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Venezia, il ticket sale a 50 euro: la mossa estrema per fermare l’invasione dei turisti

today25 Giugno 2026

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Venezia, il ticket sale a 50 euro: la mossa estrema per fermare l’invasione dei turisti

Venezia è al bivio. La proposta di innalzare il contributo d’accesso fino a 50 euro per i turisti giornalieri accende un dibattito feroce tra chi vuole blindare la città e chi teme di trasformarla definitivamente in un parco a tema.

Di questo scontro tra visioni opposte si è parlato approfonditamente nel programma Tutti ne parlano con Vicky Mangone su Giornale Radio, dove Danilo Minotto, direttore dell’Associazione Veneziana Albergatori, e Claudio Vernier, già presidente dell’associazione Piazza San Marco, hanno analizzato l’efficacia di una misura che punta a essere “più incisivi nel disincentivo” per i giorni di massima pressione.

L’obiettivo dichiarato è preservare la città dall’accusa di essere diventata un “museo Disneyland”, cercando di gestire un flusso che appare ormai fuori controllo.

Il fallimento della soglia psicologica dei 10 euro

Per Danilo Minotto, i due anni di sperimentazione hanno dimostrato che l’attuale contributo non rappresenta un deterrente economico reale per chi ha già deciso di visitare la laguna.

Abbiamo visto che chi è venuto ha pagato volentieri perché ha capito che serve per tutelare la città, però non ha raggiunto l’obiettivo che era quello di ridurre perché è una cifra troppo bassa per disincentivare chi vuole venire a Venezia”, ha spiegato il direttore dell’AVA.

L’idea di un tetto flessibile fino a 50 euro serve quindi a forzare un cambiamento radicale di abitudini: “Il principio è quello, cioè la città non è sempre piena. Si tratta di contingentare, rendere incentivare e disincentivare”.

L’intento non è escludere nessuno, ma spalmare le visite in periodi come quello tra novembre e febbraio, quando la città è quasi vuota.

Il denaro non compra l’educazione

La visione di Claudio Vernier è diametralmente opposta. Per l’ex presidente dell’associazione Piazza San Marco, alzare il prezzo dell’ingresso è una “gavella” che irrita il visitatore senza risolvere i problemi strutturali di decoro e vivibilità.

Il denaro non fa la qualità del turista né l’educazione, non è che se uno ha i soldi è educato e allora è curioso ed è interessato”, ha incalzato Vernier durante l’intervista.

Il timore è quello di trasformare Venezia in una città a pagamento riservata solo a chi ha grandi disponibilità economiche, ignorando che l’overtourism soffoca i residenti da oltre dieci anni.

Il veneziano subisce perché i servizi non sono adeguati né per il cittadino né per la quantità di turisti che arrivano”, ha aggiunto amaramente, descrivendo un rapporto schiacciante tra i 35 milioni di turisti annui e i meno di 50.000 residenti rimasti.

Il paradosso della terraferma e dei giornalieri

Un punto critico sollevato da Vernier riguarda l’esercito silenzioso di turisti che dorme a Mestre. “Se una persona dorme all’interno del Comune di Venezia, ma in terraferma, ha comunque diritto di venire nella Venezia insulare senza né doversi prenotare né pagare nessun tipo di contributo d’accesso”, ha denunciato.

Con oltre 35.000 posti letto in terraferma in continua crescita, il rischio è che il ticket da 50 euro colpisca solo chi viene da fuori regione, ignorando chi satura le calli arrivando in treno o bus dalla stazione di Mestre.

O si capisce che i due territori vanno gestiti non solo quando fa comodo, ma anche sulla gestione del turismo in maniera differente oppure non se ne viene fuori”, ha avvertito Vernier.

La rabbia dei contribuenti e il miraggio dei servizi

Il ticket d’ingresso tocca anche i nervi scoperti dei cittadini italiani, che vedono nella tassa una limitazione del diritto di circolazione.

Un ascoltatore ha sintetizzato il malumore collettivo ai microfoni di Giornale Radio: “Io sono cittadino italiano, pago le tasse in Italia, quindi devo avere tutti i diritti. Se voglio andare a Venezia a passeggiare non devo pagare niente”.

Vernier ha proposto un modello alternativo basato sulla restituzione della somma pagata sotto forma di servizi reali: “Ti chiedo 10 o 20 euro, ma poi te li restituisco in servizi. Vuoi andare in bagno? Il bagno qui purtroppo non è gratuito, costa 1,50 euro”.

Senza contropartite tangibili, il ticket viene percepito solo come un “salasso” che non garantisce né pulizia né decoro.

Elevare la qualità per ritrovare il rispetto

Minotto scommette invece sulla selezione dell’offerta e sulla riqualificazione della destinazione per migliorare il comportamento dei visitatori. “Più si eleva la qualità della città, più chi viene a Venezia si comporterà bene”, ha affermato, citando l’esempio di civiltà di Montecarlo.

Secondo gli albergatori, puntare su hotel di alta categoria e contrastare la “paccottiglia” commerciale è l’unica strada per cambiare una tendenza negativa che dura da decenni.

Questa qui è una misura che vorremmo arrivare a tendere e poi forse un giorno non servirà neppure il contributo d’accesso perché la città verrà rispettata”, ha concluso Minotto, auspicando che Venezia torni a essere una città accogliente e fruibile per tutti, ma nel rispetto dei suoi fragili equilibri.

In sintesi

  • Ticket fino a 50 euro: proposta una tariffa massima flessibile per scoraggiare l’arrivo dei turisti giornalieri nei giorni di massima pressione.
  • Deterrente economico: per l’Associazione Veneziana Albergatori, la soglia di 10 euro è troppo bassa per modificare i flussi turistici.
  • Protesta dei residenti: Claudio Vernier denuncia che il denaro non garantisce educazione e che la città soffre per servizi inadeguati.
  • Nodo Mestre: chi dorme in terraferma, dove ci sono oltre 35.000 posti letto, è esentato dal ticket, aggravando il congestionamento della Venezia insulare.

FAQ

Perché si vuole aumentare il ticket a 50 euro?

Per essere più incisivi nel disincentivare le visite giornaliere nei giorni di eccessivo affollamento, obiettivo non raggiunto con la tariffa da 10 euro.

Chi è esentato dal pagamento del contributo d’accesso?

Sono esentati i residenti, i lavoratori, anche nei giorni festivi, chi pernotta in strutture della città e chi si reca a Venezia per motivi di studio.

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