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Un ambientalismo senza dogmi

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

La siccità che minaccia non solo le coltivazioni e gli allevamenti, ma persino le nostre più radicate abitudini quotidiane dovrebbe, forse, indurci a fare qualche serena riflessione sul modo con il quale l’Europa intera ha affrontato, per anni e anni, la questione della transizione ecologica. Da troppo tempo, infatti, si è commesso l’errore – soprattutto da parte delle istituzioni comunitarie – di lasciare che gli eventi meteorologici estremi o le crisi dovute al clima divenissero appannaggio propagandistico quasi esclusivo di chi traeva lo spunto da certi accadimenti per denunciare l’imminente verificarsi di una catastrofe climatica. Però poi - a parte la consueta (e certamente giustificata) lamentela sulla CO2 e sui combustibili fossili da eliminare il più in fretta possibile - in quanto a proposte concrete, non è che si sia mai andati molto oltre un ingenuo velleitarismo. Tuttavia, adesso la gravità della crisi energetica e di quella dell’acqua che stiamo vivendo, impongono alla politica ed alla scienza di cambiare seriamente registro, per prospettare finalmente qualcosa che vada al di là del solito ambientalismo catastrofista, ma incapace di uscire dall’ambito della sterile lamentela. Stanno venendo a mancare sia le risorse idriche, che quelle energetiche, dando corpo a problemi drammatici che mettono in forse la sopravvivenza stessa dell’umanità: vogliamo cominciare ad accantonare gli impotenti e ripetitivi profeti di sventura per guardarci intorno e cercare di capire se esistono alternative efficaci alle loro litanie? Ci pare infatti che - anche senza voler minimamente sconfessare quelle strategie che puntano all’affrancamento più completo da CO2 ed energie tradizionali - le crisi attuali pongano, fortemente, l’esigenza di attuare politiche che siano di adattamento al momento che stiamo attraversando. Politiche che sappiano, quindi, indicare delle soluzioni credibili – a breve e medio termine – rispetto agli eventi estremi, energetici e ambientali che si stanno abbattendo su di noi.

Non possono più bastare la denuncia e la richiesta di condanna del solo imputato CO2 come unica risposta a questo stato di crisi e, pertanto, sia sull’energia che sull’acqua, è giunto il momento di pensare ad una forma di ambientalismo nuovo, molto meno dogmatico, ma capace, invece, di saper riconoscere opportunamente anche l’utilità di alcuni strumenti di cui già dispone la tecnologia contemporanea. Il che significa riuscire ad accettare la logica dell’adattamento, smettendola, ad esempio, di cadere nella disperazione per la crisi idrica, ma provando magari un po’ a prendere in considerazione alcune innovazioni – non futuristiche, ma già attuali – che potrebbero contribuire a ridurre la nostra dipendenza dall’acqua piovana. E stiamo pensando alla dissalazione, alle nuove tecniche di irrigazione ed ai nuovi sistemi di riciclo. Lo stesso approccio si potrebbe usare anche per adottare tutte le misure e le soluzioni tecnologiche in grado di ridimensionare il peso delle fonti fossili nel nostro fabbisogno energetico.

Certo, sia che si tratti di irrigazione intelligente o di desalinizzazione, vengono in gioco tecniche anti siccità che richiedono il dispendio di una enorme quantità di energia elettrica aggiuntiva e, quindi, anche il probabile ricorso ai reattori nucleari... sempre che – naturalmente – sia vero che non si voglia più avere a che fare con gas e petrolio...

In conclusione, se si abbandonano i catastrofismi paralizzanti dell’ambientalismo radicale, in favore di una concezione meno refrattaria alle soluzioni concrete nel breve e medio periodo, ci si renderà rapidamente conto di come molti problemi legati alla transizione ecologica potranno rivelarsi assai meno drammatici ed opprimenti di quanto appaiano oggi.

26 Giugno 2022

Il Punto della Settimana di Ferruccio Bovio

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