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Iran, gli Houthi tra strategia e attesa: pronti a colpire ma non ancora in guerra

today20 Marzo 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Mentre il Medio Oriente sembra scivolare verso una guerra sempre più ampia, c’è un attore che sfugge alle previsioni: gli Houthi yemeniti. Considerati uno dei pilastri più aggressivi del cosiddetto ‘Asse della Resistenza’ filo-iraniano, capaci di paralizzare il traffico navale nel Mar Rosso, durante la guerra a Gaza, oggi – evidenziano diversi osservatori – stanno mantenendo sorprendentemente una posizione di relativa cautela, senza ancora entrare a pieno titolo nel conflitto al fianco di Teheran. Una scelta che, più che debolezza, rivela una strategia in uno scenario complesso e in continua evoluzione.

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Le ragioni della cautela degli Houthi

A spiegare questa apparente contraddizione è l’analista yemenita Farea al-Muslimi, research fellow presso il Programma Medio Oriente e Nord Africa di Chatham House, che all’Adnkronos sottolinea come le ragioni della prudenza siano molteplici, evidenziando come per gli Houthi entrare in guerra oggi non sia né conveniente né coerente con la loro logica politica e interna.

Secondo al-Muslimi, il movimento agisce sempre sulla base di una narrativa interna – cioè una giustificazione politica capace di mobilitare il consenso nello Yemen – e di interessi concreti legati alla propria sopravvivenza e al consolidamento del potere. In questo momento, però, nessuno di questi due elementi spinge verso un intervento: una guerra per difendere l’Iran sarebbe difficile da ‘vendere’ all’opinione pubblica yemenita e, allo stesso tempo, metterebbe a rischio equilibri delicati, come i negoziati con l’Arabia Saudita e la tregua in corso.

Ci sono un milione di ragioni per cui gli Houthi non entrano in guerra“, afferma, indicando innanzitutto la natura stessa del conflitto: “Questa non è la loro guerra, è la guerra dei persiani. Nella loro visione, gli Houthi devono sempre avere una motivazione interna e una narrativa domestica per qualsiasi guerra che combattono. La Palestina è stata un’eccezione perché è una causa popolare anche tra i loro avversari in Yemen, oltre che tra i loro alleati. Loro non sono Hezbollah, non sono le milizie Hashd al-Shaabi irachene: sono diversi, non rispondono teologicamente al sistema iraniano”.

A questo si aggiunge un calcolo pragmatico. “Hanno molto da perdere in questo momento”, osserva, ricordando che “hanno un percorso negoziale promesso con l’Arabia Saudita che potrebbe portare incentivi economici” e che potrebbe venire “compromesso” se decidessero di esporsi. Un altro fattore è militare. “Sono ancora indeboliti dai recenti attacchi statunitensi e israeliani”, ma naturalmente se israeliani o americani li attaccassero “dovrebbero rispondere. Fino a quel momento, non vedo in alcun modo possibile un loro ingresso diretto nel conflitto”.

Come può essere riletta la loro linea

Anche Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata senior presso Ispi e docente a contratto all’Aseri, Università Cattolica di Milano, interpreta con l’Adnkronos la posizione degli Houthi in chiave strategica. “La linea degli Houthi può essere letta in due modi. Da un lato, questa scelta può essere frutto di un coordinamento con l’Iran per proteggere, in questa fase, il movimento yemenita dagli attacchi americani e israeliani. In questo senso, gli Houthi potrebbero entrare nel conflitto in un secondo tempo, con due obiettivi: allargare il fronte della guerra, costringendo Stati Uniti e Israele a disperdere forze ed energie anche nel Mar Rosso, e aumentare i costi globali della guerra se tornassero ad attaccare la navigazione commerciale nello stretto di Bab al-Mandab – spiega -. Dall’altro lato, potrebbero aver valutato che unirsi al conflitto adesso non porterebbe loro vantaggi strategici, a differenza del 2023”.

Ardemagni, tuttavia, non esclude, che gli Houthi possano riprendere gli attacchi nel Mar Rosso, come avrebbe minacciato anche il membro dell’ufficio politico del movimento, Mohammed al-Bukhaiti. “E’ uno scenario possibile. E’ vero che i ripetuti bombardamenti di Stati Uniti e Israele contro i territori yemeniti controllati dagli Houthi hanno indebolito le capacità militari del gruppo, ma non lo hanno reso né inoffensivo né destrutturato”, evidenzia Ardemagni, rimarcando come “ora che l’Arabia Saudita sta raddoppiando l’export petrolifero dal terminal di Yanbu, se gli Houthi colpissero di nuovo le rotte marittime, ciò alzerebbe ulteriormente i costi energetici globali, accerchiando le vie commerciali del regno saudita verso l’Asia”. Inoltre, il movimento ha iniziato a diversificare le proprie alleanze oltre Teheran, costruendo rapporti con gruppi come Al Shabaab in Somalia e Al Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap), privilegiando cooperazioni logistiche, di contrabbando e addestramento, specie in tema di droni, sottolinea.

All’interno di questa cornice, le dichiarazioni del leader del movimento confermano la duplice strategia di prudenza operativa e sostegno ideologico a Teheran. Nel suo ultimo discorso per la fine del Ramadan, il leader del movimento, Abdul-Malik al-Houthi, come riporta il sito dell’emittente filo-Houthi al-Masirah, ha ribadito il sostegno a Iran e Hezbollah, denunciando i Paesi arabi che “forniscono sostegno militare, finanziario e logistico agli aggressori”. Allo stesso tempo ha assicurato che lo Yemen resta “assolutamente pronto” ad intervenire in caso di escalation con droni e missili.

Per il momento, le minacce del leader yemenita restano solo sulla carta. Gli Houthi non stanno colpendo né Israele né le rotte marittime, ma il legame con Teheran appare saldo sul piano politico e ideologico e questo potrebbe portare a un cambio repentino di scenario. Non a caso, nel suo primo messaggio da nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, ha ribadito la centralità degli Houthi all’interno del ‘Fronte della Resistenza’, ringraziando apertamente il movimento yemenita per il sostegno. Parole che confermano come, al di là delle scelte tattiche sul campo, gli Houthi restino pienamente inseriti nell’architettura regionale costruita dall’Iran.

Scritto da: Giornale Radio

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