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Fidarsi di Christine Lagarde

(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

Molti di voi, probabilmente, ricorderanno la clamorosa gaffe con la quale Christine Lagarde battezzò, nel marzo 2020, il suo esordio alla guida della Banca Centrale Europea quando, in aperta discontinuità rispetto al “whatever it takes” di Mario Draghi, disse che non era compito della Bce “comprimere” gli spread. Un’affermazione avventata che quel giorno fece crollare le borse europee e che, per questo motivo, dovette subito essere se non proprio smentita, almeno ridimensionata nella sua pericolosità. Il nubifragio che si sta abbattendo, da tre giorni a questa parte, sui mercati finanziari europei anche questa volta è dovuto ad alcune affermazioni fatte dalla presidente francese, la quale, per i suoi precedenti professionali, risulta forse più ferrata nelle questioni legali che in quelle monetarie... Però, in quest’ultima circostanza, bisogna onestamente riconoscerle di essersi limitate a ufficializzare cose che, comunque, erano già nell’aria da diverso tempo e che, quindi, non avrebbero dovuto sorprendere e spaventare più di tanto i mercati.

Rischia di mettersi male per l’Italia la quale - dal momento in cui la BCE ha annunciato che dal prossimo 1 luglio finiranno gli acquisti dell’Asset Purchase Program e che i tassi di sconto riprenderanno, invece, a salire dopo circa 11 anni di stabilità - è tornata a subire l’allargarsi della forbice tra i rendimenti dei suoi BTP decennali e quelli dei Bund tedeschi. In sostanza il famoso spread che, nelle ultime ore, ha risentito del cambio di rotta all’Eurotower portandosi verso una media di 230 punti base. E si tratta dei livelli più alti registrati dal maggio 2020, quando cioè, in piena emergenza sanitaria, si cominciavano a vedere i primi effetti positivi dello scudo predisposto dalla BCE, attraverso rilevanti piani di acquisto titoli in funzione anti-recessiva.

Lo spread – ci permettiamo di ricordare – è, come si è accennato, tecnicamente il differenziale di rendimento tra i nostri BTP ed il Bund tedesco di durata decennale, in base al quale una differenza di rendimento dell'1% indica uno spread di 100 punti. Va, inoltre, precisato che lo spread può variare non solamente in funzione di un’oscillazione di valore del BTP, ma anche di quella della quotazione del buono di stato germanico. Negli ultimi due anni, ad esempio, il livello medio toccato dallo spread era essenzialmente dovuto non tanto ad una crescita dei tassi di interesse sui titoli di stato emessi dal nostro Paese, quanto alla decrescita di quelli stampati a Berlino, che erano diventati dei veri e propri beni rifugio da acquistare anche se, in realtà, i suoi rendimenti erano pressochè nulli o negativi. Oggi, invece, è il ritorno delle perplessità sui titoli italiani a far lievitare nuovamente lo spread: basti considerare che, a gennaio, il rendimento dei BTP si collocava intorno allo 0,70%, mentre oggi sta cominciando a toccare il 3,65%. Segno questo che, con la sospensione degli stimoli deciso dall’Istituto di Francoforte, gli investitori internazionali avvertono la presenza di un “rischio Italia”. Ed anche il fatto che la Borsa di Milano abbia chiuso, venerdì sera, registrando un’autentica Caporetto che è andata oltre il - 5%, la dice lunga sugli umori e sulle aspettative che prevalgono in questo momento in Piazza degli Affari.

Sia chiaro, le novità comunicate da Christine Lagarde non sono state affatto decise, come qualcuno in Italia si è affrettato a dire, “da un giorno all'altro” e per “svenderci come la Grecia”... Erano, infatti, attese da diverso tempo, sulla falsa riga di quanto già intrapreso dalla Federal Reserve e, pertanto, non avrebbero dovuto cogliere così impreparate le nostre forze politiche, che adesso non sembrano in grado di proporre nulla di più concreto di qualche banalissimo slogan.

Ciò non toglie che, per il nostro Paese e per il suo debito pubblico, con lo stop agli acquisti dei titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea, lo scenario futuro vada sul serio delineandosi in maniera decisamente cupa. Ed a questo proposito, possibile che Francoforte si riveli davvero così miope e rigida da non riuscire a comprendere che una grave crisi finanziaria italiana non avrebbe la consistenza di quella greca, ma finirebbe, al contrario, per produrre conseguenze devastanti sulla tenuta stessa dell’Unione Europea? Qualcosa, per la verità, Christine Lagarde in conferenza stampa l’ha farfugliata, ma nessuno (e tanto meno i mercati) hanno inteso cosa volesse realmente dire…

È inutile rimpiangere i tempi di Mario Draghi ai vertici della BCE (anche perché forse, attualmente, è ancora più utile a Palazzo Chigi), ma è lecito, tuttavia, porsi dei dubbi sul fatto che la Lagarde rappresenti veramente, per l’Eurozona, quella guida sicura che il suo predecessore aveva così autorevolmente incarnato.

La finanza internazionale percepisce ogni minima indecisione e le borse, di conseguenza, crollano in tempo reale: riuscirà l’avvocatessa parigina a gestire tutte le complessità del momento, ricreando un clima di fiducia tra gli operatori di mercato?

Credits: Agenzia Fotogramma

12 Giugno 2022

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