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L'opinione
today6 Dicembre 2023
A cura di Ferruccio Bovio
Mario Roggero, il gioielliere di La Morra in provincia di Cuneo, è stato, dunque, condannato a 17 anni di reclusione per l’assassinio di due dei tre rapinatori che, il 28 aprile 202, avevano fatto irruzione nel suo negozio armati di un coltello e di una pistola finta. In base a quanto riferito dallo stesso Roggero, i ladri lo avrebbero minacciato di morte, colpito la moglie con un pugno ed immobilizzato la figlia, facendosi consegnare numerosi gioielli. Subito dopo però, mentre i tre malviventi in fuga avevano quasi raggiunto la loro auto, il gioielliere aveva aperto il fuoco con un revolver (illegalmente in suo possesso), lasciando due cadaveri a terra. E’ abbastanza chiaro, quindi, che siamo in presenza di un caso nel quale – anche arrampicandosi sugli specchi – risulta piuttosto difficile parlare di legittima difesa. Manca, infatti, del tutto quel rapporto di proporzionalità tra offesa e reazione che, nel diritto penale di tutto il mondo civile, segna il confine tra ciò che è consentito per tutelare un proprio diritto e ciò che non lo è. Per la verità, nel nostro Paese, quattro anni fa, questo principio è stato attenuato, modificando l’art.52 del Codice e riconoscendo che la proporzionalità tra offesa e difesa sussiste sempre nell’ipotesi in cui l’aggressore abbia violato il domicilio e l’aggredito abbia usato un’arma legittimamente detenuta (o altro mezzo idoneo) per difendere la propria o altrui incolumità o i beni propri o altrui, se vi è pericolo di aggressione. Tuttavia, nella fattispecie in questione, il Collegio giudicante ha evidentemente ritenuto che non si fosse in presenza di condizioni tali da poter attribuire al Roggero la legittima difesa. La pena stabilita dalla sentenza è, infatti, addirittura più alta di quella che era stata richiesta dal PM (14 anni) e, forse, i giudici non hanno tenuto adeguatamente conto del fatto che il condannato come attenuante – se non a livello giuridico, almeno a livello umano – poteva addurre il precedente del 2015. Precedente che lo aveva già visto vittima di una rapina, durante la quale due rapinatori, dopo averli legati, picchiarono selvaggiamente sia lui che la figlia rompendo ad entrambi il setto nasale.
Appena preso atto della sentenza, il Roggero ha commentato “È una follia. Viva la delinquenza, viva la criminalità. Bel segnale per l’Italia”.
Comunque, fermo restando che, in questa tragica vicenda, di “legittima difesa” non si potrebbe seriamente parlare, se voi foste stati tra i giudici popolari della Corte d’Assise di Asti, avreste comminato una pena detentiva meno severa?
6 Dicembre 2023
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Scritto da: Giornale Radio
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