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Giornale Radio - Turismo elettorale?

Turismo elettorale?

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

Forse, per una volta, il nostro appuntamento settimanale più che “il punto della settimana” dovrebbe chiamarsi “la notizia del giorno”. Mentre scriviamo queste poche righe, il leader della Lega, Matteo Salvini, sta, infatti, preparando (o magari ha già anche effettivamente iniziato) una missione diplomatica che dovrebbe condurlo fino a Mosca dove - non si sa ancora a quali livelli - spera di poter affrontare le questioni legate al conflitto in Ucraina con qualche interlocutore russo che sia disposto a riceverlo e, soprattutto, a concedergli qualche briciola di credito politico da potersi poi spendere al suo ritorno a Milano. Perchè guai a ricadere in un flop come quello che l’8 marzo scorso lo vide protagonista di una clamorosa contestazione, da parte del sindaco di una cittadina polacca vicina al confine ucraino, il quale, dinanzi alle telecamere di tutti i telegiornali europei, lo rispedì brutalmente indietro, ricordandogli la sua maglietta da filo putiniano.

Ma a che titolo Salvini, dopo aver affermato fino a ieri di non sapere neanche dove si trovasse il suo passaporto, decide, improvvisamente, di recarsi a Mosca senza, tra l’altro aver avvisato né il Governo, né la Presidenza della Repubblica e nemmeno – a quanto si dice – i ministri leghisti che fanno parte dell’esecutivo Draghi?

Eppure, il segretario della Lega una decina di giorni fa aveva avuto un colloquio col presidente del Consiglio durato oltre un’ora: un po’ difficile ipotizzare che i due non abbiano toccato l’argomento Ucraina...E’, quindi, molto probabile che Salvini avesse già programmato la sua missione russa in assoluta segretezza. Certo, considerati gli eccellenti rapporti sussistenti – almeno fino al 24 febbraio – tra la Lega e Russia Unita (cioè il partito di Putin con il quale il Carroccio ha persino siglato, nel 2017, un accordo che venne allora definito “ di partenariato paritario e confidenziale”), risulta più che chiaro come il nostro ex ministro degli Interni non avesse assolutamente bisogno di un intervento della Farnesina per ottenere il visto di viaggio dall’ambasciata russa nella nostra Capitale. Resta, tuttavia, la netta sensazione di trovarci in presenza di uno sgarbo istituzionale non da poco.

Certamente, se il viaggio salviniano a Mosca presenta – come osservano in molti a Roma – una natura essenzialmente elettoralistica, allora bisogna riconoscere al Matteo lombardo di avere coraggio da vendere, dal momento che – in una fase in cui i sondaggi elettorali non gli sono affatto favorevoli - decide di giocarsi il tutto per tutto, lanciandosi in un’impresa che, se dovesse fallire, potrebbe avere conseguenze molto amare non solo per il futuro politico della Lega, ma anche – e soprattutto – per quello personale del suo segretario.

È opportuno, nei frangenti tempestosi che l’Europa intera sta attraversando, indossare, ufficialmente, la veste di punto di riferimento del putinismo in Italia? Oppure si tratta di un azzardo e di una mossa disperata che, sebbene non provenga direttamente da un membro del governo Draghi, rischia, comunque, di creare lo stesso seri imbarazzi al nostro Paese a livello internazionale, visto che coinvolge pur sempre il segretario di un partito che concorre alla formazione della maggioranza di Palazzo Chigi?

Non a caso, il fastidio che traspare dai primi commenti sinora affiorati – come quello di Enrico Letta che dichiara “Salvini va dove gli batte il cuore”- chiama in causa i precedenti della Lega con il potere russo, che spesso sono stati oggetto di inchieste giornalistiche o di indagini giudiziarie, dalle quali non sempre sono emersi come del tutto limpidi.

In sostanza, il timore di fondo che incomincia ad aleggiare nei palazzi romani è quello che un’eventuale accoglienza in grande stile - riservata a Salvini da qualche pezzo grosso di Mosca ( e non da figure marginali ) - possa significare che Putin considera l’Italia come il membro più fragile del fronte occidentale e che si stia, quindi, servendo del capo leghista sia per alimentare la propria propaganda, che per accentuare ulteriormente quelle divisioni che, in merito al conflitto ucraino, tra una sfumatura e l’altra, sono già ben presenti nel nostro Paese.

29 Maggio 2022

Il Punto della Settimana di Ferruccio Bovio

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