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Giornata mondiale contro la schiavitù dei bambini | Gli Occhi della Storia



A cura di Francesco Massardo Si stima che oggi siano 152 milioni i minori vittime delle nuove forme di schiavitù nel mondo. Di questi 72,1 milioni solo in Africa, il continente più colpito dal fenomeno. Ma anche l’Italia non è immune a questo fenomeno, secondo le ultime stime sarebbero addirittura 300mila i minori coinvolti nel nostro paese. E per restare sull' attualità 20 persone sono state arrestate il 9 Aprile scorso dalla Polizia a Bari e in altre città pugliesi con le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù allo sfruttamento della prostituzione e altri delitti contro la persona. Gli arrestati, alcuni dei quali sono finiti in carcere altri ai domiciliari, sono accusati di aver sfruttato giovani donne minorenni provenienti dalla Romania, secondo lo schema del lover boy fingendosi, cioè, innamorati di loro per attirarle in trappola e quindi obbligandole a prostituirsi adescando le vittime nel paese d'origine spesso attraverso i social network per mostrare alle ragazze il proprio elevato tenore di vita, alimentando l’illusione di una possibile vita migliore in Italia. Del resto, togliere libertà e speranze è storicamente un dramma patito quasi esclusivamente da chi non può difendersi. Nel mondo, una vittima su quattro di schiavitù moderna è un bambino e A livello globale, quasi un bambino su dieci deve lavorare invece di andare a scuola. I dati, che vanno ricordati in occasione dell’odierna Giornata mondiale contro la schiavitù dei bambini, sono tratti dall’Organizzazione mondiale del lavoro. 25 anni sono passati dalla sua istituzione, eppure nonostante i milioni di minori coinvolti è una ricorrenza quasi senza voce, anche in occidente, dove alle orecchie del cittadino medio, questi dati e questa storia potrebbero suonare come una perversa fantasia. Il 16 aprile in tutto il mondo si celebra LA Giornata mondiale di riflessione sul lavoro minorile, vietato da più di un secolo ma ancor oggi praticato. La giornata venne istituita nel 1995 dopo la morte di Iqbal Masih, un bambino pakistano di dodici anni operaio tessile, attivista e simbolo della lotta contro il lavoro minorile. Questa è la sua storia. Iqbal iniziò a lavorare a sei anni per contribuire ai bisogni della famiglia: incatenato ad un telaio, lavorava per 12 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. Fuggito a questa forma di schiavitù, definita moderna solo per ragioni cronologiche, ma non certo per le modalità o per i fini, Iqbal Masih cominciò a viaggiare e a partecipare a conferenze internazionali, sensibilizzando con parole e con lo sguardo di chi ha già vissuto troppo per essere solo un bambino, l’opinione pubblica sui diritti negati dei bambini lavoratori pakistani e di tutto il pianeta. Eppure, quando almeno per la sua storia personale il peggio poteva dirsi passato, Iqbal Morì in circostanze rimaste ancora oggi poco chiare e contraddittorie, il 16 aprile 1995. Era il giorno di Pasqua. Secondo alcuni era diventato una scomoda voce di denuncia delle enormi industrie tessili del Pakistan e di tutte quelle che basano i propri profitti e la propria manodopera sullo sfruttamento del lavoro minorile. sulla sua vita sono stati realizzati film e romanzi, mentre in Italia il racconto della sua infanzia è il tema della canzone Un pallone scritta da Enrico Ruggieri e cantata con Ermal Meta nel 2019. Il lavoro minorile non è però l’unica forma di schiavitù, e il nostro pianeta, da nord a sud è costellato di migliaia di Iqbal Masih. Come SOFIA, una delle tantissime ragazze nigeriane che per fuggire alla guerra e alla miseria ha attraversato il Sahara, finendo inevitabilmente nella rete dello sfruttamento sessuale in Libia, per poi terminare il suo viaggio nel nostro paese, dove, immancabilmente, è terminata nel giro della prostituzione, prima di essere aiutata dal progetto vie d’uscita curato da Save The Children Italia. O come gli oltre Centotrentamila bambini tanzaniani vivono come schiavi nelle case dei ricchi di Zanzibar. È una delle piaghe che più affliggono la Tanzania e allo stesso tempo è anche uno dei drammi meno noti e più sottaciuti del Paese dell’Africa orientale: lo sfruttamento minorile e l’impiego dei bambini come schiavi domestici nelle case private. Dati certi su quanti siano i minori costretti a lavorare oggi nelle case di famiglie benestanti o i strutture turistiche del Paese africano sono ovviamente difficili da reperire, ma Nel rapporto della ong locale Anti Slavery Tanzania si legge di quasi un milione di minori impiegati in questo tipo di lavoro, nel silenzio più totale. O ancora come nel katanga, dove Secondo le stime unicef del 2014 sono circa 40.000 i ragazzi e le ragazze minorenni impegnati nelle miniere del sud della Repubblica democratica del Congo. Molti di loro lavorano nelle miniere di cobalto, prezioso minerale utilizzato per la produzione di batterie ricaricabili utilizzate per i nostri cellulari, tablet, computer e altri dispositivi elettronici. Questi bambini lavorano in condizioni estreme, alcuni di loro più di dodici ore al giorno, senza alcuna protezione e percependo salari da fame. Si ammalano prima e più dei loro coetanei. Rischiano ogni giorno incidenti sul lavoro a causa di carichi troppo pesanti fino alla morte a causa dei frequenti crolli nelle grotte artigianali. Spesso sono picchiati e maltrattati dalle guardie della sicurezza se oltrepassano i confini della miniera. Alcuni di loro lavorano dopo aver frequentato la scuola, altri hanno per necessità abbandonato i libri. E poi ancora In Madagascar dove ci sono bambini coinvolti nella fabbricazione di mattoni, in Cambogia invece i più piccoli vengono impiegati nelle miniere, dove riescono a infilarsi con maggior facilità nei cunicoli sfruttando la bassa statura. In Zimbabwe i bambini lavorano nelle piantagioni di tè, mentre in India fabbricano bracciali o vestiti. Nella sola città di Dakar, in Senegal, 8mila bambini vivono come mendicanti, spesso schiavizzati dagli adulti. 152 milioni di bambini sfruttati economicamente e sessualmente significano 152 milioni di volti e storie di vita mortificate. Numeri, che non sempre si riescono ad associare a nomi, come quello di Zohra Shah, domestica presso una ricca coppia di Rawalpindi, Pakistan. La piccola Zohra, 8 anni appena, aveva lasciato la città di Kot Addu, nella provincia del Punjab, dove viveva con i genitori, per prestare servizio come bambinaia e cameriera per la ricca famiglia di Rawalpindi che, ingannandola, le aveva promesso di sostenerle gli studi. Venne invece uccisa nel 2020 dai suoi datori di lavoro, rea di aver fatto scappare due pappagallini chiusi in gabbia. L’onda di sdegno e rabbia che aveva sollevato la morte di Zohra travolse il Pakistan, dilagando in tutto il mondo, tanto che l’allora ministro dei Diritti Umani pakistano, Shireen Mazari, ha promesso di riformare la legge sul lavoro minorile del paese asiatico, che riconosce come illegale l’impiego di bambini nelle fabbriche ma non nelle case e nei ristoranti. E la pagina forse più buia di tutte è certamente quella dei bambini soldato in Yemen, Etiopia, Congo), senza dimenticare che anche i matrimoni precoci, quasi sempre imposti e consolidati in molte culture del mondo, sono considerati una forma di moderna schiavitù. La maggior parte dei bambini lavoratori si trova in Africa, dove si stima che circa il 20% dei minori lavora e non va a scuola. La maggior parte dei bambini che lavorano proviene da ambienti poveri e aiutano così le loro famiglie a soddisfare i propri bisogni, tanto che non è raro che gli stessi genitori dei bambini ne accettino e ne pratichino la schiavizzazione. La lotta al lavoro e allo sfruttamento minorile passa pertanto anche e soprattutto dalla lotta alla povertà.

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