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Guerra ibrida, che cos’è e cosa dovrebbe succedere per far scattare un conflitto

today2 Settembre 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Quali sono i limiti della guerra ibrida? Cosa possono fare l’Europa e la Nato contro la Russia? Quanto siamo andati vicini, con il drone russo potenzialmente letale all’aeroporto di Lipsia, allo scoppio di un conflitto? La denuncia della Germania sull’episodio del 4 agosto, attribuito interamente alla Russia, apre una fase nuova delle schermaglie ibride usate dalla Russia per destabilizzare le democrazie occidentali. Una strategia non nuova, ma che sta diventando sempre più aggressiva, spiega all’Adnkronos Alessandro Marrone, esperto dell’Istituto affari internazionali.

La “guerra ibrida” combina strumenti militari e non militari; include cyberattacchi, disinformazione e guerra cognitiva, sabotaggi, uso di droni e attività marittime “ombra”. La finalità è testare difese, individuare vulnerabilità e tempi decisionali, intimidire istituzioni e opinione pubblica, erodere fiducia e coesione politica mantenendo l’opacità e la negabilità del coinvolgimento diretto del Cremlino. Coinvolgimento che stavolta la Germania ha confermato. Cosa mancherebbe allora per una risposta militare vera e propria? “Probabilmente presenza militare ostile e vittime”, riassume Marrone.

Il Trattato del 1949 della Nato definisce il caso di un attacco armato tradizionale, ma gli aggiornamenti strategici recenti includono attacchi cibernetici e spaziali come potenziali casi da Articolo 5 se con gravi conseguenze – spiega – La vulnerabilità dei satelliti, ad esempio, impatta forze armate, aviazione civile e sistemi finanziari”. Ma per attivare la difesa collettiva prevista all’articolo 5 del Trattato Nordatlantico, oltre alle condizioni di letalità che in questo caso non si sono verificate, serve anche la volontà politica dei Paesi Membri del Consiglio, che di norma si attiene a un calcolo di proporzionalità. Con delle vittime a Lipsia ci sarebbe stata una discussione formale nell’Alleanza, ma le decisioni sarebbero comunque passate da una valutazione condivisa. L’obiettivo della Russia con la guerra ibrida è proprio logorare l’Occidente rimanendo sotto la soglia del conflitto convenzionale, sapendo che la Nato non ha interesse a innescare un’escalation incontrollabile.

Marrone ricorda che gli ingressi di droni in Polonia e altrove hanno portato a convocazioni del Consiglio Nord Atlantico ai sensi dell’Articolo 4 e a rafforzamenti sul fianco Est, ma l’attribuzione è più complessa quando i droni partono da navi “ombra” o operatori interni. “Sicuramente il caso di Lipsia segna un aumento della gravità della minaccia russa e ha prodotto una risposta politica e solidarietà Ue-Nato – aggiunge – Il trend indica un aumento di frequenza e qualità degli incidenti”.

Secondo un rapporto di luglio dell’International Institute for Strategic Studies, tra agosto 2024 e febbraio 2026 sono stati accertati 144 casi di intrusioni di droni nello spazio aereo europeo. Episodi vicino ad aeroporti hanno interrotto traffico con decine di migliaia di passeggeri, probabilmente raccogliendo informazioni di intelligence e testando le reazioni occidentali.

Secondo l’istituto “l’attuale architettura europea di contrasto ai droni non è ancora all’altezza della minaccia, nonostante la Nato, l’Unione europea e i governi nazionali stiano dedicando maggiore attenzione al problema: il rilevamento è disomogeneo, le autorità legali sono frammentate, le opzioni di risposta sono spesso sproporzionate e l’attribuzione delle responsabilità rimane troppo lenta per garantire una deterrenza tempestiva”.

Marrone sottolinea che la minaccia russa passa anche dal mare, con flotte “ombra” e sabotaggi sottomarini. “Navi civili con documenti falsificati possono contrabbandare petrolio russo, possono lanciare droni verso coste del Baltico/Mare del Nord, possono creare incidenti a infrastrutture sottomarine (gasdotti, oleodotti, cavi Internet/elettrici), mantenendo l’attribuzione opaca. Le marine europee hanno già fermato e sanzionato unità sospette in zone critiche”, sottolinea. Intanto ci sono gli attacchi cibernetici h24: malware, furti di dati, DDoS e altro. “L’Italia ha registrato un aumento tra i più elevati nel G7 negli ultimi due anni”, ricorda Marrone, mentre “disinformazione e propaganda di lungo periodo inquinano il dibattito, generano percezioni infondate e teorie complottiste, oscurando le responsabilità russe”.

Intanto nella Nato si discute di “quanto, quando, dove ridurre la presenza militare americana, con compensazione europea, canadese e turca per mantenere deterrenza complessiva stabile”, dice Marrone. Sarà cruciale “superare annunci estemporanei e adottare un approccio strutturato e graduale evita segnali di ritiro disordinato; non è un ritiro totale, ma riduzione coordinata. La somma delle capacità deve restare sufficiente a dissuadere l’escalation russa”.

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