IL CORSIVO

Solo una lotta di potere all’interno dell’Iran e l’esito delle elezioni di midterm, determinano la fine della guerra

today1 Settembre 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

A distanza di oltre quarant’anni dalla guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein, l’Iran si trova nuovamente ad affrontare la questione se proseguire o raggiungere un accordo. Per i rivoluzionari del potere di Teheran, l’attuale guerra tra Stati Uniti e Israele, come il conflitto con l’Iraq, è stata una guerra imposta il cui esito non sarebbe stato determinato da quale delle due parti fosse più potente, ma da quale sarebbe sopravvissuta.

Dall’altra parte, un fronte più moderato intravede un’opportunità per consolidare i progressi dell’Iran nei negoziati, che hanno fatto ben pochi passi avanti. Dopo sei mesi di guerra, la situazione di stallo ha lasciato la Repubblica islamica profondamente divisa, mentre il suo arbitro supremo, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, rimane latitante.

Conquistare la pace

I rappresentanti del regime di Teheran, in competizione tra loro, sostengono pubblicamente che l’Iran è uscito vittorioso dalla guerra. Tuttavia, persiste una profonda spaccatura ideologica su come dovrebbe essere la vittoria per la Repubblica islamica. Da una parte si schierano i pragmatisti e i tecnocrati guidati dal presidente Masoud Pezeshkian, dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

Dall’altra parte si muovono i conservatori intransigenti. La loro ideologia si basa sulla sfiducia nei confronti di Washington che considerano determinata a distruggere la Repubblica islamica. Le divisioni sono così profonde che i falchi hanno accusato i funzionari di aver gestito deliberatamente male la crisi economica per fare pressione su un’opinione pubblica stremata affinché accettasse un accordo.

Trump resta senza strategia

In queste ore le armi stanno prevalendo sull’azione diplomatica. Trump non ha strategia. Prima annuncia un D Day economico contro l’Iran, poi non definisce le sanzioni, infine attacca obiettivi iraniani. Questo tira e molla andrà avanti fino alle elezioni di medio termine di novembre dove si capirà la tenuta politica del suo mandato, mentre la sua reputazione rispetto agli americani rimane ai minimi storici della storia dei presidenti americani in carica.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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