IL CORSIVO

Le piazze, gli scontri, la politica del manganello e della violenza

today20 Ottobre 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

C’è gran disordine sotto il cielo, ma la situazione non è eccellente quando mancano le risposte della politica, divisa tra chi implora il pugno duro e il manganello, chi giustifica atti di mero vandalismo e delinquenza, e chi se ne approfitta a scopi elettorali. Ciò che è accaduto in varie città italiane nel week end ha il sapore amaro di un deja vu della Storia, qualcosa di rimosso nel tempo, rimasto dimenticato, ma poiché non compreso e risolto torna come un passato che non passa mai.

E’ accaduto che a Roma la Cgil ha portato in piazza 200 mila persone contro il carovita e un imponente servizio d’ordine del sindacato ha impedito che frange minoritarie potessero prendersi la scena, ingaggiando scontri con le forze dell’ordine e devastazioni delle città. A Milano, e in forme più lievi ma comunque gravi, come a Bologna, Torino, Bergamo e Brescia, questo cordone di protezione messo in campo a Roma non era stato previsto dai collettivi studenteschi che protestavano contro le insufficienze del Governo in materia scolastica. Per i black bloc e per gruppi organizzati di minorenni delle periferie, è stato un gioco facile diventare i protagonisti di una delle pagine più brutte della storia delle proteste italiane.

La traballante gestione della piazza milanese

La gestione della piazza è un’arte. Un tempo, quando alcuni cortei erano enormemente più pericolosi perché armati, vi erano figure di riferimento tra gli organizzatori più moderati che funzionavano da cuscinetto con le forze dell’ordine, gestivano i percorsi, tentavano di prevenire incidenti. Oggi questi personaggi non ci sono più perché i movimenti hanno per molto tempo abbandonato la protesta. La gestione della piazza di Milano e’ stata disastrosa, non per assenza di agenti, come dice il sindaco Sala, ma per la loro impreparazione.

Ci sono due modi per operare da parte delle forze dell’ordine: aprendo canali di dialogo con gli organizzatori provando a prevenire gli scontri, oppure lasciarli andare avanti intervenendo successivamente quando ormai tutto era terminato. Gli scontri erano ampiamente previsti, come erano prevedibili le incursioni dei black bloc, e altrettanto già viste le presenze di di ragazzini arrabbiati delle periferie urbane senza alcuna cultura politica né parole d’ordine se non la distruzione fine a sé stessa. Oggi ci dovrebbe essere una forte assunzione di responsabilità della società civile e politica. Nessuno si può più tirare indietro. .

Scritto da: Daniele Biacchessi


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