IL PUNTO DELLA SETTIMANA

Una lettera tradiva

today11 Ottobre 2026

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Scritto da Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio

L’invasione commerciale cinese sui mercati europei ha assunto, soprattutto negli ultimi tempi, dimensioni davvero preoccupanti: basti pensare che, per la fine del 2026, l’Unione Europea sopporterà, nei confronti di Pechino, uno sbilancio pari a 370 miliardi di euro. E non si tratta più – come spesso avveniva in passato – di produzioni prevalentemente di mediocre livello qualitativo, ma si parla ormai, invece, di beni di alto valore tecnologico e, per di più, a prezzi estremamente competitivi: spesso persino inferiori del 50% rispetto a quelli dei beni equivalenti prodotti nel Vecchio Continente.
Di questo passo, l’Europa si avvia a divenire, più che altro, un enorme mercato (il più aperto e il più grande del mondo), ideale nell’offrire alla Cina opportunità sempre maggiori per scaricare tutte le sue sovra produzioni e per consentirle, in tal modo, di alimentare anche tutta una serie crescente di nostre dipendenze strategiche: soprattutto sulle tecnologie green (come i pannelli solari, le pale eoliche, le batterie o le auto elettriche), in merito alle quali l’Europa ha ormai smesso, quasi del tutto, di avere qualche voce in capitolo. Senza, tra l’altro, accennare almeno ad un minimo cenno di reazione.
Solo la settimana scorsa, qualcosa ha finalmente cominciato a muoversi, con la lettera che il francese Macron ed il tedesco Merz hanno inviato alla Von der Leyen: una missiva nella quale, pur evitando di citare apertamente la Cina, hanno sostenuto che l’Europa debba, comunque, chiudere totalmente l’accesso a quei Paesi che – con sovvenzioni varie ed aiuti di stato – fanno concorrenza sleale, distruggendo il mercato europeo.

Naturalmente, si spera che, avanzando questa richiesta, i due leader di Francia e Germania, siano ben consci di andarsi a giocare una partita tutt’altro che facile da vincere: intanto perché il governo di Pechino – come si è visto anche sulla questione dei dazi di Trump – non è mai un negoziatore particolarmente malleabile (ed è, anzi, sempre pronto alle ritorsioni commerciali) e poi perché, già oggi, molti dei beni che pure vengono ancora prodotti in Europa, difficilmente potrebbero fare completamente a meno della componentistica cinese, cui attingono ormai da alcuni anni.

Occorre, dunque, individuare dettagliatamente quali siano le nostre attuali e più gravi dipendenze dall’economia cinese per cercare, se si è ancora in tempo, di recuperare almeno una parte del terreno perduto: il tutto però, andrà fatto nella consapevolezza che – specialmente per quanto concerne le protezioni doganali – in assenza di una posizione negoziale rigida e determinata (e, a dire il vero, anche piuttosto insolita per l’Unione Europea), in poco tempo dovremo dire addio a tante gloriose tradizioni industriali e manifatturiere.
Dopo di che, una volta fatta piazza pulita delle nostre vecchie fabbriche, anche i prezzi dei Cinesi saliranno in alto, senza fare troppi complimenti…

Immagine rielaborata con AI

11 Ottobre 2026

Scritto da: Giornale Radio

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