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Le strette monetarie accentuate

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

Da quando esiste l’euro, non ci sono precedenti di strette monetarie accentuate come quella in corso. Lo stesso dicasi per la spirale inflattiva che, a settembre, è salita al 9,9% (era 9,1% ad agosto) e in Germania ha addirittura superato la soglia psicologica della doppia cifra, arrivando al 10,9%.

La Banca Centrale Europea ha il compito – come è noto - di mantenere stabili i prezzi ed a tal fine, giovedì scorso, il Consiglio Direttivo della BCE ha stabilito un terzo rialzo di 75 punti base dei tassi di interesse ufficiali. E si tratta di un aumento che segue quello di 50 punti base fissato in luglio e quello di ulteriori 75 punti base in settembre ed ai quali, tra l’altro, l’Istituto di Francoforte prevede di doverne aggiungere anche altri “per assicurare il ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% a medio termine”.

Su questi temi è intervenuta, nelle ultime ore, la Confartigianato, la quale, attraverso un suo comunicato, ipotizza che l’orientamento restrittivo della BCE - in un contesto caratterizzato da inflazione spinta dai costi delle materie prime - non possa che accrescere la probabilità che si verifichi una pericolosa recessione: cosa, del resto, già anticipata – sia per Italia, che per Germania – anche dal Fondo Monetario Internazionale per il 2023.

È, quindi, molto serio – spiega l’Associazione artigiana - il rischio che dalle mosse della Banca Centrale Europea possa scaturire un grave impulso recessivo sull’economia italiana. Ed a questo proposito, l’analisi di Confartigianato segnala che, al 30 giugno di quest’anno, per le micro e piccole imprese (quelle cioè fino a 20 addetti), lo stock complessivo dei prestiti ammonta a 128.135 milioni di euro: ebbene, nell’ipotesi di un costo del credito che rifletta l’andamento dei tassi ufficiali, l’incremento degli ultimi tre aumenti dei tassi di riferimento avrebbe un impatto, per le micro e piccole imprese, di 2.563 milioni di euro su base annua. E, naturalmente, gli effetti si potrebbero aggravare se interverranno ulteriori rialzi. In chiave regionale, lo studio di Confartigianato stima che i maggiori costi derivanti dall’aumento dei tassi di riferimento dell’Eurozona siano i 491 milioni di euro della Lombardia, i 267 milioni del Veneto, i 262 milioni dell’Emilia-Romagna, i 210 milioni del Piemonte ed i 208 milioni della Toscana.

La salita del costo del credito – si legge, inoltre nel documento – “amplifica la compressione della redditività, già determinata dalla straordinaria crescita dei costi dell’energia e delle materie prime, mentre riduce, al tempo stesso, la domanda per investimenti”.

In un’altra analisi recente, Confartigianato aveva rilevato come stia espandendosi rapidamente l’area delle imprese a rischio insolvenza e, pertanto, una stretta monetaria eccessiva, non adeguatamente bilanciata da interventi di politica fiscale - indispensabili in un contesto economico come quello attuale – potrebbe davvero trasformare il rallentamento in corso in una forma più grave di recessione.

Infine, il rincaro dei tassi di interesse ha, ovviamente, conseguenze rilevanti anche sui conti pubblici. L’andamento più sfavorevole dei tassi ha, infatti, già modificato la spesa per interessi nel bilancio dello Stato, il cui importo - previsto dalla Nota di aggiornamento al DEF 2022 di settembre - supera quello indicato nel DEF 2022 di aprile per una somma di 9,3 miliardi di euro nel 2022 e di 16,3 miliardi nel 2023. Dati, questi, che non lasciano certamente tranquilli, se si considera che, tra ottobre 2022 e settembre 2023, sono in scadenza titoli di Stato per 349,8 miliardi di euro.

29 Ottobre 2022


Le notizie di "Business Planet", la rubrica di Giornale Radio. 

 

 

 

 

 

 

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