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L’Iran e il Palazzo di Vetro

(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio.

Continuano in Iran, da quasi una settimana, le proteste che hanno avuto inizio in seguito alla morte di Mahsa Amini, la ventiduenne morta in ospedale venerdì scorso, tre giorni dopo essere stata arrestata e percossa dalla cosiddetta “polizia morale”, per avere commesso il gravissimo reato/peccato di lasciare che un suo ciuffo di capelli fuoriuscisse dal velo dal quale era avvolta. Quello su cui ci stiamo soffermando è soltanto l’ultimo di una serie di eventi che caratterizzano la politica repressiva che il regime sciita ha adottato, da ormai oltre quarant’anni, nei confronti delle donne iraniane. La Cnn ha reso noto che sono già cinque le persone che, in queste ultime ore, hanno perso la vita nel corso di manifestazioni indette per denunciare il potere opprimente delle autorità religiose nella vita quotidiana della gente comune. Le vittime sono state uccise da colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia ed altre 75 persone sono rimaste seriamente ferite.

A protestare sono soprattutto le donne che si tolgono gli hijab e li bruciano, si tagliano i capelli - ciocca dopo ciocca – e gridano “morte al dittatore”, riferendosi chiaramente alla “Guida Suprema”, l’ Ayatollah Ali Khamenei. Stando a fonti laiche del Paese, il fenomeno della rivolta – che, si noti, è soprattutto femminile – vede, per la prima volta, coinvolte anche donne non politicizzate, ma che sono tuttavia rimaste turbate da quanto è successo a Mahsa, nella consapevolezza che sarebbe potuto capitare ad una qualunque di loro.

Il mese scorso il presidente Raisi ha firmato un nuovo decreto particolarmente restrittivo sulle regole in materia di abbigliamento e castità, suscitando la rabbia della parte più libertaria della società iraniana e finendo, in tal modo, per esasperare ulteriormente gli animi e le situazioni. Non a caso, da quel momento, la “polizia morale” ha esteso la diffusione delle sue pattuglie per strada e, di conseguenza, ha potuto sottoporre un sempre maggior numero di donne a molestie e ad arresti, per via del loro abbigliamento ritenuto non perfettamente in linea con le direttive degli ayatollah. Ed a questo proposito, non sono pochi i video in possesso di organizzazioni umanitarie che riproducono scene di donne trattate con violenza, schiaffeggiate, picchiate con manganelli e portate via nei furgoni, all’interno dei quali è, purtroppo, possibile – come si è visto - fare anche la fine della povera Mahsa.

A questo punto, riteniamo di dover concludere la nostra “opinione” di oggi con una nota che se non fosse terribilmente vera, potrebbe persino apparire comica. Lo sapete che, dal 25 marzo scorso, l’Iran è entrato a far parte della Commissione ONU per i diritti delle donne? Si, avete capito bene: il regime che imprigiona e torture le ragazze che non indossano correttamente il velo è stato incaricato dalle Nazioni Unite di vigilare proprio sui diritti femminili…

Non c’è che dire: il Palazzo di Vetro sembra quasi voler affossare la sua credibilità, mostrando di ignorare, del tutto, cosa sia il senso del ridicolo.

Credits: Agenzia Fotogramma

22 Settembre 2022

Risultati del sondaggio sui nostri social:

Alla domanda "Continuano in Iran, da quasi una settimana, le manifestazioni di opposizione al regime sciita, iniziate subito dopo la morte di una ragazza di 22 anni, arrestata e percossa dalla “polizia religiosa” per aver lasciato che un ciuffo dei suoi capelli fuoriuscisse dal velo che la avvolgeva. Sembra strano, ma l’Iran siede anche nel Consiglio della Commissione ONU per i diritti delle donne. Secondo voi, le Nazioni Unite godono ancora di un minimo di credibilità?”

Il  18% di voi ha risposto SI, mentre il 82% ha risposto NO. Grazie per aver partecipato al sondaggio di Giornale Radio, continua a votare con noi! Giornale Radio conta su di te.

Se avete considerazioni da fare su questi temi, potete scriverci al nostro indirizzo mail fb@nextcomitaly.com oppure su Facebook o Instagram
Saremo lieti di rispondervi 

 

 

 

 

 

 

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