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Sta nascendo, in Europa, una nuova forma di proibizionismo

(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

A cura di Ferruccio Bovio

Sta nascendo, in Europa, una nuova forma di proibizionismo che condanna aprioristicamente l'alcol ed i prodotti alcolici, senza preoccuparsi di distinguere tra tipologie (e cioè differenziare i superalcolici da vino o birra) e modalità di consumo. Un orientamento che intende, quindi, applicare gli stessi criteri di giudizio sia nei riguardi del consumo moderato, che di quello eccessivo.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, nella sua sezione dedicata all’Europa, ha, infatti, appena adottato un documento che pone le basi per una piattaforma di lavoro contro il consumo di alcol. Piattaforma che però si discosta, sensibilmente, proprio da quanto, invece, previsto dalla Global alcol strategy (approvata lo scorso maggio dalla stessa OMS) e dalla votazione sul “Cancer plan” da parte del Parlamento europeo: e stiamo parlando di due documenti che non erano andati oltre l’esigenza di contrastare il consumo di alcol quando diventa dannoso.

Su questa inaspettata svolta dell’OMS, ha espresso la sua preoccupazione l'Unione Italiana Vini, evidenziando come “le linee guida, accolte integralmente e senza opposizioni, prevedano un contrasto al consumo tout court dell'alcol come priorità d'azione, con l'obiettivo di riduzione del 10% del consumo pro capite entro il 2025”.

In sostanza, continua l’Unione, si tratta di una misura che equivale ad un colpo di scure sul mondo del vino e che segna l'inizio di “una nuova ondata proibizionista per un settore del made in Italy che vanta un export di oltre 7 miliardi di euro e occupa 1,2 milioni di persone in Italia”.

Il progetto dell'OMS si propone, infatti, di raggiungere gli obiettivi di un taglio dei consumi di alcol attraverso una strategia ben mirata che consiste nell’ aumento della tassazione, nel divieto di pubblicità, di promozione e di qualsiasi azione di marketing, oltre all’obbligo di stampare la dicitura “health warming” su ogni etichetta. Le bottiglie di vino sarebbero, pertanto, destinate ad essere trattate come i pacchetti di sigarette. La logica che presiede a questo tipo di campagna “proibizionista” è, quindi, quella che qualsiasi livello di consumo - anche minimo - costituisca, comunque, un rischio per la salute. Un principio che, solo pochi mesi fa, era stato escluso dall’Europarlamento, quando si trattò di votare in merito al “Cancer Plan”.

“L'obiettivo di un taglio lineare ai consumi anche di vino - senza distinzione tra quelli compulsivi e moderati, oltre che tra le tipologie di bevande - risulta essere, lamenta l’Unione Italiana Vini, decisamente lontano dall'approccio alle politiche di prevenzione e formazione promosse dal comparto vinicolo, oltre che dai modelli di consumo moderato prevalenti in Italia di cui l' OMS Europa non tiene conto. La storia – conclude l'Organizzazione degli imprenditori del vino - ha insegnato come il proibizionismo non sia la soluzione per sconfiggere la piaga dell'alcolismo, ma soprattutto come il vino sia un simbolo del bere responsabile, della dieta mediterranea e non certo il protagonista di un disturbo da alimentazione incontrollata”. Per questo motivo, l'UIV si appella alla politica, che in questo caso si è dimostrata sorda e distratta, affinché difenda non solo uno dei punti di forza del made in Italy, ma anche un tessuto sociale rappresentato da migliaia di viticoltori che sono i “custodi dei territori e di una cultura millenaria parte integrante del nostro Paese”.

20 Settembre 2022


Le notizie di "Business Planet", la rubrica di Giornale Radio. In Redazione Ferruccio Bovio, in Studio Roberto Frangipane.

 

 

 

 

 

 

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