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Separazione delle carriere: in quale compagnia? | Il Punto della Settimana

today22 Febbraio 2026

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L’intervento straordinario – la prima volta in 11 anni di mandato – del presidente Mattarella ad un plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ci è parso ampiamente condivisibile, nel ribadire che il Consiglio stesso è un’istituzione della Repubblica, in merito alla quale sono certamente legittime alcune critiche sul come è stato gestito nel corso degli anni, ma che comunque – proprio per la sua natura di organo di rilievo costituzionale – non deve neanche lontanamente essere sfiorato dallo scontro politico oggi in atto sul referendum.
Altra cosa è, invece, l’Associazione Nazionale Magistrati che, infatti, al momento pare agire come una vera e propria forza politica, strenuamente impegnata sul fronte del NO alla riforma Nordio: anche a costo di portare lo scontro con i sostenitori del SI su un terreno che, francamente, ci sembra piuttosto lontano dalle ragioni tecniche e culturali che, inizialmente, si sperava potessero caratterizzare la disputa referendaria.
Ricordiamo che alla base della riforma di cui si dovrebbe discutere serenamente, sono presenti ragioni storiche ben precise, che riguardano le conseguenze della trasformazione del nostro sistema processuale da inquisitorio a sistema misto a tendenza accusatoria: trasformazione impostata, fin dal 1989, da un signore che, oltre ad avere organizzato la fuga di Sandro Pertini e di Giuseppe Saragat dal carcere di Regina Coeli, ebbe poi anche modo di prendere dimestichezza con gli attrezzi con i quali il colonnello Herbert Kappler era solito divertirsi nella funesta palazzina di via Tasso. E stiamo parlando del professor Giuliano Vassalli, prestigioso militante socialista e, quindi, sicuramente ben distante da ogni ombra di collusione con oscuri disegni di natura anti democratica. Del resto, il principio della separazione delle carriere era stato introdotto ed approvato anche dalla Commissione Bilaterale (poi naufragata) di riforme istituzionali creata nel 1996 e presieduta da quel “bieco reazionario” di Massimo D’Alema… Pertanto, se alcune forze conservatrici, in seno alla politica ed alla magistratura, non avessero sempre e sistematicamente remato contro, oggi la riforma su cui saremo, a breve, chiamati a pronunciarci, sarebbe già stata realizzata da molto tempo ed avrebbe comportato – come logica conseguenza del passaggio al rito accusatorio – anche la pressoché inevitabile costituzione di due CSM ben distinti.

Vorremmo, dunque, davvero tanto che il monito del Presidente della Repubblica venisse fatto proprio da tutte le parti in causa, riportandole così al confronto sul merito: in modo tale che gli Italiani potessero finalmente decidere liberamente se, sul tema della giustizia, preferiscano seguire, la strada indicata da tutte le altre maggiori democrazie europee, oppure se, al contrario, si sentano maggiormente a loro agio standosene in allegra compagnia con Turchia, Egitto, Russia, Cina, Iraq, Pakistan o Venezuela.

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