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“Ci sarà pure un giudice a Bologna”

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio.

Un bambino deve subire una delicata operazione al cuore presso l’ospedale Sant'Orsola di Bologna, ma la famiglia che vive nel Modenese, essendo “no vax”, rifiuta trasfusioni di sangue proveniente da donatori vaccinati contro il Covid-19. Il caso finisce in tribunale con una decisione del giudice tutelare che verrà senz’altro presa in tempi rapidissimi, se non è già addirittura stata presa mentre ne stiamo scrivendo.

Il fatto ha iniziato ad avere una certa risonanza quando i genitori, qualche settimana fa, hanno comunicato ai medici bolognesi che per il loro bambino non sarebbe stato accettato, in nessun caso, sangue che arrivasse da soggetti immunizzati contro il coronavirus. Dopo di che, in alcune chat di ambienti no-vax, è stata pubblicata una richiesta volta alla ricerca di volontari non vaccinati e pronti a donare il proprio sangue: un appello al quale avrebbero risposto almeno una quarantina di persone.

Però, l’ospedale, in accordo col centro trasfusionale, ha respinto tale ipotesi perché le donazioni di sangue, proprio per garantire la sicurezza di chi lo riceve, devono seguire protocolli di legge molto rigidi e molto precisi. A quel punto la famiglia del bambino ha deciso di proseguire per vie legali e la decisione è stata, pertanto, demandata alla competenza di un giudice tutelare. Dalla stampa emiliana apprendiamo anche che i genitori rifiuterebbero il sangue, basandosi su affermazioni che, comunque, non hanno alcun riscontro scientifico e secondo le quali i vaccini sarebbero ottenuti usando embrioni umani.

Non è certo la prima volta che si verificano situazioni del genere: tipici sono, ad esempio, i non pochi casi nei quali alcuni Testimoni di Geova si sono opposti alle trasfusioni di sangue per se stessi o per i loro parenti. Ma soprattutto quando al centro della controversia c’è un bambino, viene da chiedersi in che misura si tenga veramente conto dei suoi interessi, tra i quali, indubbiamente, primeggia quello di continuare a vivere. Quanto resta di umano nell’atteggiamento genitoriale che, per motivi ideologici, arriva persino ad impedire al proprio figlio di guarire? Che genere di fanatismo si è impossessato di persone che, di fronte ad un’emergenza chirurgica, piuttosto che affidarsi alla medicina ufficiale preferiscono andare alla ricerca dei pareri più improbabili e strampalati su qualche chat di WhatsApp o di Facebook? Si direbbe che persino l’istinto più basilare – che è quello di sopravvivenza – sia passato in secondo piano, rispetto a scelte dogmatiche che vengono ispirate da qualche misterioso guru che si nasconde nei meandri del web.

Ci domandiamo se, in determinate circostanze, il diritto di allevare il proprio figlio come meglio si crede non si trasformi in un’ostinata pretesa che denota un’assoluta incapacità di prendersi cura del suo bene. Una pretesa della quale faremmo bene ad occuparci un po’ tutti, anche se non si tratta di figli nostri. In questi mesi, ci è capitato di leggere di adolescenti che si sono rivolti ad un giudice per avere la possibilità di vaccinarsi, dinanzi alle posizioni dei genitori che negavano loro l’opportunità di farlo. E stiamo parlando, ovviamente, di situazioni estreme, quali possono essere quelle che spingono addirittura a fare causa alla propria famiglia... Ma quando si tratta di bambini che non sono certamente in grado di agire in questo modo, si avverte davvero una fastidiosa sensazione di impotenza.

E voi, cari lettori, cosa ne pensate? Ritenete accettabile che siano i genitori e non i medici a decidere sulla terapia da adottare per un minore?

09 Febbraio 2022

Se avete considerazioni da fare su questi temi, potete scriverci al nostro indirizzo mail fb@nextcomitaly.com oppure su Facebook o Instagram
Saremo lieti di rispondervi

 

 

 

 

 

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