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Patrimoniale, il PD vuota il sacco: “È un problema che il Paese ha e va affrontato”

today9 Giugno 2026

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Patrimoniale, il PD vuota il sacco: “È un problema che il Paese ha e va affrontato”

Il dibattito sulla giustizia fiscale torna a incendiare l’agenda politica italiana, sollevando interrogativi sulla tenuta della coalizione progressista e sulle reali intenzioni del Partito Democratico. L’onorevole Andrea De Maria, esponente dem di lungo corso, è intervenuto nel programma Il Timone delle 13 con Paolo Sergio su Giornale Radio per fare chiarezza sulla proposta lanciata dalla segretaria Elly Schlein.

Senza giri di parole, De Maria ha rivendicato la necessità di una riforma che riequilibri il peso del fisco: “Spostare la pressione fiscale dal lavoro dall’impresa alla rendita finanziaria è un problema che il Paese ha”. Per il PD non si tratta di una bandierina ideologica, ma di una risposta strutturale a una disparità che frena la crescita nazionale.

Basta propaganda: dire agli elettori la verità

Uno dei punti più caldi del confronto riguarda la tempistica e l’opportunità politica di parlare di nuove tasse, specialmente a ridosso degli appuntamenti elettorali. Di fronte alle critiche di chi, come Italia Viva, ritiene controproducente affrontare il tema in campagna elettorale, De Maria ha risposto con fermezza: “Io penso che noi alle elezioni dobbiamo dire quello che veramente vogliamo fare, non che dobbiamo nascondere delle cose”.

La linea è quella della trasparenza totale contro quella che viene definita “propaganda” della controparte. Per il deputato dem, il Paese non può più permettersi di ignorare il carico fiscale che grava su chi produce ricchezza, mentre altri settori restano privilegiati: “Sgravare una parte della pressione fiscale da chi paga da sempre le tasse e produce ricchezza e lavoro, invece su rendite spesso parassitarie, è un problema che il Paese ha”.

La dimensione europea per colpire i redditi altissimi

La fattibilità tecnica di una patrimoniale resta uno dei nodi principali, con il rischio di fughe di capitali se applicata a livello puramente nazionale. De Maria non nega le difficoltà, ma indica una via d’uscita chiara: la cooperazione internazionale.

Certamente a livello di un singolo Stato nazionale ci sono delle evidenti controindicazioni”, ha ammesso, sottolineando però che Schlein ha parlato “prioritariamente di una dimensione europea che è quella a cui realisticamente una proposta come questa si può collocare”. L’obiettivo non è colpire il ceto medio, ma concentrarsi sulle vette della piramide economica: “Bisogna capire quali redditi si toccano, bisogna stare su redditi veramente molto alti, molto rilevanti”.

Ponte sullo Stretto: la viabilità prima dei grandi progetti

Oltre al fisco, l’attualità politica è stata scossa dalle recenti indagini su presunti casi di corruzione legati al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. De Maria ha ribadito la posizione netta del suo partito, che va oltre le vicende giudiziarie ancora in corso.

Per quanto riguarda il ponte sullo stretto in quanto tale, noi siamo da sempre contrari e riteniamo che le priorità siano altre”, ha spiegato l’onorevole ai microfoni di Giornale Radio. Invece di investire risorse ingenti in un’unica grande opera, il PD propone di guardare alle necessità quotidiane dei cittadini siciliani: “C’è una priorità che riguarda la viabilità e la rete ferroviaria della Regione Sicilia, su cui forse bisognerebbe concentrarsi”.

L’identità politica che vince nei territori

L’intervista si è conclusa con una riflessione sui risultati dei ballottaggi e sull’anima del nuovo corso del PD. Nonostante i tentativi del centrodestra di minimizzare le sconfitte locali, De Maria vede un centrosinistra in salute e con un’identità ben definita.

Non è vero che un’amministrazione di centrosinistra o di centrodestra hanno le stesse cose”, ha incalzato, citando temi cruciali come l’integrazione, la sicurezza e le politiche ambientali. Il rafforzamento del partito, secondo De Maria, passa proprio dall’unione di diverse culture progressiste: “Io ho sempre creduto molto invece al fatto che nel PD si unissero le grandi culture progressiste, popolari, riformiste del Paese”. Un progetto che, secondo i dem, non è mai stato così attuale come oggi.

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