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Il Corsivo
today18 Febbraio 2023
A cura di Daniele Biacchessi
In politica, così come nella vita, quando si compie un errore è meglio ammetterlo subito, in modo pubblico, prima che la pezza diventi più grande del buco. Così il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, formalmente indagato con il reato di diffusione di segreti d’ufficio, ha detto ai pubblici ministeri della Procura di Roma che non c’è stata alcuna rivelazione di notizie coperte dal segreto istruttorio sul caso della detenzione dell’anarchico Alfredo Cospito e i documenti non erano secretati. La Procura non crede a questa versione, altrimenti non lo avrebbe iscritto nel registro degli indagati. L’atto consiste in una relazione del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria che contiene intercettazioni in cui Cospito parla con alcuni boss mafiosi nel carcere di Sassari sulle condizioni di detenzione del 41 bis. Tutti i documenti del Dap trasmessi al ministero di Grazia e Giustizia sono riservati e non diffondibili. Eppure Delmastro li ha ricevuti, li ha letti, passati all’amico e compagno di partito Giovanni Donzelli che poi li ha resi pubblici nell’aula di Montecitorio. Il ministro Guardasigilli Carlo Nordio ha difeso Delmastro e Donzelli. Il tema centrale è quello della credibilità e autorevolezza con cui si presenta Andrea Delmastro, il cui comportamento è di una gravità politica e istituzionale perfino sconcertante. Le opposizioni continuano a chiedere le sue dimissioni. Al di là dell’utilizzo politico, nel caso si aprisse un processo, da parte di delmastro sarebbe doveroso mettersi da parte per difendersi dalle accuse, senza coinvolgere le scelte sulla Giustizia del Governo di Giorgia Meloni e acutizzare ogni forma di scontro con i magistrati.
Scritto da: Giornale Radio
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