Il Corsivo

Groenlandia

today31 Marzo 2025

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A cura di Ferruccio Bovio

Il presidente Trump parla apertamente della necessità, da parte degli Stati Uniti, di prendere il controllo, in una maniera o nell’altra, della Groenlandia, giudicandola una necessità imprescindibile per “la sicurezza nazionale e internazionale”. Tuttavia, non si può certo dire che l’idea avanzata dal Tycoon abbia destato particolari entusiasmi tra i neanche 60mila abitanti della gigantesca isola artica, i quali, in un recentissimo sondaggio, si sono espressi – nella inequivocabile percentuale del 85% – contro ogni prospettiva di sottomissione ai desiderata della Casa Bianca. Anche se, a grande maggioranza, hanno, comunque, preso posizione a favore dell’indipendenza dalla Danimarca: Paese del quale fanno politicamente parte, sia pure a condizioni di grande autonomia amministrativa. Un’aspettativa, questa, che alla lunga potrebbe anche giocare a vantaggio delle mire di Trump, il quale – sebbene sia giunto persino a parlare di un’invasione militare – qualora invece se ne presentasse l’opportunità, preferirebbe senz’altro – o almeno lo vogliamo sperare – ottenere il controllo del territorio artico, attraverso una spontanea associazione della Groenlandia agli Stati Uniti. Magari in una forma che riproducesse, sostanzialmente, i medesimi meccanismi di partnership che uniscono oggi l’Isola nordica al regno di Danimarca.

Perché una landa remota come la Groenlandia sia divenuta – per la verità non da oggi – una preda particolarmente attrattiva non solo per gli USA, ma anche per gli altri grandi della Terra, si spiega facilmente, osservando il fatto che, nel suo sottosuolo, sono presenti quantità impressionanti di tutti gli elementi che serviranno per dominare il Pianeta nel futuro: terre rare e minerali per l’industria, petrolio, gas, siti ideali per basi militari, unitamente alle nuove rotte commerciali che, in prospettiva, si apriranno, a causa dello scioglimento dei ghiacci in una regione che si sta scaldando quattro volte più velocemente rispetto al resto del mondo. Stiamo, pertanto, parlando della vera e propria “corsa all’oro” del nostro tempo, poiché in gioco non c’è soltanto l’economia, ma anche l’egemonia tecnologica e militare. Spiace che, purtroppo, in tale scenario, a brillare per la sua afonia (o quasi) sia proprio la voce di un’Europa che, al massimo, riesce a farsi sentire soltanto quando rientra nel coro della NATO.

E a questo proposito, forse non tutti sanno che, nei mesi scorsi, la Brigata Alpina Taurinense – proprio nell’ambito di un’esercitazione dell’Alleanza Atlantica – ha testato le sua capacità operative in contesti di guerra tra i ghiacci, in una località norvegese che si trova a circa duecento chilometri dai confini russi e nella quale le temperature percepite sono comprese tra i meno 30 ed i meno 40 gradi. Per gli Alpini, si è trattato di un’esperienza mirata ad incrementare le proprie capacità di vivere, muoversi e combattere in un ambiente artico, nelle cosiddette condizioni di “cold weather operations”: ossia nelle operazioni a climi rigidi che comportano situazioni di estremo stress psicofisico. Di conseguenza, alla luce di certe informazioni che ci arrivano in merito alle nostre manovre militari, faremmo forse bene ad abituarci anche all’idea che, per il nostro Paese, la Groenlandia non sarà mai più un pianeta così lontano.

Credits Foto: IPA Agency

31 Marzo 2025

Scritto da: Redazione


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