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25 Settembre e Agenda Draghi

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

La caduta del governo Draghi, provocata da calcoli miopi ed inqualificabili di forze politiche che hanno sacrificato l’interesse nazionale sull’altare dell’opportunismo elettorale, rischia di far precipitare la reputazione internazionale dell’Italia molto in basso, riportandola a livelli già penosamente conosciuti in passato. Vi ricordate dei sorrisini ironici scambiati da Sarkozy e dalla Merkel alle spalle di un Presidente del Consiglio italiano che stava facendo la sua dichiarazione? Non sappiamo se certi eccelsi scienziati della politica si siano davvero resi conto del danno che stanno procurando, in queste ore, al nostro (ed al loro) Paese, ma ci piacerebbe fossero almeno informati del fatto che, per una barca come quella italica (la quale naviga ormai verso i tremila miliardi di debito pubblico), dieci punti di spread in più corrispondono a tre miliardi aggiuntivi di spesa per interessi. Dopo le dimissioni di Draghi, quello spread che entrò prepotentemente a far parte del nostro linguaggio quotidiano proprio quando al governo c’era chi oggi preannuncia i miracoli sulle pensioni, è cresciuto di quasi trenta punti base, comportando un costo non previsto che può raggiungere i nove miliardi di euro in più all’anno. E naturalmente, si tratta di denaro che verrà a mancare quando si parlerà di spendere per infrastrutture o per investimenti sociali, con buona pace delle promesse odierne dei partiti che non potranno più essere mantenute e delle ingenuità degli elettori che le avranno prese sul serio.

Pertanto, sebbene ci si trovi costretti a fare i conti con la più grave crisi internazionale che l’Europa abbia vissuto dal 1945 in poi, con un’inflazione che non si vedeva da 35 anni, con l’emergenza climatica, con la pandemia tutt’altro che sconfitta e, soprattutto, con la straordinaria opportunità di guidare il processo di sviluppo del Paese utilizzando i fondi del Pnrr, qualcuno ha pensato bene di fermare il manovratore. E stiamo parlando di un manovratore, la cui autorevolezza internazionale era già di per se stessa quasi una garanzia per il raggiungimento degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza... Nelle capitali estere ci si interroga per capire quale meccanismo sia scattato nella mente di un Paese che, come forse mai era avvenuto in passato, si era appena affermato quale protagonista ascoltato ed apprezzato da tutti i principali Paesi democratici del mondo. Non sappiamo se esista, come disciplina scientifica, la psicanalisi delle istituzioni, ma nel caso esistesse non ci stupiremmo se comprendesse anche la casistica del “masochismo politico”.

Il momento è cruciale ed anche se i partiti paiono adesso impegnati esclusivamente nella definizione delle alleanze elettorali e nella spartizione dei collegi sicuri, resta ben chiaro – nella sua oggettività – il fatto che l’agenda Draghi non può essere abbandonata al suo destino, ma deve, invece, essere tenuta saldamente in vita proprio per evitare che i fondi che l’Unione Europea ha previsto per l’Italia vadano perduti. Sarebbero, infatti, guai per tutti se non arrivassero e se non fossero spesi bene fino all’ultimo centesimo.

Dalla tragedia della pandemia è scaturita una grande ed insperata circostanza favorevole per rendere questo Paese più competitivo economicamente, più equo e più sostenibile: c’è da sperare che gli Italiani comprendano, fino in fondo, l’importanza decisiva che la data del 25 settembre potrà assumere per il loro futuro. In quella domenica, saranno, infatti, chiamati a decidere quale tipo di sviluppo sociale ed economico scegliere per se stessi e per i loro figli. Noi confidiamo nel fatto che, tradizionalmente, il nostro è un popolo che le risposte migliori riesce a darle proprio nei momenti più difficili: vedremo, quindi, se dalle urne elettorali emergerà una conferma del proficuo cammino intrapreso negli ultimi mesi o se, invece, dovremo prepararci a vivere i prossimi cinque anni sulle montagne russe: intendendo quelle del Luna Park e non gli Urali che pure la loro ombra su questa campagna elettorale hanno, comunque, già cominciato a proiettarla.

31 Luglio 2022

Il Punto della Settimana di Ferruccio Bovio

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