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“Fra 20 anni 51 gradi in Sicilia e 45 a Milano”: l’allarme di Luca Mercalli sul futuro invivibile dell’Italia

today24 Giugno 2026

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“Fra 20 anni 51 gradi in Sicilia e 45 a Milano”: l’allarme climatico di Luca Mercalli sul futuro invivibile dell’Italia

Il caldo estremo di questi giorni non è un caso, ma un evento ampiamente previsto che sta mettendo a dura prova la tenuta del Paese. “L’avevamo detto e lo stanno ripetendo da 30 anni i modelli matematici: andiamo verso un mondo sempre più caldo con ondate di calore più frequenti e intense”.

Questa analisi spietata è stata al centro dell’intervento del climatologo Luca Mercalli nel programma Italia No Limits con Roberto Poletti su Giornale Radio. Per Mercalli, la frustrazione di chi studia il clima è palpabile di fronte a una realtà che bussa alla porta mentre la politica e l’opinione pubblica sembrano ancora distratte.

Il muro del negazionismo e gli interessi fossili

Nonostante l’evidenza dei dati, il negazionismo climatico non accenna a diminuire, anzi si fa più aggressivo. “Il livello delle minacce, degli insulti e della messa in dubbio dei dati scientifici è aumentato nell’ultimo anno e questo mi preoccupa”.

Secondo il presidente della Società Meteorologica Italiana, dietro questa spinta a negare la diagnosi degli scienziati ci sono motivazioni molto concrete e poco scientifiche. “Quando ci sono degli interessi economici dietro, la spinta a negare ha una precisa finalità che è quella di favorire l’uso dell’energia fossile invece di appoggiare la transizione verso le rinnovabili”.

Dal 2003 viviamo in una nuova normalità

Il punto di rottura risale a vent’anni fa, quando l’Europa scoprì per la prima volta la ferocia dell’anticiclone africano. “Dal 2003, l’anno di esordio della prima ondata di caldo africano, fu la prima volta che si misurarono 40 gradi a Milano come a Parigi”.

Da allora, quella che era un’eccezione è diventata la norma, con record che cadono uno dopo l’altro. “Oggi è la giornata più calda della storia della Francia con molte città a 44 gradi, una situazione complicata per la vita quotidiana in zone non abituate a queste temperature”.

Pianura Padana: il rischio di morire di caldo

Le città italiane, specialmente quelle del Nord, stanno diventando trappole termiche pericolose. La Pianura Padana è l’area più esposta a causa dell’assenza di vento e dell’elevata umidità che esaspera il disagio fisico.

Finché uno sta chiuso in casa col condizionatore acceso si sopporta, ma non è che puoi vivere tutta l’estate in un bozzolo artificiale”. Il rischio non è solo il malessere, ma la vita stessa, soprattutto per chi lavora all’aperto nell’edilizia o in agricoltura.

Il colpo di calore è una patologia mortale, per questo è obbligatorio interrompere il lavoro nelle ore più calde”.

Sicilia e Milano: le cifre di un disastro annunciato

Se le tendenze attuali non verranno invertite, le proiezioni per il prossimo ventennio descrivono un’Italia irriconoscibile dal punto di vista climatico. Partendo dal record di 48,8 gradi registrato a Siracusa nel 2021, la progressione appare inevitabile.

Fra 20 anni potremmo avere 51 gradi in Sicilia e 45 a Milano”. È un esercizio di realtà basato sui dati attuali che sposta il limite della vivibilità molto oltre la soglia di tolleranza umana, confermando che il futuro sarà segnato da temperature oggi inimmaginabili.

Un’urbanistica per sopravvivere al riscaldamento globale

Per mitigare i danni, Mercalli suggerisce un cambio radicale nel modo in cui costruiamo e viviamo lo spazio urbano. “Dobbiamo mettere in atto forme di adattamento, costruire città con più verde che siano più fresche rispetto alle aree asfaltate”.

La ricetta è chiara: fermare la cementificazione selvaggia e ripensare le città per renderle dei rifugi invece che dei forni. “Basta cementificazione e bisogna creare i rifugi climatici: c’è tutta un’urbanistica del riscaldamento globale che dovrebbe cambiare la faccia alle nostre città”.

Le prove della scienza su milioni di anni di storia

A chi sostiene che il caldo attuale sia solo un ciclo naturale come quelli del passato, Mercalli risponde con la forza dei dati strumentali e geologici. L’Italia possiede oltre 250 anni di dati misurati, ma grazie ai carotaggi in Antartide la scienza legge il clima di centinaia di migliaia di anni fa.

Oggi si può attribuire a ciascuna variazione del passato una causa, ma in questo momento non ci sono fattori naturali che dovrebbero generare il riscaldamento”. L’evidenza è nel cambiamento chimico dell’aria: “La composizione passata da 280 a 430 parti per milione non era mai successa negli ultimi 13 milioni di anni”.

Il peso dell’uomo su una Terra che cambia pelle

L’unico fattore nuovo in questa equazione millenaria è l’attività umana legata ai combustibili fossili. “Abbiamo tirato fuori da sottoterra una quantità colossale di carbone, petrolio e gas e bruciandola abbiamo cambiato la composizione dell’atmosfera”.

Non ci sono vulcani o cicli solari che tengano: l’aumento della temperatura è l’effetto diretto delle emissioni di gas serra. Per Mercalli, ignorare questa diagnosi significa rinunciare agli strumenti che la scienza ci offre per salvare la nostra quotidianità e la nostra sopravvivenza.

In sintesi

  • Previsioni shock: entro vent’anni la Sicilia potrebbe toccare i 51 gradi e Milano i 45.
  • Negazionismo: cresce l’ostilità verso la scienza, spesso alimentata da interessi economici legati alle energie fossili.
  • Città a rischio: la Pianura Padana diventa invivibile per l’afa; i condizionatori creano un “bozzolo” che non risolve il problema esterno.
  • Cause umane: i dati mostrano che l’attuale riscaldamento non ha precedenti naturali negli ultimi 13 milioni di anni ed è causato dai gas serra.

FAQ

È vero che siamo in un normale picco di calore naturale?

No. Mercalli chiarisce che l’attuale cambiamento nella composizione chimica dell’atmosfera non ha precedenti negli ultimi 13 milioni di anni e non dipende da fattori naturali.

Cosa si può fare per rendere le città meno calde?

Bisogna fermare la cementificazione, aumentare le aree verdi e progettare “rifugi climatici” per mitigare l’effetto isola di calore dell’asfalto.

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