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Se il covid infetta la campagna elettorale

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

Entra in scena anche il covid come argomento di scontro elettorale. E la cosa è più che accettabile (anzi, diremmo doverosa), dal momento che, sebbene siano passate un po’ in secondo piano perché offuscate da altre emergenze quali inflazione e Ucraina, le insidie di cui si sostanzia la pandemia ci attendono ancora, subdolamente, in fondo al viale che porta verso l’autunno. Però, ad animare il dibattito sulla questione sanitaria non è stata tanto la volontà, da parte delle forze politiche, di predisporre misure cautelative sempre più efficienti, quanto la presentazione della candidatura del virologo Andrea Crisanti nelle liste del PD.

In particolare, Matteo Salvini ha ironizzato sul “televirologo candidato col PD”, aggiungendo che, a questo punto, si potevano capire tante cose...Puntuale è arrivata la replica dell’illustre professore dell’Università di Padova, il quale non ha esitato ad ipotizzare che, se al governo nel 2020 ci fosse stato Salvini, le vittime di covid sarebbero state oltre il doppio delle circa 140.000 che, in realtà, si sono potute contare. Ed effettivamente, se pensiamo, ad esempio, al momento in cui il segretario della Lega, in pieno lockdown, proponeva di aprire le chiese a tutti i fedeli per consentire loro di poter celebrare tranquillamente le funzioni pasquali – magari scambiandosi anche il tradizionale “segno di pace” – viene quasi inevitabile provare un senso di profonda gratitudine nei confronti del tanto bistrattato ministro Speranza…

Naturalmente, tutti sono liberi di impegnarsi in politica, compresi gli scienziati: tuttavia, quello che esiste tra scienza e politica è un rapporto particolarmente delicato, perché è in grado di influenzare la fiducia che la gente ripone nei confronti del sapere scientifico. Intendiamo dire che se, per molti aspetti, è essenziale che sussista un legame di stretta collaborazione tra politica e scienza – come sta proprio a testimoniare la vicenda pandemica – per altri è, tuttavia, molto importante che, tra i cittadini, resti ben chiara la distinzione che separa gli scienziati dai politici. I primi infatti – a differenza dei secondi - dovrebbero essere sempre guidati, nelle loro esternazioni pubbliche, dal rigore scientifico, dall’imparzialità e dall’assenza di qualsiasi conflitto d’interesse. In altre parole, dobbiamo poter essere certi che chi si occupa di scienza, quando parla lo faccia esclusivamente nell’interesse della collettività e non per qualche vantaggio personale. E non sappiamo se la strada delle candidature elettorali sia veramente la più idonea per consolidare questo tipo di certezza all’interno della nostra società. Il rischio è, infatti, quello di ridurre la portata di discussioni di straordinaria importanza come quelle sulla transizione ecologica o sulla pandemia a questioni di appartenenza politica, di sospetto carrierismo e di pregiudizi ideologici. In questo senso, il caso Crisanti è emblematico perché, proprio a partire dalla notizia della sua candidatura, è stato tutto un fiorire di accuse, di processi alle intenzioni e di richiami agli errori commessi in passato sulla gestione dell’emergenza sanitaria. Preferiremmo, sinceramente, assistere ad una campagna elettorale in cui i partiti espongono, con chiarezza, cosa abbiano concretamente in programma di fare, nel caso in cui il covid dovesse bussare di nuovo violentemente alle nostre porte. E la domanda, almeno a nostro avviso, andrebbe posta soprattutto alle destre che, negli ultimi due anni, hanno ammiccato talvolta alle posizioni dei No Vax e criticato sistematicamente tutte le scelte effettuate dai due sfortunati governi che si sono trovati, loro malgrado, a dover fronteggiare lo spinosissimo problema. Che cosa farebbe il governo Meloni dinanzi ad una nuova crisi sanitaria? Seguirebbe le indicazioni della scienza ufficiale oppure si lascerebbe, almeno in parte, suggestionare anche da concezioni che con il rigore della ricerca in laboratorio non hanno nulla a che spartire?

In conclusione, non possiamo fare altro che auspicare l’inizio di un dialogo di tipo nuovo tra scienza e politica, che sia capace di superare, finalmente, ogni forma di contrapposizione personalistica ed ideologica per avviare, invece, un percorso che si riveli davvero consapevole dei tempi difficili ai quali stiamo andando incontro.

Credits: Agenzia Fotogramma

21 Agosto 2022

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