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La diplomazia dei chip: l’Europa cerca alleanze nella nuova sfida tra Usa e Cina

today7 Ottobre 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

I chip stanno ridisegnando la mappa degli equilibri geopolitici: servono azioni politiche per scongiurare stop nella catena di approvvigionamento e relativi rischi per la stessa sicurezza nazionale. In occasione del convegno ´La democrazia dei semiconduttori. Potere, innovazione e competitività strategica’, organizzato a Roma dal Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University, massimi esperti della diplomazia e delle istituzioni Ue hanno fatto il punto sulle sfide poste dalle microcomponenti chiave dell’IA.

“I sistemi conduttori sono il sistema nervoso della tecnologia”, sottolinea l’ambasciatore Armando Varricchio, invitato speciale per l’Innovazione e le nuove tecnologie del ministero degli Esteri. Con Taiwan che detiene il 90% della produzione “oggi Ue ed Usa sono chiamate ad implementare misure politiche e diplomatiche per la sicurezza della catena di approvvigionamento”, perché “in un mondo caratterizzato da crescenti tensioni globali, siamo tutti consapevoli della necessità di impedire contrasti”. Quindi “dobbiamo evitare che i semiconduttori, questi piccolissime particelle di silicio che contengono miliardi di dati, diventino il campo di battaglia di un nuovo scontro globale. Quando gli Stati Uniti e la Cina oggi si incontrano parlano di semiconduttori: bisogna evitare la crisi, bisogna usare la diplomazia”, spiega l’ambasciatore all’Adnkronos.

Dalla difesa alla sanità, dall’energia ai trasporti, dalle comunicazioni alla produzione, secondo le stime Wsts, il mercato dei semiconduttori chiuderà il 2026 con vendite globali superiori a 1,5 trilioni di dollari, in primis infrastrutture per l’intelligenza artificiale e memorie avanzate. “Tutti gli elementi di cui disponiamo confermano le implicazioni geopolitiche” della gara per i semiconduttori, afferma l’ambasciatore. “L’affidabilità della catena di forniture è indispensabile per la sicurezza economica”, quindi “servono decisioni politiche” improntate a su tre elementi chiave: “tecnologia, interdipendenza e fiducia” perché appare chiaro è che nessun paese può essere all’avanguardia da solo in un settore così avanzato, non ci può essere l’indipendenza”, conclude l’ambasciatore.

Sulla necessità di una strategia multilaterale nella ‘gara’ dei chip si sono soffermati i rappresentanti della Commissione Ue. “Nessuno stato europeo può affrontare da solo i rischi – affermano – l’Unione europea deve costruire partnership internazionali”. Sfida globale quella dei semiconduttori ma con la leadership del mercato nelle mani della piccola isola contesa dalla Cina con il 90% della produzione mondiale la carenza di forniture è un rischio sul tavolo ed avrebbe il costo iperbolico di 100 trilioni di dollari. Ecco perché, aggiunge l’alto funzionario della DG Communications networks, content and technology, “serve equilibrio tra sviluppo e partnership”, potenziando gli investimenti europei in chip dove il gap con i big player resta abnorme: 52 miliardi di euro tra pubblico e privato a tre anni dal lancio dell’European Chips Act , contro gli oltre 500 miliardi di dollari in cantiere in Corea del Sud. Bisogna rafforzare gli investimenti europei ma anche gli investimenti esteri in Ue: “si devono creare le condizioni per rendere l’Unione attrattiva – spiega – e allo stesso tempo sviluppare partnership internazionali, perché gli accordi bilaterali non sono sufficienti”.

Sui rischi della supply chain si soffermata Francesca Maremonti, ricercatrice dell’Istituto Affari Internazionali (IAI). “La leadership di Taiwan” ed “un’ecosistema improntato più all’efficienza che alla resilienza espongono il sistema a rischi”. A partire “dall’impatto di eventuali stop delle forniture energetiche in un’industria ad alta intensità come quella dei chip, come già si è visto con lo stop dello stretto di Hormuz per la guerra contro l’Iran”, ma anche, avverte, “rischi geopolitici se la Cina invadesse l’isola e di ‘politicizzazione’ delle forniture”.

Scritto da: Giornale Radio

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