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Guerra Iran e petrolio alle stelle, Tagliapietra: “Se Hormuz non riapre choc garantito”

today12 Marzo 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

La minaccia dell’Iran di portare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile non è affatto campata per aria, perché, con una chiusura “prolungata” dello Stretto di Hormuz, “ci si arriva tranquillamente a quel livello”. Che poi sia “150” o “200” dollari al barile, “poco cambia”, perché con un prezzo del greggio superiore ai 100 dollari, lo “choc macroeconomico” c’è comunque. Lo dice all’Adnkronos Simone Tagliapietra, senior fellow del think tank Bruegel di Bruxelles e professore di Politiche Europee per l’Energia e il Clima alla School of Transnational Governance dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze e alla School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University di Bologna.

La proposta dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di rilasciare riserve strategiche di petrolio, per una quantità che non ha precedenti e “doppia” rispetto a quella utilizzata dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, osserva Tagliapietra, non ha “placato” i mercati, come si è visto dalla reazione dei prezzi del greggio, che hanno continuato a salire, perché si attendono dettagli su come e da chi verranno rilasciate.

Per Tagliapietra, fare previsioni sull’andamento del prezzo del petrolio in uno scenario “mai visto” come la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz è “impossibile”, perché ci troviamo “in uno scenario totalmente inesplorato. Sappiamo che nel passato il petrolio è arrivato, nei picchi dei momenti di crisi, a toccare quasi i 150 dollari al barile. In una situazione come questa, in cui la guerra è prolungata e la chiusura dello stretto di Hormuz di fatto è prolungata nel tempo, ci si arriva tranquillamente, a quel livello”.

Banche centrali e inflazione, gli effetti a catena

Che poi il prezzo del greggio, ragiona Tagliapietra, “sia 150 o 200 dollari al barile, oserei dire che poco cambia”, nel senso che “oltre i 100 dollari al barile lo shock macroeconomico è già in corso”. Già ai livelli attuali, comunque, “stiamo parlando di uno shock macroeconomico che potrebbe portare le banche centrali a rivedere le aspettative sull’inflazione”.

Di conseguenza, i governi rivedrebbero “le loro aspettative sulla crescita economica” e ne seguirebbe “tutta una serie di effetti domino”. Nel caso di una guerra “prolungata” in Iran, Tagliapietra ritiene che “uno scenario di questo tipo sia quantomeno assicurato, considerando che una crisi a Hormuz così non si è mai vista“.

Anche il presidente degli Usa Donald Trump dovrà trovare un modo per uscirne, perché, se il prezzo al gallone sale, alle elezioni di metà mandato rischia: “Questo – osserva Tagliapietra – dà la misura del completo ‘miscalcolo’ che è stato fatto da parte dell’Amministrazione. Probabilmente si aspettavano che il regime cadesse” in breve tempo. Ma “non sta” succedendo. La strategia, “se possiamo chiamarla così, degli americani, di avere un blitz per ottenere il regime change, evidentemente non ha funzionato. Evidentemente il regime è molto più resiliente di quello che gli americani potessero pensare”.

L’errore degli Stati Uniti

L’Iran, ricorda Tagliapietra, è “un Paese alquanto sofisticato”. La sua “strategia militare” è quella di “creare caos nella regione”, ben sapendo che “quello è il vero asset: creare volatilità sui mercati energetici. Per loro è la ‘testata nucleare’ economica, che possono utilizzare per un’estrema difesa da quella che loro vivono come un’aggressione americana”. Secondo l’esperto, “alla base di tutto c’è un errore di calcolo enorme degli Stati Uniti“.

Sulla durata del conflitto, Tagliapietra non si avventura in previsioni: “Credo che neanche le parti in causa abbiano visibilità”, dice. “Quello che si può dire è che, ogni settimana che passa, la situazione energetica si aggrava in modo molto significativo, non solo sul breve, ma anche sul lungo periodo”.

Perché poi, ragiona, “c’è tutto l’arretrato, ci sono progetti fermi: diventa una spirale”, per la quale dopo “ci vorranno mesi per ritornare a una normalità”. E, continua, “chi lo sa come sarà questa regione?”, chi lo sa “quale sarà l’outlook della stabilità della regione, nel futuro?”. L’attacco all’Iran “ha messo in discussione un modello di stabilità”, sul quale i Paesi del Golfo “avevano creato la loro ricchezza. Per loro – prevede infine – sarà un problema di lungo periodo”.

(di Tommaso Gallavotti)

Scritto da: Giornale Radio

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