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La tempesta autunnale

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

Mentre la campagna elettorale sta facendo il suo inusuale corso balneare, all’orizzonte si delinea un autunno che, per il nostro Paese, potrà comportare l’arrivo di devastanti nubifragi. E non stiamo parlando di quelli provocati dai cambiamenti climatici, ma di quelli che rischiano, invece, di abbattersi sui nostri titoli di Stato. È, infatti, di questa settimana la notizia, pubblicata dal Financial Times, secondo la quale i grandi fondi speculativi internazionali starebbero dando corpo alla più grande scommessa contro il nostro debito pubblico “dai tempi della crisi finanziaria globale, a causa delle crescenti preoccupazioni per le turbolenze politiche a Roma e per la dipendenza del Paese dalle importazioni di gas russo”. L’autorevole quotidiano britannico aggiunge anche che “la corsa degli investitori a scommettere contro l'Italia arriva mentre il Paese si trova a dover affrontare….l'impennata dei prezzi del gas naturale in Europa ed un clima politico difficile con le elezioni a settembre”.

Secondo la newyorkese Citibank, con l’uscita di scena del governo Draghi, sarebbero almeno 200 i miliardi di euro di Btp di cui gli investitori istituzionali intenderebbero liberarsi, nonostante la Banca Centrale Europea sia certamente disponibile ad intervenire – come ha, del resto, già fatto con acquisti di BTP per 10 miliardi lo scorso luglio – per attenuare il venir meno di quella garanzia di serietà che il premier dimissionario aveva fornito negli ultimi 18 mesi.

Queste manovre che, molto probabilmente, starebbero - purtroppo per noi - agitando i mercati finanziari, rivelano la non trascurabile importanza del ruolo svolto dal carisma e dall’affidabilità di un leader quando si tratta di stimare il valore di un’azienda o di un Paese. Non a caso, il prestigio su scala mondiale di Mario Draghi ha rappresentato un formidabile scudo di credibilità per un’Italia enormemente indebitata e da cui, in definitiva, traeva vantaggio anche chi, a un certo punto, ha deciso – chissà perché - di revocargli la fiducia. Tra l’altro, a ben vedere, le voci che ci giungono da Citibank mettono in evidenza anche un altro aspetto della ”questione Draghi”: esiste, infatti, pure un rovescio della medaglia che risiede nella scarsa fiducia nutrita dalla finanza globale nei confronti dei suoi possibili successori, dei quali si teme la leggerezza nelle scelte politiche, la faciloneria nell’aumentare il debito e la non sufficiente chiarezza sul tipo di relazioni che essi intendono stabilire con l’Unione Europea.

È noto che a guidare la speculazione finanziaria mondiale non sono certo né gli scrupoli morali, né lo spirito caritatevole...Di conseguenza, è praticamente inevitabile che, in presenza di uno scenario come quello che si descrive nel mondo anglosassone, scattino, tra gli operatori, immediate pulsioni a vendere titoli - di cui, si noti bene, non sono neanche in possesso - scommettendo in una caduta del loro prezzo. In altre parole, si vende a termine ( ad esempio a tre mesi ) per 10 euro un titolo che non si possiede, puntando sul fatto che il suo prezzo nel frattempo scenda ( magari a 8 euro ), consentendo così un guadagno di 2 euro senza aver impiegato minimamente il proprio denaro. In sintesi, è dunque questa la “speculazione”, praticata diffusamente (e con indubbio cinismo) da chi agisce sui mercati finanziari, senza badare assolutamente alle conseguenze etiche e sociali che la cosa comporta. Ed è anche questa, pertanto, la minaccia che incombe sui titoli dello Stato italiano.

Indubbiamente, le autorità monetarie dispongono di strumenti utili per contrastare le operazioni speculative: specialmente quando, nel tentativo di evitare che un qualunque Paese pesantemente indebitato precipiti in una situazione insostenibile, si fanno carico di acquistare, a loro volta, i titoli messi in vendita dagli speculatori. Però, si tratta pur sempre di aiuti che non possono durare per l’eternità….Pertanto, alla lunga, se mancheranno la competenza e la coerenza in chi avrà la responsabilità di Palazzo Chigi, anche il bazooka della BCE, prima o poi, comincerà a sparare ad acqua.…

Nel suo discorso al meeting di Rimini, Draghi, con quel suo “l’Italia ce la farà, qualunque sia il colore politico del prossimo governo”, ha inteso certamente rassicurare tutti gli Italiani, ma è probabile che abbia anche voluto inviare un monito ai mercati, in qualità di ex presidente della BCE. Anche se, sfortunatamente, oggi non è più nella condizione di poter ripetere il suo famoso “whatever it takes”.

Credits: Agenzia Fotogramma

28 Agosto 2022

Il Punto della Settimana di Ferruccio Bovio

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