Economia

Gigafactory Ai “ripresa per i capelli” da Poste-Tim, tra le ipotesi un data center a Milano

today7 Ottobre 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Dietro alla candidatura italiana per una delle maxi Gigafactory Ai europee c’è anche Poste Italiane, grazie a cui secondo Matteo Del Fante il progetto è stato salvaguardato. Lo ha detto in un evento alla Camera lo stesso ad: “Siamo dietro al progetto e lo abbiamo ripreso per i capelli tre mesi fa”. Le tempistiche corrispondono più o meno a quando Tim, ora acquisita da Poste, è entrata nella squadra italiana della Gigafactory affiancando Eni e Leonardo, come riportato al tempo da Adnkronos. L’ingresso di Tim nel nucleo centrale delle imprese partecipanti permetteva di sciogliere uno dei nodi principali, quello riguardante il soggetto operatore della gigafactory.

Mentre l’Unione europea ha spostato al 3 dicembre il termine per la presentazione delle candidature, la scorsa settimana una riunione a Palazzo Chigi ha cercato di fare il punto sul lato ‘equity’ del progetto e sulle imprese che faranno parte della newco dedicata alla Gigafactory. Tra i ceo partecipanti c’era anche Pietro Labriola, ad di Tim, come Adnkronos è in grado di riportare. Il Corriere della Sera, che ha dato notizia della riunione, ha parlato della partecipazione di Eni, Leonardo e Fibercop, da tempo impegnate nel confronto sulla gigafactory, ma anche di Snam, Enel, Saipem, Terna, Cdp e di un possibile ingresso di Fincantieri nella newco. Il piano del Mef e di Palazzo Chigi (seguono il dossier il sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministro Giancarlo Giorgetti, ndr.) sarebbe proprio quello di allargare l’alleanza. La prossima riunione dedicata alla gigafactory non sarebbe ancora stata fissata. I due poli ‘culturali’ dell’iniziativa nell’ultimo anno sono stati il Cineca di Bologna e l’Ai4i di Torino, mentre un altro soggetto che ha sempre partecipato è Fastweb: contattata da Adnkronos, l’azienda dice che “abbiamo partecipato attivamente all’impostazione del progetto fin dall’inizio e confermiamo la nostra disponibilità a essere parte del progetto, sia in termini di know-how che di investimento”.

Ma oltre al legame con Tim il ruolo di Poste potrebbe essere legato all’infrastruttura stessa della gigafactory. Secondo quanto si apprende, ci sono diverse ipotesi sul tavolo, tra quest un data center nell’area delle ex acciaierie Falck di Sesto San Giovanni. Un progetto che coinvolgerebbe l’sgr immobiliare Coima, Intesa Sanpaolo e, appunto, Poste. Proprio alla presentazione dei conti di Poste (non molto successiva all’ingresso di Tim nell’alleanza) Del Fante aveva riferito agli analisti di essere al lavoro su un progetto nel settore dei data center in Lombardia, con una prima tranche da 70 MW e l’obiettivo della creazione di un hub in cui far girare sia modelli di training sia modelli di inferenza su larga scala. Il progetto al tempo era già stato proposto a Tim, come riferito da Adnkronos. Nella stessa call Del Fante aveva detto che nel settore data center una componente significativa dei capex viene assorbita dai fondi di capitale privato che puntano sulla componente immobiliare degli investimenti sui data center.

Tra le ipotesi c’è quella di usare la struttura satellite per la data recovery e la ridondanza della gigafactory, la cui struttura principale, nelle discussioni degli scorsi mesi, è sempre stata individuata in un mega data center Eni vicino Pavia. Tra le altre città che spesso sono state citate relativamente al progetto ci sono Genova e Grottaglie, in Puglia, che a quanto risulta però difficilmente avranno strutture rilevanti. A inizio settembre Lorenzo Mariani, ceo di Leonardo, aveva dichiarato all’Adnkronos che “ci sono aziende che fanno per missione la gestione di gigafactory e altre aziende che fanno invece più da utilizzatori dei prodotti della gigafactory per arricchire i propri prodotti: noi siamo tra queste seconde”. A Bologna invece, sede del Cineca, c’è già la macchina Innovate dedicata alle imprese del bando EuroHpc industry grade, che potrebbe essere usata all’occorrenza.

Per quanto riguarda la struttura principale, Eni ha stretto un accordo un anno fa con gli emiratini di Khazna per un AI Data center campus a Ferrera Erbognone. Nel funding&tenders portal della Commissione europea si legge che, nonostante il bando per le gigafactory sia aperto a candidature multi-struttura e multi Paese, per le 3 gigafactory più grandi (tra cui quella a cui si candida l’Italia) il requisito minimo è che nella fase 1 del progetto nel sito principale vengano installati 40,000 chip Ai (il riferimento sono i chip H100 di Nvidia). A ognuno dei tre maxi-progetti andrà un finanziamento Ue fino a 200 milioni di euro nella prima fase e fino a 800 milioni di euro aggiuntivi per progetto nella seconda fase. In tutto l’iniziativa della Ue finanzierà sette gigafactory con 30 miliardi di euro, di cui due terzi dai privati.

Un’altra delle decisioni da prendere riguarda la partecipazione della Grecia: l’ipotesi è che una struttura venga costruita anche lì (come riporta anche il Corriere che parla del 25% di potenza di calcolo in Grecia), una possibilità prevista ampiamente dal bando delle gigafactory a patto che venga garantita una connessione sufficiente attraverso cavi di fibra ottica tra i siti di Paesi diversi. Negli scorsi mesi in un evento al Mimit si è parlato proprio di gigafactory, alla presenza del ministro delle Imprese Adolfo Urso e del collega greco Dimitris Papastergiou. Tra gli altri punti di discussione c’erano anche la necessità di proteggere i cavi sottomarini e di creare un “ponte digitale”.

Scritto da: Giornale Radio

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