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“Le donne ricevono il 34% in meno rispetto agli uomini”: l’abisso previdenziale che gela l’Italia

today25 Giugno 2026

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“Le donne ricevono il 34% in meno rispetto agli uomini”: l’abisso previdenziale che gela l’Italia

I dati dell’INPS fotografano un’Italia ferma a una disparità di genere che non si esaurisce con la fine della vita lavorativa, ma si aggrava drasticamente al momento del ritiro. Il divario previdenziale nel nostro Paese ha raggiunto livelli allarmanti: le donne ricevono mediamente il 34% in meno rispetto ai colleghi uomini.

Di questo abisso economico ha parlato Alessandro Ferone, esperto previdenziale di Pension Exit, intervenuto nel programma Next Economy con Manuela Donghi su Giornale Radio, dove ha denunciato come il sistema attuale stia letteralmente “tagliando le gambe” a metà della popolazione italiana.

L’Italia fanalino di coda dell’Europa

Il confronto con i partner europei è impietoso e mostra un Paese strutturalmente in ritardo. Se nell’Unione Europea la media del divario pensionistico si attesta attorno al 25% e nei Paesi del Nord scende addirittura al 10%, l’Italia resta ancorata a cifre da emergenza sociale.

Siamo sicuramente indietro rispetto ad altri Paesi europei, sia in termini proprio di equità anche di lavoro tra uomini e donne, sia in termini proprio di pensionamento”, ha spiegato Ferone.

Non è solo una questione di contributi versati, ma di un’eredità culturale pesante: “È un tessuto sociale e culturale che ci portiamo dietro da decenni”.

Il ricatto tra famiglia e carriera

Il cuore del problema risiede in un sistema di welfare che costringe le lavoratrici a scelte impossibili. La discontinuità delle carriere e il part-time involontario sono figli di uno Stato che non sostiene la genitorialità come altrove.

La donna sicuramente non è accompagnata da un sistema di welfare statale che è sostenibile per consentirle di avere una carriera al pari di quella che può avere un uomo”, ha sottolineato Ferone.

Spesso quella che viene chiamata scelta è in realtà un’imposizione: “Non è una scelta, è un obbligo, e ci si sente costretti a dover scegliere necessariamente solo la famiglia a discapito di una carriera o di una pensione consona”.

Il colpo mortale a Opzione Donna

Le decisioni politiche recenti sembrano aver imboccato una strada punitiva nei confronti delle tutele femminili. Ferone è stato categorico nel commentare la fine dei regimi agevolati per l’uscita anticipata: “Hanno scelto di portare a morte, mi passi il termine, l’Opzione Donna”.

Quello che era nato come un passo verso le donne per compensare i decenni di disparità sociale è stato praticamente cancellato. Secondo l’esperto, questo provvedimento ha un impatto devastante: “Questo ha tagliato ulteriormente le gambe, porterà le donne a dover maturare quasi sempre il solo diritto alla pensione di vecchiaia”.

La trappola dei contratti e dei colloqui

Un paradosso tutto italiano riguarda la parità retributiva sulla carta e la realtà degli assegni. Sebbene i Contratti Collettivi Nazionali non facciano distinzioni di genere, il divario si insinua nelle pieghe della discrezionalità e delle trattative private.

In sede di colloquio si innescano dinamiche dove poi si trovano accordi che spesso vanno a discapito della lavoratrice”, ha svelato Ferone.

La speranza ora è riposta nella nuova direttiva europea sulla trasparenza: “La norma vieta le clausole di segretezza salariale, e questo rende più chiaro quello che può essere anche la contrattazione che avverrà successivamente”.

Riforme urgenti per un modello insostenibile

Il sistema previdenziale rischia il collasso se non riconosce il valore sociale del lavoro di cura, che grava quasi esclusivamente sulle spalle femminili. Le donne vivono statisticamente più a lungo, ma con assegni che non garantiscono una vecchiaia dignitosa.

Ci aspettiamo delle riforme in termini di welfare e di sostegno alle famiglie che consentano di trovare quell’equilibrio per portare avanti una carriera solida”, ha concluso l’esperto.

Senza un cambio di rotta radicale, il 34% di differenza resterà una macchia indelebile sulla nostra economia.

In sintesi

  • Divario shock: in Italia le donne percepiscono una pensione inferiore del 34% rispetto agli uomini, contro il 10% del Nord Europa.
  • Welfare carente: la mancanza di sostegni statali obbliga molte donne a scegliere tra figli e lavoro, creando carriere discontinue.
  • Fine agevolazioni: l’abolizione di fatto di Opzione Donna viene vista come un “colpo mortale” alla flessibilità previdenziale femminile.
  • Trasparenza: la nuova direttiva UE sulla trasparenza salariale mira a eliminare le penalizzazioni che nascono durante i colloqui di lavoro.

FAQ

Perché le pensioni delle donne sono così basse nonostante i contratti collettivi?

A causa della discontinuità lavorativa, del part-time forzato e di negoziazioni individuali in sede di colloquio che spesso penalizzano le lavoratrici.

Cosa cambia con la fine di Opzione Donna?

Le donne perdono una possibilità di uscita anticipata dal lavoro, venendo spinte quasi esclusivamente verso la pensione di vecchiaia con requisiti più rigidi.

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