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Nato, Trump minaccia uscita ma senza passi concreti: “Alleanza è utile a Usa”

today2 Aprile 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

La guerra con l’Iran sta, di nuovo, mettendo a rischio la tenuta della Nato. Ma nonostante le continue minacce e le esplosioni di rabbia di Donald Trump per il rifiuto degli alleati di assistere gli Stati Uniti nel conflitto avviato da Washington al fianco di Israele, e senza consultare nessun membro dell’Alleanza, finora alla sua retorica non sono seguite delle azioni concrete, fa notare oggi Politico citando diplomatici Nato, funzionari del Congresso e la Difesa Usa.

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L’amministrazione Trump non ha avviato nessuna discussione in entrambe le sedi che sarebbero coinvolte da un passo epocale come l’uscita dall’Alleanza Atlantica, Nato e il Congresso americano che, come ribadisce una legge approvata nel 2023, dovrebbe dare il suo consenso, attraverso il voto di due terzi del Senato, ad un’eventuale proposta presidenziale. E non è anche arrivato nessun annuncio a sorpresa dal discorso alla nazione della notte scorsa, durante il quale Trump non è tornato sul “disgusto” verso gli alleati Nato espresso nell’intervista al Telegraph, in cui ha affermato di star assolutamente valutando il ritiro degli Stati Uniti dall’alleanza.

“È un bluff, alleanza ancora utile a Usa”

Se dalla Difesa Usa si afferma che “non ci sono prove che siano reali” di queste minacce, un diplomatico della Nato ricorda come le esplosioni di rabbia di Trump “raramente si trasformano in una rottura strutturale con la Nato”, anche perché, aggiunge, “non bisogna dimenticare che l’alleanza è ancora utile agli interessi strategici chiave degli Usa”.

Mentre un altro diplomatico avanza l’idea che con gli attacchi e la retorica infuocata Trump stia cercando di “costringere qualche azione visibile da parte degli alleati Nato” per aiutare con lo stretto di Hormuz. Insomma, la minaccia di Trump appare “più un bluff”, concludono le fonti interpellate da Politico, un tentativo di Washington di fare pressioni sull’Europa.

Le parole di fuoco di Trump, che ha detto che la partecipazione degli Usa alla Nato sarebbe “oltre ogni riconsiderazione”, hanno comunque provocato reazioni allarmate anche al Congresso, da dove è arrivata subito la dichiarazione bipartisan dei senatori Mitch McConnell, l’ex leader repubblicano ormai spesso su posizioni anti-Trump, e Chris Coon che hanno detto a chiare lettere che gli Usa “rimarranno” nella Nato, definita l’alleanza di difesa di maggior successo “della storia”.

Il Congresso e la legge anti-Trump

Da più parti viene ricordato come la legge, approvata nel 2023 proprio in chiave anti-Trump e che aveva tra i suoi sponsor proprio l’attuale segretario di Stato Marco Rubio, allora senatore, impedirebbe al presidente qualsiasi colpo di mano senza l’ok del Congresso.

“Posso promettervi questo: il Senato non voterà mai per lasciare la Nato e abbandonare i nostri alleati solo perché Trump è arrabbiato perché non appoggiano la sua guerra irresponsabile”, ha detto il leader dei democratici al Senato, sottolineando il ruolo avuto da Rubio nel forgiare la principale arma del Congresso contro un eventuale passo del presidente.

Un colpo di mano di Trump non è però da escludere completamente, sia a livello caratteriale che legale, in particolare alla luce di un parere legale diffuso dal dipartimento di Giustizia nel 2020, ultimo anno della prima presidenza Trump, si sostiene che il presidente ha un’autorità esclusiva sui trattati. Secondo un rapporto del mese scorso del Congressional Research Service, intitolato proprio “Separazione dei poteri e ritiro dalla Nato”, un ritiro unilaterale dall’Alleanza da parte del presidente aprirebbe la strada a contese istituzionali e legali.

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