Il punto della settimana

Si sa come inizia e non come finisce

today15 Marzo 2026

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Scritto da Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio

L’idea che le guerre si sa come inizino, ma non come finiscano, mostra più che mai la sua perenne attualità proprio nel caso dell’attacco isaraelo – americano del 28 febbraio all’Iran.
Certamente, gli intensi bombardamenti alle strutture militari, l’affondamento pressoché totale della flotta navale, l’uccisione di numerosi alti esponenti del regime – su tutte quella di Ali Khamenei – hanno confermato la formidabile efficacia distruttiva dei due eserciti più tecnologici e avanzati del Pianeta.
Musica celestiale, dunque, per le orecchie di quanti attendono, da ormai 47 anni, che uno dei regimi più odiosi della storia si decida, finalmente, a farsi da parte. Tuttavia, ci pare che, al di là degli indubbi successi ottenuti sul campo di battaglia e di alcune trionfalistiche dichiarazioni della Casa Bianca, resti, comunque, ancora irrisolto un problema fondamentale che investe tutta questa vicenda bellica: e cioè, quello di capire quale fosse realmente, fin dall’inizio, l’obbiettivo politico e strategico che aveva indotto Donald e Bibi ad agire.
Come ogni volta che a condurre i giochi è Trump, il compito di chi cerca di trovare risposte esaurienti è tutt’altro che facile: il Tycoon, come suo solito, ha, infatti, continuato a variare l’esposizione delle sue finalità con dichiarazioni contraddittorie ed improvvisate da un giorno all’altro…mentre da Netanyahu – che forse ha le idee un po’ meno confuse del suo sodale – più di qualche accenno all’imminente liberazione del popolo persiano non è arrivato.

Probabilmente Trump pensava che la repubblica islamica, ridotta allo stremo dai tremendi colpi subiti, accettasse rapidamente di scendere a più miti consigli e finisse, in sostanza, per stabilire, con gli Stati Uniti, una sorta di collaborazione simil venezuelana. Ma la sua era soltanto una pia illusione, incapace di tenere conto delle profonde differenze ideologiche e strutturali che sussistono tra un regime laico e fondato essenzialmente sulla corruzione come quello di Maduro e quello degli ayatollah che si alimenta, invece, di un sacro furore teocratico e (a suo modo, si intende) missionario. Pertanto, ci stupiremmo davvero se, prima o poi, gli eredi di Khomeyni e di Khamenei si riducessero a negoziare seriamente con il “Grande Satana” americano, mettendo così, di fatto, in discussione la loro stessa ragione di essere.
E qui, entra in causa l’incapacità dell’attuale amministrazione americana nel mettere a fuoco le specificità culturali dei suoi interlocutori, catalogandoli tutti come soggetti indifferenziati, suscettibili di cedere alle stesse pressioni ed orientati a ragionare esclusivamente in termini di vantaggi economici: quasi fossero tutti fatti della stessa materia di cui sono fatti gli interlocutori newyorkesi con i quali Witkoff e Kushner sono abituati a parlare di affari immobiliari…
Al contrario, per i dirigenti iraniani, ciò che conta sopra ogni altro tipo di considerazione è, invece, la “missione”rivoluzionaria che essi si sono dati da ormai quasi mezzo secolo. L’utile economico – per quanto non del tutto disprezzabile, visti i patrimoni accumulati all’estero da certe “guide supreme” – è, pertanto, un aspetto sostanzialmente secondario, rispetto al complesso di valori assoluti di cui si compone la rivoluzione palingenetica sciita. Stiamo, pertanto, parlando di una prospettiva dogmatica e religiosa completamente avulsa rispetto alla percezione geopolitica che caratterizza l’Amministrazione Trump, così incline, invece, ad inquadrare la politica estera in categorie prevalentemente ispirate al pragmatismo, alle “carte da giocare” ed al tornaconto finanziario.
Il mondo si prepari, quindi, a coesistere ancora a lungo con un regime fondamentalista sciita che, sebbene ridotto ai minimi termini, ci sembra, comunque, destinato a sopravvivere: magari fortemente ridimensionato nella sua pericolosità, ma certamente non meno spietato e fanaticamente determinato nel perseguimento dei suoi fini.

15 Marzo 2026

Scritto da: Giornale Radio

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