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Emmanuel Macron, orfano di Mario Draghi

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

Gli ultimi giorni della settimana che si sta concludendo hanno visto un preoccupante riacutizzarsi delle tensioni diplomatiche tra Roma e Parigi. Un clima incandescente che ha riportato le relazioni con i nostri suscettibilissimi cugini d’Oltralpe quasi al livello di rottura che si registrò ai tempi del primo governo Conte: quando cioè, l’allora vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, si recò personalmente in Francia per solidarizzare con quei “gilet gialli” che contestavano violentemente la politica di Emmanuel Macron. Allora, l’Eliseo giunse addirittura a richiamare il proprio ambasciatore in Italia, a causa di quelli che vennero definiti “attacchi senza precedenti dal governo italiano”. Il caso attualmente in questione sembrava, invece, avviato a risolversi in maniera ben più serena: anzi, con l’accoglienza (nel porto di Tolone) della nave norvegese Ocean Viking che lavora per l’ong transalpina “SOS Méditerrannée, ci si era persino illusi che, a margine del vertice Cop 27 di Sharm El Sheik, potesse aver preso consistenza una positiva forma di intesa diretta fra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni. E forse, nelle intenzioni dei due protagonisti, gli accordi presi in Egitto avrebbero, effettivamente, dovuto segnare un nuovo corso anche per i loro incerti rapporti personali: purtroppo però, le cose non si sono poi sviluppate nel senso inizialmente auspicato.

L’ingresso della Ocean Viking nel porto militare francese probabilmente era stato concepito come una sorta di compromesso attraverso il quale Parigi, apprezzando il fatto che il nostro Governo – messa da parte l’intransigenza della prima ora - avesse fatto finalmente sbarcare i profughi da varie navi, riconosceva – almeno in parte – la serietà delle ragioni italiane, compiendo, di conseguenza, un gesto di solidarietà nei confronti di Roma. Tutto bene, quindi, se a turbare gli animi non fosse intervenuta una incauta nota di Palazzo Chigi che sottolineava la capacità dell’esecutivo Meloni nel gestire la spinosa situazione, difendendo gli interessi nazionali anche di fronte alla Francia. Strano che, almeno a livello di consiglieri ed esperti diplomatici, non ci sia stato nessuno che abbia avvertito la Meloni sulle ripercussioni che certe affermazioni avrebbero potuto avere nel contesto francese, dove un imbarazzato Macro si è venuto, improvvisamente, a trovare sommerso dalle critiche. Da quelle della sinistra di Melenchon che gli ha subito contestato di avere sottoscritto un accordo con un governo impresentabile come quello italiano e da quelle dell’estrema destra di Marine Le Pen la quale, adesso, denuncia la debolezza di Macron nel momento in cui si presta a favorire l’ingresso di oltre duecento migranti clandestini. Il tutto, in una Francia che è ancora sotto shock per l’orribile vicenda di una bambina uccisa, tra indicibili sevizie, da una donna algerina che era giunta a Parigi proprio clandestinamente. Anche in Francia, quindi, il problema delle migrazioni sta alimentando dibattiti molto serrati, cui fanno seguito mobilitazioni accanitamente contrapposte. E così, il ministro dell'Interno francese, Gerard Darmanin, pur confermando l’accoglienza della nave a Tolone, ha accusato l’Italia di non rispettare le regole europee, facendo balenare pure una revisione dei rapporti bilaterali. È chiaro, comunque, come tutto questo nervosismo trovi la sua origine in motivazioni inerenti la politica interna: da un lato, infatti, il governo francese non può risultare coinvolto in una pratica scorretta nei confronti dei migranti, ma dall’altro non può nemmeno apparire come subordinato ai diktat provenienti da un altro Paese.

Ribadiamo che, certamente, Palazzo Chigi non ha valutato correttamente la portata interna della questione in Francia, abbandonandosi ad una comunicazione che è risultata poi dannosa: tuttavia, prima di accusare il nostro Paese di essere “disumano”, non sarebbe male se qualcuno a Parigi prendesse in mano il pallottoliere per fare un paio di conti. Forse si accorgerebbe che, sui 90000 migranti sbarcati nei porti italiani, c’era un patto per redistribuirli tra Stati europei: ebbene, fino ad oggi, 38 li ha accolti la Francia, 137 la Germania, mentre il resto è rimasto in Italia. Anche il Papa – che pure non è sicuramente mosso da intenti sovranisti – ha recentemente riconosciuto che “l’Italia, nella crisi dei migranti, è stata lasciata sola”. E spiace dover, inoltre, assistere al masochistico spettacolo di forze politiche italiane che, per pura avversione al Governo, solidarizzano con chi dall’estero punta ad un isolamento – che, almeno per il momento, ci pare immotivato - del Paese che, in definitiva, è anche il loro...

Credits: Agenzia Fotogramma

13 Novembre 2022

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