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Da che parte stare? | Il Punto della Settimana

today30 Marzo 2025

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In Italia, durante la Prima Repubblica, le scelte di politica estera hanno spesso diviso i partiti e condizionato sia le coalizioni di governo, che le alleanze internazionali: ricordiamo, ad esempio, come le opposizioni, nel 1949, si schierarono contro l’ingresso del nostro Paese nella NATO o come, nel 1957, dissero di no alla sottoscrizione dei Trattati di Roma e come, nel 1979, lo fecero nei confronti dell’adesione della lira allo SME, il Sistema Monetario Europeo. Ma anche negli ultimi trent’anni, non sono mancati argomenti che sono risultati profondamente divisivi (si pensi all’euro si – euro no, o all’accettazione del Meccanismo Europeo di Stabilità).

Adesso, in un momento storico in cui l’assetto geopolitico viene sconvolto da un rimescolamento di carte che disconosce le alleanze più consolidate e tradizionali, che sbeffeggia le regole del diritto internazionale, che mette in discussione i principi della globalizzazione dell’economia e che minaccia la sicurezza dei popoli, l’Italia non perde, purtroppo, l’occasione per confermarsi proprio in quella sua cronica incapacità di esprimere una linea omogenea di politica estera, andando, invece, a dividersi in almeno due filoni molto lontani fra di loro. Ma la particolarità che ci colpisce, risiede soprattutto nel fatto che i diversi orientamenti non segnano uno spartiacque ben preciso (e, tutto sommato, anche parzialmente giustificabile) tra maggioranza e opposizione, ma tracciano, invece, una demarcazione all’interno stesso dei due schieramenti. Salvini e Conte – magari con sfumature diverse – la pensano, infatti, sostanzialmente allo stesso modo sulla questione cruciale che riguarda la funzione che deve svolgere l’Europa nei nuovi contesti mondiali…ma le loro convergenze di vedute – già, comunque, sperimentate e naufragate ai tempi del governo giallo/verde – finiscono, in realtà, per obbligare le coalizioni di cui fanno rispettivamente parte, a cercare punti di mediazione che danneggiano – soprattutto sul piano internazionale – la credibilità e la coerenza  delle loro posizioni politiche. E così, Palazzo Chigi, per non lasciare campo troppo aperto alle manovre del leader leghista, procede a “passi tardi e lenti” sulla strada che dovrebbe, invece, rapidamente condurlo a quei livelli di autorevolezza politica e morale che spetterebbero, senz’altro, ad un grande Paese come l’Italia. A sua volta, sul versante opposto, il Pd di Schlein – costantemente impegnato nella costruzione di una vasta alleanza elettorale che vada dai 5 Stelle ad Alleanza Verdi Sinistra – ha le sue belle patate bollenti da sbucciare quando, per cercare di non scontentare troppo nessuno, è costretto ad assumere degli atteggiamenti che lo portano persino ad isolarsi dal resto del Partito Socialista Europeo, al Parlamento di Strasburgo.

Pertanto, non ci meraviglieremmo affatto se, nel medio termine, con l’incalzare di problemi che imporranno scelte di campo sempre più univoche ed affidabili, un governo che si illudesse di reggere a lungo in una condizione di ambiguità come quella in cui versa la nostra attuale maggioranza, finisse poi per dover alzare bandiera bianca dinanzi all’inesorabile richiesta di chiarezza che sarà, inevitabilmente, pretesa da tutti i suoi interlocutori internazionali. Sia da quelli di cui fosse timidamente nemico, che da quelli di cui fosse ambiguamente alleato.

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