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Mai più con larghe intese?

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

L'Apertura di Ferruccio Bovio

Se c’è una cosa sulla quale – almeno ufficialmente – sia Matteo Salvini, che Enrico Letta sembrano concordare è quella che, dopo il governo Draghi, non ci saranno mai più altre esperienze di larghe intese. Entrambi impegnati negli ultimi giorni di campagna elettorale si lasciano andare ad affermazioni sostanzialmente molto simili se non del tutto uguali: Salvini dice di non voler mettere in discussione la tenuta dell’esecutivo Draghi di cui la Lega è forza di maggioranza, ma chiarisce che quella attuale è l'ultima volta in cui governerà assieme al Pd.

A sua volta, il segretario del PD dichiara che il suo partito non sarà più disponibile a “soccorrere il Paese”, nel caso in cui si verificasse una situazione di stallo subito dopo il voto del 2023. Letta chiederà agli Italiani di scegliere la coalizione che egli immagina di poter guidare: tuttavia, se la maggioranza che uscirà dalle urne dovesse essere un’altra, allora chi l’ha eletta se la terrà per cinque anni, perché il PD non andrà certamente al governo con chiunque. Già, ma con chi ha in mente di governare nel prossimo quinquennio Enrico Letta? Considerato che i sondaggi elettorali sono ben lontani dall’indurlo a sperare in un successo travolgente che porti la sua formazione politica al 51%, è chiaro che qualche alleanza bisognerà pur farla...e, piaccia o non piaccia, non si vedono alternative numeriche credibili a quella rappresentata dai 5Stelle di Giuseppe Conte. Un Giuseppe Conte che, se dovesse rimanere alla guida di ciò che sopravviverà dell’attuale schieramento grillino in Parlamento, potrebbe però confermarsi un alleato di coalizione piuttosto scomodo, soprattutto per la sua confusa collocazione internazionale che, tra l’altro, ricalca (e forse in misura ancora più imbarazzante) proprio quella di Salvini. La verità è che raramente la prospettiva di un ritorno al bipolarismo netto e tradizionale che veda il centro destra inflessibilmente schierato contro il centro sinistra è stata così improbabile. Il problema di Letta sarebbe, pertanto, quello di dare vita ad un governo che continui la politica (soprattutto estera) di Draghi, anche quando l’attuale premier dovesse avere abbandonato le stanze di Palazzo Chigi. Farlo con Conte ed in piena crisi Ucraina, a meno di clamorosi voltafaccia da parte dell’Avvocato del Popolo, sembra oggi divenuto francamente impossibile. I legami che il prossimo esecutivo dovrà necessariamente avere sia con Bruxelles, che con Washington esigono, infatti, che, dalle prossime consultazioni politiche del 2023, ad uscire sconfitta non sia solo la strategia estera di Salvini, ma anche quella di Conte.

A meno che non veda nel giusto Carlo Calenda, secondo il quale tutti gli attuali “mai più” di Salvini e Letta altro non sono che mere affermazioni di propaganda elettorale. Dicevano – ricorda il fondatore di Azione – le stesse cose anche prima di questa legislatura. Dicevano che non si sarebbero mai alleati tra di loro, ma poi l’hanno fatto. Insomma – secondo Calenda - sarebbero tutte “fesserie” per militarizzare i rispettivi elettorati.

Intanto, un’idea di fino a che punto stiano facendo sul serio Lega e 5Stelle sulle questioni internazionali, gli Italiani potranno cominciare a farsela il prossimo 21 giugno, giorno in cui Mario Draghi sarà chiamato a riferire in Parlamento sulla questione delle armi a Zelensky.

Credits: Agenzia Fotogramma

08 giugno 2022

Leggi “L'Apertura di Giornale Radio" a cura di Ferruccio Bovio dal lundeì al sabato, sul sito di Giornale Radio.

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