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Netanyahu respinge il piano di Trump su Gaza

today10 Agosto 2026

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Scritto da Ferruccio Bovio

Benjamin Netanyahu, aprendo l’ultima riunione di governo, ha messo in chiaro il fatto che Israele non intende accettare “in toto” il Piano in 15 punti, predisposto dagli Stati Uniti relativamente alla soluzione del conflitto a Gaza. Le forze dell’IDF non si ritireranno, infatti, dalla Striscia fino a che Hamas non sarà definitivamente disarmato. Ed a questo proposito, il premier ha poi anche chiarito che, quando Gerusalemme parla di disarmo, si riferisce non solo alle armi pesanti, ma anche a quelle leggere.
Ricordiamo che, proprio la scorsa settimana, Donald Trump aveva annunciato trionfalmente (come suo solito) la conclusione di un accordo raggiunto dal “Board of Peace” sul “disarmo completo di Hamas e di tutti i gruppi armati a Gaza”.

Già martedì scorso era però, arrivata una prima reazione a caldo da parte dello stesso Netanyahu che, in un video diffuso sui social, precisava come Israele non avesse ancora acconsentito al piano, poiché ne aveva semplicemente ricevuto una bozza, alla quale avrebbe poi risposto con delle osservazioni e non certo con un aprioristico “via libera”.
Quanto poi ad un’eventuale creazione di uno Stato palestinese, Netanyahu ha pure ribadito, per l’ennesima volta, che finché sarà lui il primo ministro, “non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania”.

Pur confermando il suo più pieno apprezzamento per il presidente Trump e per la storica partnership tra Washington e Gerusalemme, il leader dello Stato ebraico ha tuttavia rivendicato l’indiscussa capacità di Israele nel mantenere – quando necessario – posizioni autonome anche di fronte alle pressioni degli alleati.
In sostanza, il governo israeliano ha, quindi, respinto il Piano in 15 punti per Gaza, appoggiato dalla diplomazia americana.

Non si è fatta attendere la risposta di Hamas, che ha esortato la Casa Bianca a premere su Israele affinché accetti la prossima fase del piano per Gaza. Una nota dell’organizzazione fondamentalista araba esprime, infatti, la speranza “che i mediatori e il garante americano facciano pressione su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino la tabella di marcia e non ostacolino il processo per ragioni politiche ed elettorali interne”.

Il piano, elaborato dal Board of Peace, prevede che ogni fase del suo sviluppo possa partire soltanto dopo che gli impegni della fase precedente siano stati realizzati e certificati. L’obbiettivo, come è noto, è quello di accompagnare la Striscia verso la ricostruzione, sotto la guida di una nuova amministrazione palestinese che possa agire liberamente, in quanto favorita dal disarmo dei gruppi armati e dal progressivo ritiro israeliano.

Scritto da: Ferruccio Bovio


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