Il volume prende spunto dal 4 novembre 1995, giorno in cui Yitzhak Rabin — allora Primo Ministro israeliano — fu assassinato da un giovane estremista dopo una manifestazione per la pace a Tel Aviv. Non si tratta di una biografia tradizionale, bensì di un “viaggio narrativo e civile” che attraversa luoghi, memorie, comunità e famiglie, ponendo al centro l’eredità politica e umana di Rabin, e la domanda: «cosa resta della sua visione di pace» in un Medio Oriente ancora gravato da conflitti. Tra le voci raccolte ci sono quelle di familiari (ad esempio la figlia Dalia Rabin), di vittime di conflitti israeliani e palestinesi che scelgono strade di riconciliazione, e di chi invita a superare il mito del martirio per costruire una leadership orientata al futuro.
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