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L’eredità di Frau Merkel

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio.

Angela Merkel è ininterrottamente cancelliera dal novembre del 2005 e la sua permanenza al governo della Germania risulta essere seconda in ordine di durata, sia pure di poche settimane, soltanto rispetto a quella del suo grande predecessore Helmut Kohl.

E certamente, per 16 anni, tutta la politica tedesca ha ruotato intorno alla sua figura, spaziando disinvoltamente, a seconda delle circostanze politiche ed elettorali, dal centrosinistra al centrodestra.

Ispirata dall’idea, per altro largamente condivisa dai suoi concittadini, che la Germania non possa permettersi un ruolo di leadership eccessiva in Europa – a causa del suo tremendo passato – Angela Merkel ha sempre basato la sua politica sul dare la priorità allo sviluppo degli scambi commerciali, su scala globale, riuscendo, in tal modo, a garantire al proprio Paese quel benessere economico e quella stabilità finanziaria che, in Europa, sono davvero in molti ad ammirare. Certo, la sua linea di condotta, specialmente nel rapportarsi con la Cina, ha sempre dato l’impressione che la cancelliera non stesse poi tanto a sottilizzare sulle grandi questioni di carattere strategico e geopolitico: “business is business”, potrebbe, quindi, forse essere il motto da imprimere sul suo stemma araldico ( qualora ne avesse uno..). Alla vigilia delle elezioni del 26 settembre, che segneranno anche la sua uscita volontaria dalla scena politica, Angela Merkel ci lascia, dunque, in eredità una Germania che dovrà cominciare a riflettere se proseguire o meno su quel cammino da lei stessa tracciato e che tende a subordinare agli interessi commerciali nazionali, ogni altro tipo di considerazione legata ai diritti umani nel mondo, alle alleanze strategiche ed alla costruzione di un’Europa realmente unita.

Si ritira, pertanto, a vita privata una donna che è, indubbiamente, stata una grande tedesca, ma forse anche una piccola europea...E si ritira, lasciando, in tutto il Vecchio Continente, uno vuoto di potere che non sarà facile colmare. Se si guardano, infatti, i profili dei tre maggiori aspiranti alla sua successione, non sembra emergere alcuna figura di spicco ed in grado di orientare, con chiarezza di idee e di intenti, le politiche europee nel nuovo e complesso disordine mondiale.

E la fragilità degli attuali candidati alla cancelleria, vista la rilevanza di Berlino per tutta l’Europa, non sarà affatto un problema esclusivamente tedesco, ma ci riguarderà tutti da vicino. A meno che altri Paesi non sappiano esprimere leadership alternative.

E voi, cari amici, che opinioni avete sul futuro della leadership continentale? Ritenete, ad esempio, che possa essere la figura di Mario Draghi quella maggiormente in grado di colmare il vuoto politico che la Merkel lascia in Europa?

14 settembre 2021

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