza. Siamo di fronte ad una crisi economica profonda, con una peculiarità che ci lascia speranza per il presente e il futuro. Una crisi economica che deriva da un virus e che, dunque, ha un confine nel tempo. E questo ci lascia ben sperare nel futuro”. Unicusano, è la ricerca la vera protagonista del nuovo anno accademico È lei la protagonista del 2020 e non poteva essere diversamente anche per l’Unicusano. L’Università è e deve essere Ricerca e Didattica, come avviene alla Cusano. Due elementi chiave che si intersecano e mettono lo studente al centro del sistema formativo. Attorno allo studente ruotano, infatti, la conoscenza, l’organizzazione, la programmazione e anche il fare impresa per dare opportunità ai giovani. “Noi siamo la prima università che ritiene fondamentale creare aziende per creare posti di lavoro, abbiamo 12 o 13 aziende sul territorio nazionale e internazionale. Sono 1500 posti di lavoro creati in questi 14 anni di vita del nostro ateneo; 130 negli ultimi 12 mesi.” – ha dichiarato con orgoglio Stefano Bandecchi, presidente della Società delle Scienze Umane che ha dato i natali proprio all’Università Niccolò Cusano. Unicusano: l’importanza di fare impresa, formazione, ricerca A intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Niccolò Cusano è stato anche il professor Giuseppe Novelli, ordinario di genetica medica all’Università di Roma Tor Vergata e del Nevada, Renola. Durante il suo discorso il professore ha condiviso i risultati della sua ricerca sul Covid-19, che è oggi considerata da molte riviste internazionali una delle dieci indagini più importanti realizzate nel mondo. “Qualità è la parola magica. Puntare sulla qualità per avere storia, per reggere il confronto, per cercare di dare conoscenza e non disinformazione. E l’Unicusano lo ha fatto bene”. Così ha iniziato il suo discorso il professor Novelli che poi ha proseguito: “La conoscenza è un’arma di battaglia. Conoscere in tempi record questo patogeno è stato fondamentale e l’Italia ha contribuito non poco. Capire il virus per andare lontano”. Per il luminare ogni pandemia dipenderebbe da tre fattori: -dal patogeno: sappiamo molto della sua struttura grazie alla ricerca fatta; sappiamo come funziona, come dialogano le proteine insite nel virus, come si riproducono e diffondono. -dall’ospite, ovvero il corpo umano, che reagisce in modo differente al virus. Infatti più di 200 ricercatori riuniti in un consorzio hanno studiato le differenze del virus tra persone. E’ una prima grande scoperta – pubblicata da una nota rivista – grazie alla lettura del dna delle persone asintomatiche, lievi e gravissime per cercare i geni. “Ad esempio sostiene il professore di Tor Vergata – abbiamo scoperto che coloro che hanno geni mutati non sono in grado di produrre o di produrre in quantità sufficiente la prima linea di difesa, le molecole antivirali. E ancora, un altro gruppo di persone produce anticorpi ma li produce contro se stessi, quindi produce ed elimina l’interferone (autoimmune). Altre indagini hanno evidenziato che i gruppi sanguigni A e B hanno maggiore suscettibilità, il gruppo zero invece è più protettivo. Tutto questo sembra irrilevante su un singolo soggetto, ma applicato ad una comunità è una notevole mole di informazioni che possono aiutare ad arrestare la diffusione del virus”. -dall’ambiente: esso è molto importante, gioca un certo ruolo e potrebbe spiegare le differenze tra regioni e stati. L’ambiente non è solo atmosfera, è anche il modo di risposta dei sistemi sanitari alla pandemia; ad esempio negli USA i gruppi etnici avevano incidenza quattro o cinque volte superiore rispetto a chi viveva a Manhattan e questo ha dimostrato che la qualità di vita fa la differenza sul tasso di mortalità. E sull’ambiente dobbiamo e possiamo intervenire”. L’analisi del professor Novelli ha messo poi in evidenza come oggi tutti gli studi si soffermino sull’analisi dell’ingresso, della replica e della risposta del virus. Ma sono davvero in pochi a indagare sull’uscita del coronavirus dalle nostre cellule. “Come esce questo virus una volta che si è replicato? Noi abbiamo studiato anche questo. Cerchiamo di capire chi lo facilita a farlo uscire dalle nostre cellule, abbiamo scoperto alcune proteine per bloccare l’uscita del virus e le stiamo studiando”. A conclusione del suo intervento, il professor Novelli ha invitato a lanciare uno sguardo più attento al tema dei vaccini. “In Italia abbiamo pochissimi laboratori in grado di produrre anticorpi monolocali”, avverte il docente, “Oggi la strategia ha una doppia strada davanti: i vaccini servono per prevenire la malattia, servono ai sani. I malati si curano invece con i farmaci”. Vaccini e farmaci, dunque, per sconfiggere il Covid-19 e per mettere tutti in sicurezza. Unicusano, i traguardi del 2020 raggiunti dall’ateneo telematico In un anno difficile come il 2020, con una pandemia in atto che ha cambiato i ritmi della quotidianità, l’ateneo romano ha saputo distinguersi per la lungimiranza con cui ha adottato provvedimenti. Dagli esami online alle sedute di laurea a distanza, fino agli investimenti in sicurezza. “L’Università ha investito nella sicurezza a 360 gradi, fornendo dispositivi di protezione individuale a tutto il personale amministrativo e didattico, con la sanificazione degli spazi, l’acquisto di parafiati e così via. Con l’Unicusano siamo stati centro di somministrazione antinfluenzale: qualche mese fa abbiamo allestito una postazione per effettuare test e tamponi anti-covid prima dell’ingresso in sede e per far sì che l’ateneo fosse davvero covid free. Il tasso di contagio nelle aziende supera di poco il 18%, valore della media nazionale; nella nostra università i contagi sono stati il 2% e tutti di importazione. Grazie alle nostre strutture abbiamo ottenuto grandi riconoscimenti e per questo saremo punto di stoccaggio dei vaccini anti Covid-19. Infine si sta valutando di essere, noi stessi, una primula sulla scia del progetto dell’architetto Boeri… e questa è una assoluta novità”. Questo il fulcro dell’intervento del presidente del consiglio di amministrazione – il dottor Stefano Ranucci. Unicusano, il dinamismo che caratterizza l’anima dell’università telematica. L’Università Niccolò Cusano è in continua crescita non solo per i numeri di iscritti e matricole, ma anche per le assunzioni di professori per i nuovi corsi di laurea attivati per venire incontro alla crescente domanda del mercato del lavoro. “Il dinamismo del nostro ateneo è dimostrabile anche grazie alle assunzioni: l’Unicusano ha contrastato la media nazionale di discesa verso il basso (42%) con l’assunzione di docenti per i nuovi corsi di laurea avviati quest’anno. Infine, un’ultima piccola grande soddisfazione arriva, dopo mesi di battaglia, dal governo francese che ha riconosciuto i nostri titoli. E questo chiude un anno difficile su una scia di risultati positivi”, ha concluso il presidente del consiglio d’amministrazione Stefano Ranucci Unicusano, i nuovi corsi per le professioni del futuro Sono i tecnici della vendita e della distribuzione le figure professionali più ricercate dalle aziende italiane. Nella top-ten elaborata dall’Università Niccolò Cusano di Roma spiccano poi i tecnici della riabilitazione e gli infermieri. A chiudere la classifica gli insegnanti dell’infanzia, ruolo di cui c’è sempre bisogno soprattutto ora che le scuole stanno ripartendo con nuove regole legate all’emergenza sanitaria. Per aiutare tutti gli studenti ancora indecisi sul proprio percorso universitario, l’Unicusano pubblica un’infografica dettagliata sulle professioni più richieste dal mondo del lavoro. L’infografica si presta a essere un valido strumento non solo per le future matricole, ma anche per i lavoratori che vogliono fare un upgrade di carriera, laureati triennali che devono decidere se inserirsi nel mondo del lavoro o iscriversi a un corso di laurea magistrale. A emergere un primo dato interessante: chi abbandona gli studi tra i 18 e i 24 anni ha un tasso di occupazione pari al 27,8%, percentuale che ben evidenzia l’importanza di conseguire almeno una laurea di primo livello. Attualmente le facoltà più richieste nel mondo del lavoro appartengono alla sfera economica: oltre alle tradizionali figure professionali, il 23% delle aziende è alla ricerca di esperti in ambito STEM, ovvero analisti e progettisti di software. In media, a guadagnare di più, sono i laureati in Medicina: a un anno dalla laurea il loro stipendio si aggira sui 1.717 euro al mese. Dato indicativo, che rende più complesso il quadro dell’inserimento nel mondo del lavoro. Se i laureati triennali si inseriscono prima nel mondo del lavoro, i laureati magistrali proseguono con percorsi formativi, quali tirocini e scuole di specializzazione, per arrivare a ricoprire cariche più alte e quindi a percepire anche stipendi più alti. Non è detto, quindi, che chi decide di proseguire gli studi, poi sia più penalizzato degli altri. L’infografica affronta poi il tema del Gender Pay Gap, con cui si delineano le competenze più richieste sul posto di lavoro, e della Digital Transformation che, secondo le proiezioni in possesso dell’Unicusano, sarà la domanda nei prossimi cinque anni.

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