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Svolta Nucleare: “È un passo importante, ma è il primo di molti”

today5 Giugno 2026

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Svolta nucleare: “È un passo importante, ma è il primo di molti”

L’Italia si trova a un bivio energetico decisivo. Il recente passaggio alla Camera del disegno di legge delega sul nucleare sostenibile ha riacceso i riflettori su una tecnologia che, per anni, è rimasta ai margini del dibattito nazionale. Per il professor Marco Ricotti, ordinario al Politecnico di Milano ed esperto di reattori avanzati, il segnale politico è chiaro ma rappresenta solo l’inizio: “È un passo importante, ma è il primo di molti passi che l’Italia dovrà percorrere se vorrà andare in questa direzione”.

Oltre il clima: economia e sovranità nazionale

Il nucleare non è più solo una questione di emissioni, ma di sopravvivenza del sistema Paese. Ricotti ne ha parlato ai microfoni di Italia No Limits, condotto da Roberto Poletti dal lunedì’ al venerdì dalle 17 alle 20, sottolineando come l’opzione dell’atomo sia già una realtà consolidata in dodici nazioni europee, con modelli che vanno dalla Francia alla Spagna.

Secondo l’esperto, l’Italia deve guardare ai fatti: “Il tema non è solo la decarbonizzazione, ma è anche la competitività economico-industriale e una riduzione delle dipendenze geopolitiche strategiche”. In un mondo segnato dall’instabilità, integrare il mix energetico con il nucleare diventa una scelta pragmatica per chi vuole “affrontare seriamente il tema energetico oggi”.

La nuova scala dell’atomo: dai grandi impianti ai piccoli reattori

Quando si parla di centrali, l’immaginario collettivo corre a strutture mastodontiche. Ricotti chiarisce le proporzioni: l’edificio di una grande centrale moderna “potrebbe essere grande come un paio di grandi centri commerciali”. Un singolo grande reattore da oltre 1000 MW può alimentare una metropoli come Milano, occupando un’area di circa un chilometro quadrato.

Tuttavia, la vera innovazione risiede nella taglia ridotta: “Con i piccoli reattori modulari quest’area si ridurrebbe a un quarto”. Questa flessibilità permetterebbe di installare tre o quattro moduli in una singola stazione, ottimizzando gli spazi e la distribuzione sul territorio.

Un obiettivo realistico: il 20% di energia da fonte nucleare

L’integrazione del nucleare nel sistema italiano deve puntare a volumi significativi per essere efficace. Il Piano energetico nazionale traccia già una rotta possibile. Ricotti stima che per avere una quota “non ridicola” e tale che “il gioco valga la candela”, l’Italia dovrebbe mirare a una percentuale “tra il 10 e il 20%” del mix elettrico.

In termini di potenza, questo si traduce in una capacità tra gli 8 e i 16 GW, realizzabile attraverso una flotta di grandi reattori o un numero maggiore di moduli piccoli.

La spinta delle imprese e la fine delle ideologie tra i giovani

Il panorama sociale sta cambiando rapidamente, spinto da necessità economiche urgenti e da un nuovo approccio generazionale. Le aziende energivore, dai produttori di acciaio a quelli di ceramica e vetro, sono in prima linea nel chiedere stabilità. “Loro più di altri sentono il peso del costo della bolletta elettrica, ma soprattutto il rischio di una scarsa predicibilità”.

Parallelamente, si assiste a una rivoluzione culturale tra i giovani, definiti da Ricotti come “molto più interessati, molto più aperti in modo non ideologico a valutare questa opzione”.

Tecnologia europea per una vera indipendenza

La partita del nucleare è anche una sfida di autonomia tecnologica. Rispetto ad altre fonti che dipendono da catene di approvvigionamento extra-UE, l’atomo offre garanzie maggiori di sovranità. “Il nucleare aiuta a ridurre questa dipendenza strategica perché almeno il 90% è una tecnologia che possiamo gestire in Europa”.

Per l’Italia, conclude Ricotti, non si tratta solo di produrre energia, ma di riappropriarsi di una capacità industriale e strategica che i futuri professionisti, oggi studenti del Politecnico, hanno già iniziato a rivendicare con idee chiare.

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