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La legge elettorale della maggioranza alla prova della Camera

today28 Settembre 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Da oggi, l’Aula della Camera esaminerà, in terza lettura, la legge elettorale – ove modificata dal Senato. Il testo torna a Montecitorio per la conclusione della navetta e l’ok definitivo. I giorni considerati decisivi per il voto finale sul provvedimento si concentrano tra il 6 e l’8 ottobre. Il provvedimento prevede un sistema con premio di governabilità/maggioranza (soglia al 42% senza ballottaggio), modifiche alle sottoscrizioni per le liste, disposizioni sul voto fuori sede e il dibattito sulle preferenze. Dopo l’eventuale via libera definitivo della Camera, la legge dovrà essere promulgata dal Presidente della Repubblica. In caso di approvazione finale, decine di costituzionalisti hanno annunciato una pioggia di ricorsi con il tentativo di far pronunciare la Corte Costituzionale prima delle elezioni politiche del 2027.

Il premio di maggioranza scatta solo se vince ovunque

Il cuore della riforma resta il premio di governabilità: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che raggiunge il 42% dei voti validi, ma il premio scatta soltanto se la stessa coalizione risulta prima sia alla Camera sia al Senato e supera il 42% in entrambi i rami. Se anche una sola di queste condizioni manca, soglia non raggiunta o vincitori diversi tra le due Camere, si torna al proporzionale puro, senza premio per nessuno. È un correttivo pensato per evitare maggioranze parlamentari sbilanciate tra i due rami, un rischio già emerso con leggi elettorali precedenti. Il sistema prevede inoltre un tetto massimo: la coalizione premiata non può comunque superare i 220 seggi alla Camera e i 113 al Senato (esclusa la circoscrizione Estero); eventuali seggi eccedenti vengono sottratti alla quota proporzionale del vincitore.

Tornano le preferenze ma con il capolista bloccato

Tra le modifiche introdotte al Senato figura il ritorno del voto di preferenza, non previsto nel testo approvato in prima lettura dalla Camera. Il testo licenziato da Palazzo Madama consente all’elettore di esprimere fino a tre preferenze per candidati della lista votata, con esclusione del capolista, che resta eletto secondo l’ordine di lista deciso dal partito. In caso di più preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso: se vengono espresse preferenze per candidati del medesimo genere, la seconda e la terza sono annullate, secondo le modalità previste dall’articolato.

Il rischio dei franchi tiratori e i tranelli dell’opposizione

Per evitare i franchi tiratori come avvenuto qualche mese fa, tutti i deputati di FdI saranno obbligati a votare con un solo dito, senza infilare tutta la mano nella “buchetta” dove ci sono i tre pulsanti del Si, No, Astensione, in modo da evitare il più classico dei trucchi. E poi, come già accaduto a luglio, nelle tribune sopra l’emiciclo saranno spediti osservatori del gruppo, per filmare e controllare movimenti strani. L’obiettivo del partito di Giorgia Meloni è quello di creare un cuscinetto di almeno una decina di deputati delle opposizioni che possano neutralizzare, con il loro voto a favore, l’agguato di chi proverà ad affossare la legge elettorale. E poi c’è il grande buco nero della Lega, dove Salvini ha confidato di temere le defezioni degli eletti al Nord. Quanto alle donne di Forza Italia, sono l’ultimo gruppo attenzionato per le possibili defezioni. Per questo Tajani ha dovuto promettere che saranno ricandidate in posti eleggibili tutte e quattordici.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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