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Addio a Shinzo Abe

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

Chi è stato e cosa ha rappresentato per il suo Paese e per l’Estremo Oriente Shinzo Abe, l’ex premier giapponese assassinato due giorni fa mentre teneva un discorso in una manifestazione elettorale del Partito Liberal Democratico?

Considerato in genere – specialmente da Cina e Corea del Sud – come un falco in politica estera, Abe passa alla storia soprattutto per le sue azioni nella politica economica e finanziaria che, per la loro originalità e discontinuità rispetto a quelle dei governi che lo avevano preceduto, presero il nome di “Abenomics”. Nato nel settembre del 1954, Shinzo Abe, provenendo da una famiglia di importanti politici e ministri, era entrato in Parlamento nel 1993 per poi assumere, per la prima volta, la carica di primo ministro nel 2006.

Sul piano interno, come si è accennato, la principale eredità che Abe lascia al Giappone è stata questa "Abenomics", che mirava a rilanciare in grande stile l'economia giapponese. Le ricette economiche e politiche introdotte dal Primo ministro per rivitalizzare l’economia del suo Paese – in particolar modo tra il 2012 ed il 2017 – sono state inquadrate nella cosiddetta strategia delle ”tre frecce”: e vale a dire, politica fiscale, politica monetaria e riforme strutturali per la crescita. Un mix, in sostanza, di strumenti ricavati in parte dal “monetarismo” ed in parte dalle teorie keynesiane.

Nel 2012 il Giappone veniva da un prolungato periodo di deflazione, che aveva diffuso tra la popolazione un rassegnato pessimismo circa le prospettive future del Paese. Il problema, in quel momento, non era l’inflazione, ma il suo esatto opposto, con i prezzi che ristagnavano e che, di conseguenza, rivelavano una scarsa propensione al consumo da parte dei cittadini e, quindi, una bassa capacità di crescita economica. Dosando abilmente una politica monetaria espansiva, abbinata ad una generosa politica fiscale ( realizzata, essenzialmente, attraverso sussidi e finanziata in deficit), l’Abenomics riuscì, dunque, nel suo intento di rigenerare l’economia del Sol Levante, ottenendo un notevole successo, almeno nel breve periodo. Ma l’azione del governo Abe non si limitò agli aspetti più strettamente finanziari, andando a colpire, con una certa efficacia, anche l’eccessivo potere accumulato dalla burocrazia e la anacronistica persistenza di alcune rendite di posizione. Inoltre, per tutto l’arco di tempo in cui rimase al potere, Shinzo Abe si preoccupò sempre di contrastare la decrescita demografica e di garantire una maggiore indipendenza economica agli anziani. Già, a ben vedere, l’Abenomics si trovò, costantemente, a dover fare i conti con un Paese, che in quanto a debito pubblico ( che tocca addirittura il 240% del PIL ) ed invecchiamento della popolazione ( che pare inarrestabile ), ne ricorda da vicino un altro che ha la forma di uno stivale… E non a caso, economisti, sociologi e politologi di casa nostra dedicano spesso parecchia attenzione a quanto avviene all’ombra del Fujiyama...

Abe verrà ricordato anche per i suoi atteggiamenti da falco in politica estera e per il tentativo, non riuscito, di emendare la Costituzione pacifista imposta al Giappone dagli Americani al termine del Secondo Conflitto Mondiale. Tuttavia, nel 2014, gli riuscì di modificarla, sia pure parzialmente, stabilendo che i soldati giapponesi avrebbero potuto intervenire all’estero – naturalmente solo a sostegno dei loro alleati - anche nel caso in cui il Giappone non fosse attaccato direttamente. Alcuni sue prese di posizione apparse un po’ troppo ammantate di nazionalismo sono talvolta risultate molto sgradite a Cina e Corea del Sud: ed a questo proposito, basti ricordare la sua visita al tempio Yasukuni nel 2013, dove sono sepolti anche quattordici generali giapponesi considerati criminali di guerra nella Seconda Guerra Mondiale.

Una gestione della pandemia giudicata inadeguata ed alcuni scandali politici in cui sono rimasti coinvolti esponenti del suo governo, hanno ridotto drasticamente il consenso sulla figura di Shinzo Abe, portandolo al di sotto del 30%. Per cui, nell’agosto di due anni fa, il premier che aveva guidato più a lungo il Giappone, decise di dare le sue dimissioni: ufficialmente per motivi di salute, ma negando sdegnosamente di aver mai utilizzato la sua amministrazione per fini personali.

10 Luglio 2022

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