IL CORSIVO

Vent’anni di inettitudine

today2 Ottobre 2026

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Scritto da Ferruccio Bovio

Dopo quasi vent’anni di carcere, il caso di Alberto Stasi compromette seriamente la credibilità della giustizia italiana, ponendoci tutti dinanzi ad un paio di inevitabili domande: chi potrà mai restituirgli tutto il tempo perduto? Chi potrà mai ricomporre un’esistenza così imperdonabilmente spezzata?

Come è ormai universalmente risaputo, la Procura di Pavia, chiudendo l’inchiesta bis su Garlasco, ha reso noto un elemento che ha davvero dell’incredibile, rivelando che i carabinieri del Ris di Parma – agli ordini del generale Luciano Garofano – sapevano fin dal settembre 2007 (e cioè, prima ancora che Stasi venisse fermato) che, sui pedali della sua bicicletta, il DNA di Chiara Poggi non c’era. E così, il cinico “bocconiano dagli occhi di ghiaccio” è stato, frettolosamente, dato in pasto ad un linciaggio mediatico e forcaiolo che pretendeva una condanna immediata ed esemplare da scontare, fino all’ultimo giorno, nelle patrie galere.

Il bilancio di questa sciagurata vicenda è, dunque, quello che vede un innocente che avrebbe potuto, ragionevolmente, essere scagionato subito, ma che, invece, per ottenere giustizia, ha dovuto attendere 19 anni: un lasso di tempo, durante il quale, non ha soltanto sacrificato, senza un motivo plausibile, la sua giovinezza, ma ha dovuto persino – beffa allucinante – versare i risarcimenti per un delitto mai commesso ed in merito al quale non esisteva nemmeno uno straccio di prova.

A questo punto, considerato il comportamento del Ris, quello di Garlasco diventa un episodio che oltrepassa gli usuali confini della cronaca nera, per assumere, invece, le sembianze di un vero e proprio affare di Stato, che finisce per gettare un’ombra particolarmente oscura proprio su chi, almeno in teoria, avrebbe dovuto adoperarsi per far emergere la realtà dei fatti.

In conclusione, viene seriamente da chiedersi se, in quell’ormai lontano fine estate del 2007, a morire non sia stata solamente Chiara Poggi, ma anche la credibilità giudiziaria italiana.

Scritto da: Ferruccio Bovio


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