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La transizione ecologica non sarà una passeggiata rilassante

(Tempo di lettura: 3 - 6 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio.

L’argomento sul quale ci soffermiamo oggi trae lo spunto da alcune dichiarazioni rilasciate dal ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, a proposito delle critiche che ha ricevuto, soprattutto da alcuni settori del Movimento 5 Stelle, quando ha affermato che la transizione ecologica prevista dall’UE rischia di rivelarsi un “bagno di sangue”. Secondo Cingolani, è infatti bene che tutti sappiano che trasformazioni industriali così rilevanti possono mettere in discussione un intero sistema sociale, con diverse migliaia di persone che vedranno minacciati i propri posti di lavoro, a causa di cambiamenti nell’industria fatti troppo in fretta. Da oggi al 2030 ci separano 9 anni e, almeno a parere di Cingolani, non è pensabile che, in questo lasso di tempo, non vengano predisposti adeguati ammortizzatori sociali in grado di mitigare l’urto cruento che potrebbe derivare dalla rivoluzione ecologica.

Ai parlamentari pentastellati che non nascondono la loro delusione per il suo atteggiamento, Cingolani replica che francamente la cosa lo interessa molto poco, sentendosi responsabile solo nei confronti del Governo Draghi e del suo Paese.

Certo però, che le opinioni di Cingolani, se andiamo a vedere cosa sta succedendo in Italia proprio in questi giorni, sembrerebbero meritevoli di essere tenute nella massima considerazione. Nel giro di due settimane sono, infatti, già tre le grandi aziende dell’automotive ( Timken, Gianetti Ruote e Gkn ) che hanno deciso di lasciare a casa il proprio personale. E non a caso, il settore della componentistica per auto è proprio uno di quelli che stanno iniziando a pagare il prezzo di una transizione verso l’elettrico che, al di là delle più belle speranze, si sta rivelando assai complessa.

Deve essere chiaro che non tutte le circa 2.200 imprese che producono componenti per la filiera dell’auto attraverseranno indenni quel meccanismo di trasformazione della produzione industriale che il nostro governo si è impegnato a realizzare attraverso il Recovery. L’Europa vede nei cambiamenti climatici un’opportunità per costruire un nuovo modello economico e, di conseguenza, si pone degli obbiettivi molto ambiziosi, come la riduzione entro il 2030 delle emissioni di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 e la vendita esclusiva di macchine elettriche dal 2035, con l’addio a benzina e diesel, per centrare l’obiettivo zero emissioni.

Ma quello della componentistica dell’automotive è un settore che, fino ad oggi, ha significato per la manifattura italiana qualcosa come 50 miliardi di fatturato e un saldo attivo di 5,5 miliardi.

Pertanto, se il traguardo è diventato quello dell’auto elettrica tra quindici anni, allora è anche necessario sapere che produrre una macchina a emissioni zero non è la stessa cosa che produrne una con un motore a combustione. Basti pensare che l’architettura di un veicolo elettrico passerà dagli attuali 1.400 componenti a circa 200. E non si tratta solo di una questione numerica, poiché anche i componenti tradizionali dovranno essere aggiornati per soddisfare i nuovi requisiti che saranno richiesti dalle batterie o dalla configurazione ibrida dell’auto e, quindi, pure freni, pneumatici, ruote e sospensioni dovranno essere riadattati.

E voi, cari amici, che opinioni avete riguardo ai provvedimenti che il mondo intero si trova a dover prendere, dinanzi alle minacce portate dai cambiamenti climatici, dal riscaldamento globale e dalle perdite di biodiversità? Ad esempio, per quanto riguarda il futuro dell’industria automobilistica, avete l’impressione che ci sia stata un po’ troppa  frenesia nel voler passare dai motori tradizionali a quelli elettrici?

Se avete considerazioni da fare su questi temi, potete scriverci al nostro indirizzo mail fb@nextcomitaly.com oppure su Facebook.

Saremo lieti di rispondervi

21 luglio 2021

Non si sono ancora spenti gli echi dei festeggiamenti per il trionfo della nostra Nazionale che ha riportato a Roma il titolo europeo dopo 53 anni e già si ricomincia a guardare al futuro.

 Anche se in passato, ad esempio dopo le vittorie del 1982 e del 2006, si è sempre registrata una certa tendenza al rilassamento ed alla perdita di concentrazione, questa volta le cose dovrebbero andare in modo diverso, poichè Mancini, al momento del suo ingaggio, aveva individuato nel  Mondiale 2022 l’obbiettivo fondamentale della sua gestione. D’altra parte, il nostro C.T.  si è nuovamente legato alla Nazionale fino al 2026, il che equivale ad un periodo che comprende due Mondiali ed un altro Europeo. E lo ha fatto raddoppiando l’ingaggio da 2 a 4 milioni : niente a che vedere con quanto era abituato a guadagnare all’Inter o in Inghilterra, ma è pur sempre il segnale che la Federazione ha finalmente compreso che, sulla figura del selezionatore azzurro, non conviene giocare al risparmio. L’idea di Mancini è quella di fare del Club Italia una squadra che vive e si comporta come una grande società di serie A, capace di procedere nel tempo con una sua ben definita identità e continuità di gioco.

Il gruppo dei neo campioni d’Europa che, tra l’altro, riporta l’Italia al quarto posto nel ranking mondiale – dopo che era precipitata oltre la ventesima posizione - è destinato ad arricchirsi di nuove leve e di alcuni importanti ritorni. Tornerà, tanto per fare qualche nome, Nicolò Zaniolo, il gioiellino della Roma che avrebbe avuto un ruolo in prima fila agli Europei se non fosse stato per un ginocchio colpito dalla sfortuna proprio nel corso di una delle più belle prestazioni di questa Nazionale, lo scorso settembre ad Amsterdam. Mancini, se vorrà riconfermarsi competitivo anche in Qatar, dovrà però risolvere il problema del centravanti che, inutile nasconderlo, costituisce l’unica vera lacuna della nostra attuale rappresentativa. Belotti e Immobile hanno sempre fatto del loro meglio, ma non paiono avere velocità nei movimenti e tecnica adeguate per armonizzarsi al resto della compagnia. Ma anche nel reparto più avanzato non mancano, comunque, i nomi : da Raspadori a Scamacca, al bizzoso Kean, lasciato a casa, all’ultimo momento, per comportamenti poco disciplinati.

Adesso non possiamo che augurare buone vacanze ai nostri eroi di Wembley, anche perché il loro riposo sarà piuttosto breve:dal 2 all’8 settembre si tornerà, infatti, in campo contro Bulgaria, Svizzera e Lituania con in gioco punti importanti verso il Qatar. Intanto, prende corpo anche l’ipotesi di una candidatura italiana per i Campionati Mondiali del 2030... Chi ci sarà, vedrà.…

E così, cari amici, questa mattina saremmo veramente curiosi di sapere quale siano le vostre opinioni e sensazioni sul futuro del “dream team” manciniano. Secondo voi, è iniziato un ciclo azzurro che ci vede tra i favoriti per i Mondiali 2022?

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