Cronaca

Buoni pasto per partita IVA e liberi professionisti: come funzionano e quanto si deduce

today23 Settembre 2026

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Di adnkronos

Scritto da Giornale Radio

23 settembre 2026 | 12.34

LETTURA: 2 minuti

in collaborazione con: coverflex

I buoni pasto sono conosciuti come benefit per i lavoratori dipendenti, ma non sono riservati a loro. Anche liberi professionisti, ditte individuali, artigiani e commercianti possono utilizzarli per le spese di pranzo e per la spesa alimentare, con un trattamento fiscale proprio, diverso da quello previsto per le aziende. Il punto meno noto è che una parte consistente delle partite IVA italiane resta esclusa dal vantaggio.

Chi può utilizzarli

Possono accedere ai buoni pasto le partite IVA in regime ordinario, comprese le ditte individuali e i professionisti senza dipendenti. Restano invece esclusi dai benefici fiscali i contribuenti in regime forfettario: chi applica il forfait determina il reddito con un coefficiente di redditività legato al codice ATECO e non deduce le spese effettive, né detrae l’IVA. Per un forfettario il buono pasto resta acquistabile, ma senza alcun vantaggio fiscale.

Quanto si deduce

Qui la differenza rispetto alle aziende è netta. Per un datore di lavoro che eroga buoni pasto ai dipendenti il costo è integralmente deducibile e l’IVA agevolata al 4% è interamente detraibile.

Per il professionista che li acquista per sé le regole seguono invece quelle delle spese di somministrazione: deducibilità al 75% del costo, entro il limite del 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta, con IVA al 10% detraibile per intero.

Il tetto del 2% è la variabile che conta. Su compensi annui di 50.000 euro il limite di spesa rilevante è di 1.000 euro, di cui deducibili 750. È un ordine di grandezza che copre agevolmente il consumo di un singolo professionista, ma che va verificato prima di impostare acquisti più consistenti.

Dove si spendono e come

Il buono pasto elettronico funziona come una carta di pagamento: si utilizza in ristoranti, bar, tavole calde, supermercati, negozi alimentari e, in molti casi, sulle piattaforme di spesa online e di consegna a domicilio.

Due regole pratiche valgono per tutti. La prima: si possono utilizzare fino a otto buoni per singola transazione, come previsto dal decreto ministeriale 122 del 2017, il che consente di coprire anche una spesa settimanale e non solo un pranzo. La seconda: non è previsto il resto in denaro, quindi conviene calibrare quanti buoni scalare sull’importo effettivo.

Cosa verificare prima di attivarli

Il criterio decisivo non è il valore nominale del buono ma la rete convenzionata: i circuiti non hanno tutti la stessa copertura, e il numero complessivo di esercenti dichiarato a livello nazionale dice poco su quanti negozi accettano quella card nella zona in cui si lavora davvero. Prima di attivare conviene verificare quattro o cinque esercizi abitualmente frequentati.

Vanno poi considerati i costi di gestione, che per una partita IVA singola pesano in proporzione più che per un’azienda: canoni della piattaforma, emissione della card, eventuali costi di ricarica. Alcuni operatori hanno reso l’attivazione interamente online anche per i profili più piccoli, con i buoni pasto acquistabili in autonomia senza passare da una trattativa commerciale.

Scritto da: Giornale Radio

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