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Il “latinorum” della discordia

(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio.

L’argomento sul quale siete ci soffermiamo oggi trae lo spunto da una discussione che, in queste ore, sta animando almeno una parte del mondo cattolico.

Negli ambienti più informati le voci circolavano da mesi, ma adesso è giunta, in maniera ufficiale, la stretta di papa Bergoglio sulle messe celebrate in rito antico: vale a dire quelle che, tanto per intenderci meglio, seguendo una liturgia preconciliare, si dicono in latino e con il sacerdote che dà le spalle ai fedeli. Il Pontefice ha, infatti, pubblicato un Motu Proprio che modifica le norme sulle celebrazioni liturgiche precedenti il Concilio, rivedendo, in tal modo, alcune decisioni che il suo predecessore Ratzinger aveva preso, nel tentativo di migliorare i rapporti con i settori più conservatori del cattolicesimo mondiale.

D’ora in poi, le messe in latino potranno svolgersi esclusivamente su autorizzazione specifica dei vescovi e, comunque, mai presso chiese parrocchiali. Il Papa scrive di sentirsi particolarmente rattristato nel rilevare come le concessioni rilasciate da Benedetto XVI siano state utilizzate non solo quali strumenti per esprimere un dissenso rispetto ad una particolare forma di liturgia, ma anche nei confronti del Concilio Vaticano II nel suo complesso “ con l'affermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la “vera Chiesa”.

Il cosiddetto “ Missale Romanum”, voluto da Pio V dopo il Concilio di Trento, abrogò tutti i riti precedenti, stabilendo che uno soltanto fosse valido per tutta la Chiesa latina. E così, per quattro secoli, quello di Pio V è stato la principale espressione del rito romano, svolgendo, pertanto, una funzione di unificazione nella Chiesa. In sostanza, Mario Bergoglio afferma, nel suo documento, che la magnanimità mostrata da Benedetto XVI al fine di ricomporre l’unità del corpo ecclesiale nel rispetto delle varie sensibilità liturgiche, è stata, invece, “usata per aumentare le distanze, indurire le differenze, costruire contrapposizioni che feriscono la Chiesa e ne frenano il cammino esponendola a divisioni”.

E’ molto probabile che non pochi fedeli subiscano ancora il fascino e la suggestione di una funzione religiosa solenne, con tanto di formule latine, organi e canti gregoriani, preferendola al suono delle chitarre ed alle canzoncine dei boy scouts tra una fase e l’altra della messa...però, è anche vero che una grande istituzione come la Chiesa cattolica non avrebbe potuto guardare costruttivamente al futuro, restando prigioniera di un “latinorum” di manzoniana memoria e per lo più tuttora incomprensibile a milioni di persone, esattamente come lo era ai tempi di Renzo Tramaglino…

E così, cari amici, questa mattina saremmo sinceramente curiosi di conoscere quali siano le vostre opinioni in merito. Secondo voi, ad esempio, hanno ancora un senso, nel 2021, le messe celebrate in latino?

Se avete considerazioni da fare su questi temi, potete scriverci al nostro indirizzo mail fb@nextcomitaly.com oppure su Facebook.

Saremo lieti di rispondervi

20 luglio 2021

Non si sono ancora spenti gli echi dei festeggiamenti per il trionfo della nostra Nazionale che ha riportato a Roma il titolo europeo dopo 53 anni e già si ricomincia a guardare al futuro.

 Anche se in passato, ad esempio dopo le vittorie del 1982 e del 2006, si è sempre registrata una certa tendenza al rilassamento ed alla perdita di concentrazione, questa volta le cose dovrebbero andare in modo diverso, poichè Mancini, al momento del suo ingaggio, aveva individuato nel  Mondiale 2022 l’obbiettivo fondamentale della sua gestione. D’altra parte, il nostro C.T.  si è nuovamente legato alla Nazionale fino al 2026, il che equivale ad un periodo che comprende due Mondiali ed un altro Europeo. E lo ha fatto raddoppiando l’ingaggio da 2 a 4 milioni : niente a che vedere con quanto era abituato a guadagnare all’Inter o in Inghilterra, ma è pur sempre il segnale che la Federazione ha finalmente compreso che, sulla figura del selezionatore azzurro, non conviene giocare al risparmio. L’idea di Mancini è quella di fare del Club Italia una squadra che vive e si comporta come una grande società di serie A, capace di procedere nel tempo con una sua ben definita identità e continuità di gioco.

Il gruppo dei neo campioni d’Europa che, tra l’altro, riporta l’Italia al quarto posto nel ranking mondiale – dopo che era precipitata oltre la ventesima posizione - è destinato ad arricchirsi di nuove leve e di alcuni importanti ritorni. Tornerà, tanto per fare qualche nome, Nicolò Zaniolo, il gioiellino della Roma che avrebbe avuto un ruolo in prima fila agli Europei se non fosse stato per un ginocchio colpito dalla sfortuna proprio nel corso di una delle più belle prestazioni di questa Nazionale, lo scorso settembre ad Amsterdam. Mancini, se vorrà riconfermarsi competitivo anche in Qatar, dovrà però risolvere il problema del centravanti che, inutile nasconderlo, costituisce l’unica vera lacuna della nostra attuale rappresentativa. Belotti e Immobile hanno sempre fatto del loro meglio, ma non paiono avere velocità nei movimenti e tecnica adeguate per armonizzarsi al resto della compagnia. Ma anche nel reparto più avanzato non mancano, comunque, i nomi : da Raspadori a Scamacca, al bizzoso Kean, lasciato a casa, all’ultimo momento, per comportamenti poco disciplinati.

Adesso non possiamo che augurare buone vacanze ai nostri eroi di Wembley, anche perché il loro riposo sarà piuttosto breve:dal 2 all’8 settembre si tornerà, infatti, in campo contro Bulgaria, Svizzera e Lituania con in gioco punti importanti verso il Qatar. Intanto, prende corpo anche l’ipotesi di una candidatura italiana per i Campionati Mondiali del 2030... Chi ci sarà, vedrà.…

E così, cari amici, questa mattina saremmo veramente curiosi di sapere quale siano le vostre opinioni e sensazioni sul futuro del “dream team” manciniano. Secondo voi, è iniziato un ciclo azzurro che ci vede tra i favoriti per i Mondiali 2022?

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