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L'arresto di Matteo Messina Denaro, la sua latitanza e le sacre alleanze | 17/01/2023 | Il Corsivo



A cura di Daniele Biacchessi L'arresto di Matteo Messina Denaro è avvenuto in Sicilia, in una clinica moderna, Villa Maddalena, nel centro di Palermo, dove il boss andava a curarsi da tempo e si era sottoposto a terapie oncologiche importanti. Il 15 gennaio 1993, anche Totò Riina venne fermato a Palermo, così come l'11 aprile 1996 gli investigatori scovarono Bernardo Provenzano in una masseria di Corleone. In Sicilia i vecchi capomafia continuavano ad esercitare il loro potere da ricercati e fin dentro le carceri dove poi sono stati reclusi e dove sono morti di vecchiaia. Hanno goduto di protezioni indicibili: in primis politiche, poi di funzionari dello Stato infedeli, e di una parte di popolazione siciliana. Del resto, come ha potuto restare latitante per oltre trent'anni uno come Messina Denaro, capo del mandamento di Castelvetrano in provincia di Trapani, ricercato come mandante ed esecutore delle stragi di Capaci e via d'Amelio nel 1992, e di quelle di Roma in via Fauro, Velabro e Laterano, di Firenze in via dei Georgofili, e di Milano in via Palestro? Chi aveva interesse a coprire la sua clandestinità? Messina Denaro garantiva, dopo gli arresti di Riina, Provenzano, Santapaola, Brusca, il legame indissolubile tra la vecchia mafia stragista, le nuove cosche, i patti con politica, mondo imprenditoriale, finanza occulta e poteri dello Stato. Con Messina Denaro nelle mani dello Stato finisce un'epoca, ma non termina la storia di Cosa Nostra come ricordava Giovanni Falcone "La mafia si caratterizza per la sua rapidità nell'adeguare valori arcaici alle esigenze del presente, per la sua abilità nel confondersi con la società civile, per l'uso dell'intimidazione e della violenza, per il numero e la statura criminale dei suoi adepti, per la sua capacità ad essere sempre diversa e sempre uguale a se stessa."

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