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Quella sedia lasciata vuota da Messina Denaro al processo per le stragi del '92 | 20/01/2023 | Il Corsivo



A cura di Daniele Biacchessi Il luogo è simbolico: l'aula bunker della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta dove si celebra il processo contro i mandanti delle stragi di Capaci e via D'Amelio. Le ore sono quelle concitate successive all'arresto dell'ultimo boss latitante da trent'anni, Matteo Messina Denaro, trasferito da Palermo al carcere speciale dell'Aquila e detenuto in regime di 41 bis. Sarebbe dovuta essere la sua prima apparizione pubblica in un Tribunale ma Denaro ha lasciato la sedia vuota durante il videocollegamento."Messina Denaro Matteo. Detenuto assente". Fa impressione la voce di Maria Carmela Giannazzo, la presidente della Corte di Assise di Appello, mentre dall'altra parte dei monitor c'è il vuoto. Denaro ha rinunciato a essere presente in videoconferenza, dal carcere de L'Aquila, con l'aula bunker di Caltanissetta a causa della sua prima seduta di chemioterapia a cui viene sottoposto all'interno dell'istituto penitenziario. L'udienza è slittata al 9 marzo. Il boss parlerà? "Nessuno di noi può sapere cosa passa in questo momento nella sua mente. È sicuramente depositario di conoscenze sulla stagione stragista del 1992-1994 che ancora oggi non sono conosciute sulla base degli altri collaboratori, perché il livello di conoscenza di Messina Denaro, per il rapporto strettissimo che aveva con Riina, è superiore a tutto quello che ci è stato raccontato fino ad oggi", spiega il procuratore generale di Caltanissetta Antonino Patti. Matteo Messina Denaro non è stato solo uno dei mandanti degli omicidi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e delle loro scorte, ma uno di coloro che già nella fase iniziale aveva messo mano a questo progetto con la missione romana del febbraio 1992 di cui è protagonista materiale insieme a Graviano e altri. Ci sarebbe ancora tanto da sapere e scoprire, ma al di là dei cavilli burocratici, delle manovre della difesa, dei certificati medici, pare improbabile una sua collaborazione con la giustizia.

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