IL CORSIVO

“Extraprofitti”

today4 Settembre 2026

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Scritto da Ferruccio Bovio

L’UNEM (l’Associazione che riunisce le imprese che operano nel settore della raffinazione, della logistica e della distribuzione dei prodotti petroliferi) ha inviato una lettera alla Presidenza del Consiglio ed al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, avvertendoli che ulteriori prelievi fiscali – ossia, quelli sui cosiddetti “extraprofitti” – “andrebbero a drenare capacità di investimento e costituirebbero un disincentivo a operare in Europa”.

Quando le quotazioni delle materie prime salgono, è normale che chi le estrae, chi le lavora e chi le commercializza guadagni di più, perché – almeno in una certa misura – dispone del potere di influenzarne i prezzi. Pertanto, non deve stupire se, recentemente, Italia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia abbiano chiesto alla Commissione europea di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Un’idea che però, non ha incontrato i favori di Bruxelles, convinta che un’eventuale tassazione sarebbe di competenza dei singoli Stati membri.

Ciò nonostante, il nostro Governo rimane del parere che, in questo campo, un coordinamento a livello comunitario sarebbe, invece, assolutamente necessario, per evitare squilibri di mercato che potrebbero penalizzare i nostri grandi operatori nazionali (come Eni o Enel), rispetto ad altri concorrenti internazionali.

Più in generale, sul tema dell’assoggettamento degli extraprofitti ad un prelievo fiscale straordinario, si registra, comunque, nel nostro Paese, una considerevole ed inusuale “trasversalità” anche tra i partiti – dalla Lega al PD – i quali premono, infatti, affinché si proceda, egualmente, in tal senso per finanziare iniziative a sostegno delle famiglie e delle imprese.

Già, ma che cosa si intende quando si parla di extraprofitti? Di solito, si pensa a profitti che superano quelli considerati “normali” per le imprese che lavorano in un determinato settore. E qui sorge però un quesito di fondo: ed è quello che si riferisce alla definizione di quale possa mai essere la dimensione di un profitto normale. Le grandi compagnie petrolifere ed energetiche devono, indubbiamente, i loro attuali altissimi guadagni ad una situazione geopolitica particolare che, certamente, le sta favorendo: così come, del resto, un domani potrebbe, invece, penalizzarle, qualora mutassero le condizioni di mercato.

In sostanza – dicono i petrolieri – noi non stiamo facendo nulla di illegale, ma stiamo molto più banalmente sfruttando la congiuntura del momento, in una maniera che non si discosta per nulla dal normale rispetto delle regole di mercato. D’altra parte, non va neppure trascurato il fatto che all’incremento dei profitti di ogni impresa (e, quindi, anche di quelle del settore energetico), corrisponde sempre anche una conseguenziale crescita del gettito fiscale – sia sotto forme di imposte dirette, che indirette (Iva in particolare) – da cui lo Stato incamera, quindi, maggiori risorse da destinare ai suoi obiettivi prioritari.

Ecco perché, nell’appello indirizzato a Palazzo Chigi, l’UNEM segnala il rischio che un inasprimento fiscale nei confronti del comparto petrolifero, possa finire per spostare altrove gli investimenti, andando così ad aggravare sia la nostra dipendenza dalle importazioni di prodotti raffinati, che la perdita di competenze industriali.

Scritto da: Ferruccio Bovio


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