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Giornale Radio - Gli Occhi della Storia | Emanuela Orlandi

Gli Occhi della Storia | Emanuela Orlandi

(Tempo di lettura: 4 - 7 minuti)

A cura di Lapo De Carlo

La scomparsa di Emanuela Orlandi appartiene ad una delle pagine più misteriose e sconcertanti della storia di questo Paese, perché coinvolge la Chiesa, lo Stato e la criminalità. Lo sviluppo che parte da quello che sembra solo un rapimento, senza voler usare l’avverbio per diminuirne la portata, rivelerà delle verità talmente incredibili da lasciare senza parole chiunque si occupi di questa vicenda e chiunque venga a conoscenza, come voi, dei fatti.

Emanuela Orlandi nasce a Roma il 14 gennaio 1968 è la penultima di cinque fratelli. Ha appena terminato il secondo anno del liceo scientifico venendo rimandata a settembre in latino e francese. Ha un gran talento per la musica.

15 anni dopo, Mercoledì 22 giugno 1983, La città è in fermento perché la domenica successiva devono svolgersi delle elezioni politiche.

Emanuela trascorre il pomeriggio a lezione presso la scuola di musica della chiesa di Sant’Apollinare, entra alle 16 ed esce alle 18:45, in leggero anticipo rispetto al solito. Subito chiama a casa da un telefono pubblico, per chiedere alla madre il permesso di svolgere un lavoro, un uomo infatti l’aveva fermata per strada proponendole un lavoro di volantinaggio durante una sfilata di moda, offrendole 370 000 lire.

È l'ultimo contatto che Emanuela ha con la famiglia. In seguito viene accertato che la ditta di cosmetici in questione — che peraltro impiegava solo personale femminile — non aveva ha niente a che vedere con l'offerta di lavoro fatta alla giovane. Inquieta piuttosto che nello stesso periodo, altre adolescenti dell'età di Emanuela erano state adescate da un uomo con il pretesto fasullo di pubblicizzare prodotti cosmetici in occasione di eventi quali sfilate di moda o altro

In realtà intorno alle 17:00, era stata vista nei dintorni di palazzo Madama da due poliziotti, ognuno per proprio conto e da punti diversi, mentre parlava con un giovane alto e biondo che le mostrava quello che sembrava essere un campionario, accanto a una BMW, che tra l’altro si trovava in divieto di sosta. Alle compagne della scuola di musica, Emanuela aveva detto di doverlo rivedere alle 19:00 per discutere con lui dell’offerta di lavoro. Prima delle 19:00 molti testimoni riferiscono di aver visto Emanuela in diverse zone ma dopo le 19:00 non la vede più nessuno. Le ultime a vederla sono quattro compagni della scuola di musica (tre ragazze e un ragazzo) che la notano alla fermata dell’autobus 70, insieme ad altre due ragazze Maria Grazia e Raffaella. Intorno alle 19:30, prima Maria Grazia e poi Raffaella, salirono su due autobus diversi dirette a casa, mentre, a detta di Raffaella, Emanuela non salì a sua volta sul mezzo pubblico, perché troppo affollato, e disse che avrebbe atteso quello successivo. Da questo momento, della ragazza si perdono le tracce La sera, Emanuela non torna a casa. La notte trascorre con la famiglia, dal padre Ercole al fratello Pietro che cercano disperatamente notizie facendo telefonate a tutti gli amici e i conoscenti della ragazza, poi vanno dalla polizia a denunciare la scomparsa. Al commissariato invece di partire subito con le ricerche frenano il padre e lo invitano ad aspettare con la denuncia, la quale verrà fatta solo la mattina seguente.

Da qui parte un'altra storia, fatta di intrecci, ambiguità, misteri, ricatti intrecciati al male assoluto e da millantatori, persone ambigue e meschine responsabili direttamente e indirettamente della scomparsa della ragazza.

Diviene celebre l’immagine del poster in bianco e nero con una foto sgranata che ritrae Emanuela, sotto la dicitura: Scomparsa. L’immagine grazie alla famiglia appare in tutta Roma e su “Il Messaggero” e il Tempo e diventerà tristemente famosa. La polizia però fatica a prendere la cosa sul serio.

Due giorni dopo la scomparsa due testimoni, un ragazzo e il titolare di un bar riferiscono di aver visto Emanuela ma le loro testimonianze si rivelano improduttive e reticenti.

11 giorni dopo la scomparsa il Papa fa un appello che il fratello di Emanuela, Pietro commenta così

Il 5 luglio alla sala stampa vaticana arriva una telefonata di un uomo, ribattezzato "l'Amerikano"che afferma di tenere in ostaggio Emanuela Orlandi, sostenendo che molti altri elementi sono già stati forniti da altri componenti della sua organizzazione, "Pierluigi" e "Mario" considerati all’inizio i primi testimoni , e richiede l'attivazione di una linea telefonica con il Vaticano. L’uomo parla di ALI Agca il quale aveva sparato al Papa in nel 1981, chiedendo un intervento del Papa perché venga liberato entro il 20 luglio. Questa una parte della telefonata

Le indagini proseguono e gli intrecci con la scomparsa di un'altra ragazza Mirella Gregori, rapita un mese e mezzo prima sempre a Roma sembrano avere la stessa matrice. Anche la famiglia Gregori riceve telefonate anonime con mezzi indizi, viene chiesto al presidente Pertini di dare la grazia all’attentatore del Papa ma Pertini non lo fa, così in una di quelle conversazioni l’amerikano che dice che Mirella è stata uccisa perché Ali Agca non è stato liberato, come ricorda l’avvocato della famiglia Orlandi e ascoltando un breve stralcio della telefonata alla famiglia di Mirella

L’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela viene chiusa nel 1997, senza alcun risultato concreto ma solo tra tanti depistaggi. Secondo i giudici la pista internazionale era solo una cortina fumogena.

Il tempo passa, poi nel 2005 alla trasmissione Chi l’ha visto arriva questa telefonata

Giancarlo Capaldi procuratore aggiunto del caso Orlandi e Andrea Purgatori contestualizzano così, allargando ulteriormente il quadro e le connessioni inquietanti

Dunque un criminale acclarato viene sepolto in una tomba, vicina al luogo in cui è stata rapita Emanuela, che in genere è riservata a un cardinale. Una ricompensa per qualcosa che resta misterioso ma che coinvolge Stato, Chiesa e criminalità insieme. La connessione vede sullo sfondo lo Ior e il cardinale Marcinkus come spiegano la legale della famiglia Orlandi e la giornalista del Corriere della Sera Florenza Sarzanini e Purgatori

25 anni dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi Sabina Minardi, l’amante di De Pedis viene fuori con nuove dichiarazioni ed emerge un quadro ancora più torbido, la Orlandi è stata consegnata a De Pedis, come ricorda Giancarlo Capaldo

La Minardi fa tante dichiarazioni credibili poi improvvisamente tende per motivi inspiegabili a rendersi inaffidabili, inizia ad essere sempre meno lucida e la sua testimonianza viene screditata. La Orlandi è un tassello in un sistema di ricatti che fanno archiviare nuovamente l’inchiesta. In seguito viene ritrovata un audiocassetta con la voce che Pietro Orlandi e le persone vicine ad Emanuela riconoscono come la sua. E’ un audio terribile nel quale le voci degli uomini sono state tagliate e che viaggia tra lo scambio sessuale e il rito satanico. Viene deciso che si tratta di un audio preso da un porno ma non ci crede nessuno. Ne sentiamo un breve estratto perché è scioccante

L’audio prosegue per altri due minuti e lascia tutti sgomenti. Il fratello di Emanuela dicevamo che riconosce la voce e Capaldi conferma

Infine lo scrittore Gianluigi Nuzzi rilegge la decisione estrema di Ratzinger alla luce degli scandali sessuali ed economici nella Santa Sede e inserisce la vicenda di Emanuela Orlandi.

Dopo tutto quello che avete sentito non c’è bisogno di aggiungere altro. Emanuela ha incontrato il male, le persone che fanno parte di questa vicenda, sono esseri dalla morale immorale, dominati da una spietatezza priva di coscienza e dal pensiero ambiguo come rivela la surreale intervista a due tra Marco Fassoni Accetti, presunto rapitore di Emanuela e il fratello Pietro Orlandi.

L’equivocità che ha guidato le menti malate dietro alla scomparsa e al probabile omicidio di Emanuela Orlando fanno parte di un contesto nel quale la cattiveria ha preso diversi travestimenti in persone che sono ancora libere e in mezzo a noi. Libere di continuare a diffondere il male.

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22 giugno 2022

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