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“C’è lo zampino di Putin dietro Vannacci”: Di Donato svela i complotti che minacciano l’Italia e l’Europa

today7 Luglio 2026

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“C’è lo zampino di Putin dietro Vannacci”: Di Donato svela i complotti che minacciano l’Italia e l’Europa

L’epoca attuale merita un nuovo nome che ne descriva il senso di sottomissione e il declino dei valori democratici. Giulio Di Donato, avvocato, giornalista ed ex vicesegretario del PSI, definisce la fase storica che stiamo attraversando come un “Medioevo 2.0”, in cui l’intero scacchiere mondiale sembra prostrarsi davanti a figure autoritarie.

Abbiamo visto come il mondo intero si inchini e si umili di fronte al nuovo imperatore”, osserva Di Donato, riferendosi alla capacità di Donald Trump di imporre la propria volontà anche su questioni apparentemente marginali ma simboliche.

Questa analisi senza sconti è stata il fulcro dell’intervista rilasciata a Il Timone delle 13 con Paolo Sergio, il programma in onda su Giornale Radio, dove l’ex deputato ha tracciato i contorni di una crisi che mette in discussione l’equilibrio stesso delle istituzioni internazionali.

L’anomalia Trump tra mattane e volgarità

Nella storia moderna è difficile trovare un termine di paragone per l’irruenza e l’instabilità dell’attuale leader repubblicano.

Di Donato ricorda come unico precedente, seppur parziale, l’episodio di Krusciov che agitò la scarpa all’ONU, ma sottolinea che Trump rappresenta un “unicum” assoluto per la gravità delle sue intemperanze.

Non conosco precedenti nella storia alle mattane di Trump”, dichiara l’ospite, definendo l’atteggiamento del tycoon come qualcosa che “va al di là del bene e del male”.

Non si tratta più solo di divergenze geopolitiche, ma di una questione di “equilibrio di una persona che si trova ad essere il capo del Paese più importante del mondo” e che, con il suo operato, finisce per danneggiare gli interessi americani e globali.

La resistenza di Meloni contro il maschilismo infantile

Nonostante le distanze politiche, Di Donato riconosce alla Presidenza del Consiglio italiana una gestione lucida dei rapporti con la Casa Bianca in questa fase turbolenta.

La scelta di non scendere sul terreno dello scontro verbale viene promossa a pieni voti.

La reazione della Meloni è stata straordinariamente efficace”, afferma l’ex deputato, spiegando che evitare di rispondere a provocazioni definite “infantili, banali, volgari e maschiliste nel senso peggiore del termine” è stata la strategia corretta.

In un contesto dove i ministri Tajani e Crosetto predicano prudenza per salvaguardare i rapporti diplomatici e commerciali, il silenzio della premier diventa un’arma di dignità istituzionale contro il prepotere dell’alleato d’oltreoceano.

L’ombra del Cremlino e il caso Vannacci

Il pericolo più concreto per la stabilità italiana ed europea non arriva solo da Washington, ma trova radici profonde nelle strategie di destabilizzazione guidate da Mosca.

Di Donato solleva il velo su possibili interferenze straniere dietro i movimenti estremisti che agitano il Paese.

In Italia è probabile che dietro questi estremismi neofascisti ci sia lo zampino sia americano, con Bannon, sia soprattutto di Putin”, rivela con fermezza.

Secondo l’analisi dell’ex parlamentare, il Presidente russo starebbe cercando nuovi interlocutori dopo l’indebolimento dei suoi vecchi punti di riferimento.

Putin può giocare, oltre che su 5 Stelle e su Lega che erano i suoi riferimenti, sul nuovo riferimento che potrebbe essere Vannacci”, aggiunge, avvertendo del rischio di un disorientamento collettivo alimentato da queste spinte radicali.

La Cina attende il cadavere dell’Occidente sul fiume

Mentre l’Alleanza occidentale si logora in conflitti interni e crisi di leadership, i grandi competitor globali osservano con pazienza il deterioramento del blocco democratico.

Di Donato descrive una Cina immobile ma pronta a trarre vantaggio dal caos.

I cinesi sono lì sulla sponda del fiume in attesa che passi il cadavere dell’Alleanza occidentale e naturalmente dell’indebolimento degli Stati Uniti e dell’Europa”, ammonisce l’intervistato.

Per contrastare questa deriva, la soluzione risiede in una maggiore autonomia europea che sappia trasformarsi in un soggetto politico forte, capace di interloquire con dignità e forza culturale, politica ed economica, specialmente su dossier cruciali come il conflitto in Ucraina e i rapporti commerciali con l’Oriente.

Ha da passare la nottata fino a novembre

Il futuro della democrazia occidentale sembra ora appeso all’esito delle prossime scadenze elettorali negli Stati Uniti, che potrebbero segnare la fine o il rafforzamento dell’era Trump.

Citando la celebre frase di Eduardo De Filippo, Di Donato conclude con un mix di realismo e speranza: “Ha da passare la nottata”.

Il riferimento è alle elezioni di metà mandato e a quelle di novembre, considerate il vero spartiacque per capire se la coscienza democratica americana saprà risvegliarsi.

La nottata fino a novembre ce la possiamo fare”, chiosa il giornalista, augurandosi che l’interesse nazionale prevalga sugli schieramenti e che l’Italia riesca a tenere “la barra dritta” in attesa che il mondo si liberi di quella che definisce una pericolosa anomalia storica.

In sintesi

  • Medioevo 2.0: Giulio Di Donato definisce così l’attuale fase geopolitica, dominata da leader imprevedibili e atteggiamenti di sottomissione.
  • Rischio interferenze: secondo Di Donato, ci sarebbe il rischio di influenze di Putin e Bannon dietro figure come Vannacci e movimenti neofascisti.
  • Strategia Meloni: l’analisi loda la scelta della premier di non rispondere alle provocazioni “volgari e maschiliste” di Donald Trump.
  • Cina in attesa: il declino dell’Alleanza occidentale favorirebbe Pechino, pronta ad approfittare dell’indebolimento di USA ed Europa.

FAQ

Perché Di Donato parla di “zampino di Putin” dietro Vannacci?

Perché ritiene che il Cremlino cerchi costantemente nuovi riferimenti nell’estremismo italiano per destabilizzare l’Europa e l’alleanza atlantica.

Cosa intende Di Donato con l’espressione “Medioevo 2.0”?

Si riferisce a un’epoca in cui il mondo, secondo la sua analisi, si umilia e si inchina davanti a nuovi “imperatori” autoritari, accettando insulti e violazioni delle norme internazionali.

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