Pagina Facebook di Giornale Radio   Pagina Twitter di Giornale Radio   Pagina Instagram di Giornale Radio   Canale Youtube di Giornale Radio 24

Ascolta i Podcast di Giornale Radio

Ascolta Giornale Radio All News

La Giornata Mondiale dell’Alimentazione | Gli Occhi della Storia



A cura di Francesco Massardo Il 16 ottobre in tutto il pianeta si festeggia la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Un appuntamento celebrato ogni anno per commemorare la fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, la FAO. Contrastare la fame nel mondo è una strana lotta. Per rispondere alla domanda ingente di cibo e acqua, non occorre aumentare l’offerta, ma suddividerla in modo più equo e più libero dai meccanismi di mercato. E lontane dalle insegne luminose dei fast food e dai container carichi di cibo ben 828 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2021 – 46 milioni di persone in più rispetto al 2020 e 150 milioni in più del 2019. Nel 2021, circa 2,3 miliardi di persone (29,3%) in tutto il mondo erano in una situazione di insicurezza alimentare moderata o grave – 350 milioni in più rispetto a prima dello scoppio della pandemia da COVID-19. Quasi 924 milioni di persone (11,7% della popolazione mondiale) hanno sofferto di insicurezza alimentare grave, con un aumento di 207 milioni in due anni. E dove vive la povertà crescono le ineguaglianze: Il divario di genere nell’insicurezza alimentare è cresciuto ancora nel 2021. In tutto il mondo, il 31,9% delle donne ha sofferto di insicurezza alimentare moderata o grave, rispetto al 27,6 % degli uomini: un divario di oltre 4 punti percentuali, rispetto ai 3 del 2020. Nutrirsi abbastanza è fondamentale tanto quanto nutrirsi bene: Quasi 3,1 miliardi di persone non potevano permettersi una dieta sana nel 2020, 112 milioni in più rispetto al 2019, come conseguenza dell’inflazione sui prezzi dei prodotti alimentari al consumo, a seguito delle ripercussioni economiche della pandemia da COVID-19 e della guerra e delle misure attuate per contenerla. Si stima che 45 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni abbiano sofferto di deperimento, la forma più letale di malnutrizione, che, in età infantile, aumenta fino a 12 volte il rischio di morte. Inoltre, 149 milioni di bambini sotto i cinque anni hanno subito un ritardo di crescita e di sviluppo, a causa di una carenza cronica di nutrienti essenziali nella loro alimentazione, contro 39 milioni di bambini in sovrappeso. Contrastare questi dati Significa accelerare la trasformazione verso sistemi agroalimentari più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili per una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore, senza lasciare indietro nessuno. “Sistema agroalimentare” è un termine complesso, che può sembrare lontano dalla realtà di tutti i giorni, ma è ciò da cui a ben vedere dipende la nostra vita. Ogni volta che mangiamo, diventiamo un anello di questo sistema. Il cibo che scegliamo e il modo in cui viene prodotto, preparato, cotto e conservato ci rendono parte integrante e attiva del corretto funzionamento di un sistema agroalimentare. Un sistema agroalimentare è sostenibile quando è disponibile una gran varietà di alimenti sufficienti, nutrienti e a prezzi accessibili a tutti, per cui nessuno soffre la fame o è esposto a qualsiasi tipo di malnutrizione. Al mercato o nei negozi di alimentari gli scaffali sono ben riforniti: meno cibo viene sprecato, più la filiera di approvvigionamento alimentare è resiliente a crisi come condizioni climatiche estreme, picchi di prezzo o pandemie, e al tempo stesso si limita l’aggravarsi del degrado ambientale o del cambiamento climatico. I sistemi agroalimentari sostenibili garantiscono la sicurezza alimentare e la nutrizione per tutti, senza compromettere le basi economiche, sociali e ambientali per le generazioni future. Favoriscono una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore. I sistemi agroalimentari danno lavoro a un miliardo di persone in tutto il mondo, più di qualsiasi altro settore economico. Inoltre il modo in cui produciamo, consumiamo e, purtroppo, sprechiamo il cibo ha pesanti ripercussioni sul nostro pianeta, in quanto le risorse naturali, l’ambiente e il clima vengono esposti inutilmente a un forte stress. Fin troppo spesso la produzione alimentare deteriora o distrugge gli habitat naturali, contribuendo all’estinzione delle specie. Questo problema ci costa migliaia di miliardi di dollari ma, soprattutto, i nostri sistemi agroalimentari stanno causando profonde disuguaglianze e ingiustizie nella nostra società globale. Tre miliardi di persone non possono permettersi un’alimentazione sana, mentre il sovrappeso e l’obesità sono in costante aumento in tutto il mondo. Il Food Waste Index Report dell’UNEP che si concentra sulle fasi della filiera successive alla produzione primaria, quindi sugli scarti che si verificano a livello domestico, di ristorazione e di vendita al dettaglio stima lo spreco di cibo attorno al 17% della produzione alimentare globale. Si tratta di 931 milioni di tonnellate ogni anno (dati relativi al 2019): il 61% proviene dalle famiglie (74 kg pro capite l’anno), il 26% dalla ristorazione (32 kg pro capite/anno) e il 13% dalla vendita al dettaglio (15 kg). Quasi 570 milioni di tonnellate di questi rifiuti hanno origine a livello domestico. Mediamente ad ogni essere umano corrispondono 74 chilogrammi l’anno di rifiuti alimentari “senza grandi differenze, come invece si credeva in precedenza, tra Paesi a reddito medio-basso ai Paesi ad alto reddito”, spiega il report: “Le stime precedenti dello spreco alimentare dei consumatori ne sottovalutavano significativamente la portata. Sebbene i dati non consentano un solido confronto nel tempo, lo spreco alimentare a livello di consumatore (domestico e ristorazione) sembra essere più del doppio della precedente stima FAO”. E questa occidentalizzazione dei paesi in via di sviluppo non sembra destinata a ridursi. Secondo Boston Consulting Group, da qui a 8 anni gli sprechi alimentari aumenteranno del 40%: nel 2030, stima l’istituto di consulenza statunitense, getteremo via oltre 2 miliardi di tonnellate di cibo all’anno, per un valore di 1,5 trilioni di dollari. E l’Italia? Se l’obiettivo è ridurre questa impressionante quantità di cibo che diventa rifiuto, il nostro Paese pare sulla strada giusta. Secondo l’UNEP, lo spreco alimentare in Italia relativo alle fasi finali della filiera raggiunge (2019) i 4 milioni di tonnellate (67 chilogrammi a testa ogni anno). Un risultato migliore di quello di Paesi come Gran Bretagna (5,2 milioni di tonnellate, 77 kg pro capite), Spagna (3,6 milioni di tonnellate, 77 kg pro capite) della Francia (5,5 milioni e 85 kg pro capite) e Germania (6,2 milioni di tonnellate totali, 74 chilogrammi pro capite/anno). Fanno invece meglio dell’Italia, ad esempio, Paesi come l’Olanda (50 kg pro capite), Belgio (50), Austria (39) e Irlanda (55. La recente pandemia del COVID-19 ha messo in luce che è necessario un urgente cambio di rotta: ha reso ancora più difficile per gli agricoltori – già alle prese con eventi climatici variabili ed estremi – vendere i loro raccolti, mentre l’aumento della povertà sta spingendo un numero sempre crescente di cittadini a ricorrere alle banche alimentari, e milioni di persone richiedono aiuti alimentari di emergenza. Sono necessari sistemi agroalimentari sostenibili, in grado di nutrire 10 miliardi di persone entro il 2050. Esistono le soluzioni. I governi devono riformulare vecchie strategie e adottarne di nuove, che favoriscano la produzione sostenibile di alimenti nutrienti a prezzi accessibili e promuovano la partecipazione degli agricoltori. Le strategie dovrebbero promuovere l’uguaglianza e la formazione, favorire l’innovazione, incrementare i redditi rurali, offrire ai piccoli agricoltori reti di sicurezza e garantire la resilienza al clima. Devono inoltre prendere in considerazione i diversi aspetti che influenzano i sistemi alimentari: formazione, salute, energia, protezione sociale, finanziamenti e molti altri ancora, creando equilibrio tra di essi. Devono inoltre essere sostenuti da un forte incremento di investimenti responsabili e da un solido supporto per ridurre problemi sociali e ambientali in tutti i settori, in particolare il settore privato, la società civile, i ricercatori e il mondo accademico. Anche i governi, il settore privato, la società civile, le organizzazioni internazionali e il mondo accademico hanno bisogno del nostro aiuto. È necessario intervenire su ciò che viene prodotto aumentando la nostra domanda di cibi nutrienti prodotti in modo sostenibile, e allo stesso tempo essere noi stessi più sostenibili nelle nostre azioni quotidiane, soprattutto riducendo le perdite e gli sprechi alimentari. Dobbiamo inoltre passare parola, sensibilizzando gli altri sull’importanza di uno stile di vita sano e sostenibile. Da questo dipendono gli sforzi per mitigare il cambiamento climatico, il degrado ambientale e per il nostro benessere. Dobbiamo creare un movimento alimentare che sostenga questo ambizioso cambiamento.

Condividi la notizia di Giornale Radio sul tuo profilo FacebookCondividi la notizia di Giornale Radio sul tuo profilo TwitterCondividi la notizia di Giornale Radio sul tuo profilo LinkedinCondividi la notizia di Giornale Radio con WhatsappCondividi la notizia di Giornale Radio con Telegram

GIORNALE RADIO

Giornale Radio, la radio libera di informare.

Notizie del giorno:

notizie di cronaca, di politica,notizie dal mondo, notizie sportive, di economia, di salute e tecnologia. Notizie di oggi in radio streaming, in WEB TV e in podcast.

SEGUICI SU
Pagina Facebook di Giornale Radio   Pagina Twitter di Giornale Radio   Pagina Instagram di Giornale Radio   Canale Youtube di Giornale Radio 24

Please publish modules in offcanvas position.