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Ucraina, Kiev: "Una delusione indecisione Germania su Leopard"

(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)
Kiev, 21 gen. (Adnkronos) - Il vice ministro degli Esteri ucraino Andriy Melnyk ha espresso frustrazione per l'indecisione della Germania sull'invio dei suoi carri armati Leopard 2 in Ucraina. Parlando alla Cnn, ha definito la mancanza di azione della Germania una "delusione", dopo aver elogiato il Regno Unito per aver proceduto con l'impegno dei carri armati Challenger 2, aggiungendo che sperava che la mossa potesse spingere altri Paesi a seguire l'esempio. Il Regno Unito è "la prima nazione a consegnare i carri armati Challenger 2 e questo potrebbe essere un fattore scatenante, si spera, per altri Paesi ma sfortunatamente non ancora per la Germania", ha affermato Melnyk, che ha continuato descrivendo l'inerzia della Germania come "un'enorme delusione per tutti gli ucraini”. Cosa è successo La Germania non ha sciolto il nodo sulla fornitura di carri armati Leopard all'Ucraina, ma ha annunciato un pacchetto di aiuti militari da un miliardo di euro per Kiev nella guerra contro la Russia. "Dovremo ancora lottare per la fornitura di carri armati moderni, ma ogni giorno rendiamo più evidente che non c'è alternativa", ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il ministro degli Esteri polacco dal canto suo ha affermato che l'indecisione tedesca sulla fornitura dei tank viene pagata col sangue dagli ucraini. "Armare l'Ucraina per respingere l'aggressione russa non è un esercizio decisionale. Il sangue ucraino viene sparso realmente. E' questo il prezzo dell'esitazione sulla fornitura dei Leopard. Serve azione, ora", ha scritto su Twitter il ministro Zbigniew Rau. La Polonia si è già detta disponibile a fornire tank Leopard all'Ucraina, ma non può farlo senza l'ok della Germania che glieli ha venduti. Mentre gli Stati Uniti, principali sostenitori dell'Ucraina, mantengono il low profile sul tema. "Noi lavoriamo in stretto contatto con Kiev e con gli alleati, sono decisioni che ogni Paese deve prendere per sé, non facciamo pressioni su nessuno e nessuno le fa a noi", ha detto il portavoce del Consiglio di Sicurezza della Casa Bianca, John Kirby.

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